Crollo economico e pandemia: cosa dirà la letteratura sul 2020? Cerchiamo di capirlo leggendo Yeats

Il 2020 potrebbe diventare soggetto di un ramo della letteratura del domani. In che modo verrà raccontato?

Il 2020 è stato finora un anno molto complicato: tra la crisi sanitaria, quella economica e i cambiamenti alla quotidianità, tutto naviga nell’incertezza. Un’incertezza a cui probabilmente la letteratura mondiale darà voce. Lo farà forse con un tono simile a quello di Yeats?

 

L’influenza economica della pandemia

Agosto 2020: l’ottavo mese di un anno strano, drammatico e, per molti versi, unico. L’ombra del Coronavirus aleggia ancora nell’aria e si sente più che mai nell’economia del paese. Sono da poco usciti i dati sul secondo trimestre dell’anno: il Pil è sceso del 12,4%. Un dato che in realtà è meglio di quanto ci si aspettasse (le attese erano di una caduta del 18%), ma che rimane comunque drammatico. Si tratta infatti della peggior contrazione da più di vent’anni.

D’altronde, in una situazione come quella in cui ci troviamo, non ci si poteva attendere altrimenti. Ma l’Italia non è l’unico paese ad aver subito un tale crollo. Gli Stati Uniti registrano un -32,9%, la Francia vede una diminuzione congiunturale del 13,8%, la Spagna del 18,5%.

Dati così drammatici sono dovuti anche al fatto che il lockdown ha causato ricadute e problematiche a tutti i settori produttivi, oltre che alla domanda sia nazionale che internazionale. Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri vede però una luce in fondo al tunnel. Se le speranze dovessero venir ripagate, la riapertura dell’ultimo periodo potrebbe avere delle ripercussioni altamente positive sull’economia, con un ritorno addirittura del 15% nel terzo trimestre dell’anno.

 

Che conseguenze ci saranno in letteratura?

Probabilmente fra cinquant’anni tutta una letteratura si baserà su questo periodo. Non solo il 2020 avrà un posto d’onore nei libri di storia, ma sicuramente si ritaglierà delle pagine anche in quelli di letteratura. Già si sono viste opere figlie del lockdown, soprattutto in campo cinematografico. Cosa potrà venire fuori con le parole?

Aiutati anche da quel paragone con la guerra che così tanto ha spopolato nei giornali nazionali, per cercare di capire cosa i nostri nipoti probabilmente studieranno potrebbe essere utile dare un’occhiata a quello che è già stato scritto. Essendo una situazione nuova, ci si potrebbe rivolgere alla letteratura della prima metà del Novecento, in particolare quella riguardante la Prima Guerra Mondiale. Si pensi per esempio a uno dei più grandi poeti del secolo scorso, che ha lasciato un’impronta non solo nella sua storia nazionale, ma anche in quella mondiale (complice il premio Nobel del 1923): William Butler Yeats.

Yeats nasce a Dublino nel 1865. È significativo che nasca ancora così immerso nel 19° secolo. Questo ha influenzato non poco la sua poetica, ancora a cavallo tra delle tracce di romanticismo e delle spinte moderniste. Queste si ritrovano ad esempio nella struttura dei componimenti: se si nota con attenzione, le rime, le assonanze e tutti quegli elementi più classici sono usati in modo completamente innovativo, non per dare una forma particolare alla poesia, ma per dare forma a un’idea, a un effetto che le parole devono avere sul lettore. La poesia è infatti per Yeats un modo per essere fedele a se stesso, per esprimere una visione filosofica della realtà, radicata in una tradizione folcloristica irlandese a cui era molto legato.

Yeats parlava delle conseguenze alla realtà della Prima Guerra Mondiale. Quale tono userebbe per descrivere il 2020?
Yeats parlava delle conseguenze alla realtà della Prima Guerra Mondiale. Quale tono userebbe per descrivere il 2020?

 

The second coming: cosa può nascere da una pandemia?

Ma torniamo a noi. Yeats, proprio per il suo essere tra due tempi, unisce spesso nelle sue poesie elementi tradizionali con altri più innovativi. Oppure, modernizza la tradizione, traslandola in un universo in bilico completamente da ricostruire. Tale era infatti la realtà che circondava Yeats agli inizi del Novecento: una realtà a pezzi, dove le fondamenta erano completamente da rivedere. Perché? Perché quelle stesse fondamenta avevano dato vita alla Prima Guerra Mondiale, un’esperienza senza precedenti che ha sconvolto l’umanità.

Di questo parla W. B. Yeats nella sua “The Second Coming”. Questo componimento è stato scritto nel 1918, a guerra finita. L’orrore di questa ormai alle spalle, gli uomini hanno iniziato ad interrogarsi sulla natura del mondo. Per questo Yeats usa immagini astratte per descrivere quello che vede: ormai la realtà non è altro che un’astrazione di ciò che era. È come un falco che si ribella al falconiere, volando via e causando l’anarchia: “Things fall apart; the centre cannot hold; // Mere anarchy is loosed upon the world”. Tutto si disgrega e implode. L’anarchia si scatena nel mondo. Quello che fino a poco tempo prima aveva retto il peso delle cose ormai non può più farlo, perché un qualcosa si è rotto, uscendo dall’asse normale degli eventi e sconvolgendo tutto, impedendo un ritorno alla passata quotidianità.

Ma dopo questa introduzione, la poesia si fa sempre più interessante. In poche righe si percepisce la visione ciclica della storia da parte dell’autore. Si fa riferimento alla nascita di Cristo come inizio di un’epoca terminata con l’orrore della guerra. Seguendo questa logica, Yeats si chiede cosa potrebbe nascere dalla nuova era che si sta formando dalle ceneri di quella precedente. Cosa può nascere da un periodo iniziato con una guerra mondiale? Ecco cos’è quel second coming di cui si parla nel titolo. Una seconda venuta, dopo quella di Gesù, che però non sembra promettere nulla di buono.

La disillusione di Yeats qui è massima. La domanda sorge spontanea: se il poeta fosse vissuto ai giorni nostri, avrebbe scritto qualcosa di simile? Avrebbe percepito la pandemia di Covid-19 come la guerra? Avrebbe scritto con così tanto dolore? Chissà se questa disillusione si percepirà anche nei poeti a venire. È vero che, mentre la guerra è causata dagli uomini, una pandemia è (tralasciando le speculazioni) naturale. Ma le polemiche sulla gestione degli eventi sono comunque da considerare quando si parla di percezione di una determinata realtà. Forse Yeats non si aspettava questo quando parlava di un tragico second coming, e forse ora si perderebbe un po’ di quella drammaticità. Ma sicuramente il senso di smarrimento e di crollo di certezze sono temi che potrebbero accomunare due poesie scritte a un secolo di distanza.

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