Siamo la media delle persone che frequentiamo: ce lo spiegano i neuroni specchio e il film sette anime

Ognuno di noi ha una personalità influenzata dalle personalità da cui sceglie di farsi circondare. Che sia un bene o sia un male lo capiamo con il tempo.

Siamo costituiti da piccole parti degli altri, i nostri neuroni specchio sono pronti a percepire e agire come agisce chi ci circonda. Viceversa: siamo forse anche noi parti di altre persone, come Thomas lo è nel film sette anime?

Siamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più

Uno dei più famosi autori motivazionali del ‘900, Jim Rohn, ha individuato una modalità relazionale fondamentale: “Tu sei la media delle 5 persone che frequenti di più”.
Questa massima ha radici antecedenti. Basta ricordare il motto di Johann Wolfgang von Goethe “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare”.
Importante comprendere che con il numero 5 si intendano le persone più vicine, con cui si trascorre la maggior parte di tempo della nostra vita. Quelle scelte per farci affiancare e con cui camminare. Quanto sono importanti per noi?
Molto: l’influenza sul nostro vissuto delle persone che frequentiamo di più è determinante!
Se volessimo indagare sulle motivazioni di questo condizionamento, potremmo citare la teoria dei neuroni a specchio, secondo la quale i nostri neuroni entrano in “risonanza” con le situazioni esterne e tendono ad apprenderle come modello e replicarle.

Specchiarsi nell’altro attraverso i neuroni specchio

Giacomo Rizzolatti, neuroscenziato italiano,  scoprì i neuroni specchio nel 1992
Particolarissimi neuroni che si trovano nelle aree cerebrali deputate ai movimenti si attivano quando si compie un qualsiasi gesto. Perché sono tanto speciali? La loro peculiarità è che si attivano non solo nella persona che compie quel determinato movimento ma anche in chi lo sta osservando
Osservando quello che fanno gli altri, dunque, abbiamo l’opportunità di capire le loro intenzioni, scoprire emozioni, provare empatia ma anche imparare.
I neuroni specchio si trovano nelle aree motorie, e descrivono l’azione altrui nel cervello di chi guarda in termini motori. Se vedo una persona che afferra una bottiglia, colgo subito il suo gesto perché è già neurologicamente programmata in me la maniera in cui afferrarla. Si verifica una comprensione istantanea dell’altro, senza bisogno di mettere in gioco processi cognitivi superiori. La stessa cosa capita per le emozioni.  Se osservo qualcuno disgustato, si attiva in me esattamente la stessa zona dell’insula. Questo ci consente di uscire da un concetto mentalistico e freddo, riportando tutto al corpo.
Possiamo affermare come dice Rizzolatti “Io ti capisco perché sei simile a me. Non deduco, ma sento. C’è un legame intimo, naturale e profondo tra gli esseri umani. Il processo non è logico ma intuitivo”.
Se frequentiamo persone abituate a lamentarsi probabilmente nella nostra vita attireremo situazioni spiacevoli oppure non riusciremo a godervi situazioni belle. Se al contrario frequentiamo persone solari attive è più probabile che lo saremo anche noi, attivando neuroni pronti a quel tipo di emozione positiva.

Siamo parti dell’altro

Ma quindi se ognuno di noi è la media delle persone che lo circondano, significa anche che ognuno di noi contribuisca a costituire la personalità di chi ha intorno?
Si pensi al film Sette anime di Muccino in cui il protagonista Tim Thomas ha una missione: redimere se stesso per aver provocato un incidente d’auto che ha causato la morte di 7 persone, tra cui sua moglie Sarah. Un anno dopo il terribile evento che gli ha cambiato l’esistenza, è deciso a rimediare, aiutando altre 7 persone. Lascia il lavoro e va alla ricerca di soggetti meritevoli. Il primo è suo fratello Ben, a cui dona il lobo polmonare. Poi tocca a Holly, un’assistente sociale, ricevere una parte del fegato dell’uomo. Un rene di Tim va a George un allenatore di hockey, mentre il suo midollo osseo salva il giovane Nicholas malato di leucemia, la sua casa al mare sarà donata a una donna maltrattata dal compagno. E in fine dona il proprio cuore alla donna di cui si è innamorato, durante la ricerca, Emily.
Come nel film anche nella realtà, forse in maniera più astratta, distribuiamo parti di noi: trasmettiamo il nostro modo di amare (il cuore); insegniamo il nostro ritmo di affrontare le cose, gestire le emozioni prendendo fiato e riempendo i polmoni con ciò che ci circonda (il polmone); invitiamo a sperimentare e ad apprezzare il nostro modo di mangiare (il fegato); testimoniamo il nostro modo di camminare, di correre, di ballare (il midollo osseo); educhiamo mostrando il nostro modo di purificarci mentalmente e fisicamente (il rene); mostriamo come essere casa per sé e per l’altro (la casa al mare).

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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