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Siamo davvero liberi nella società di oggi? Benjamin Constant risponde ai No mask

C’è chi oggi grida alla dittatura sanitaria invocando la libertà, ma questi ne riescono a scorgere solo una parte. 

Benjamin Constant

Gli antichi avevano una concezione della libertà molto diversa dalla nostra: la sentivano e vivevano in cose e situazioni differenti. Noi, spesso, la scambiamo per il potere di fare sempre ciò che si vuole, e i No mask ne sono un esempio. 

Due libertà diverse

Oggi il nome della libertà è spesso usato a sproposito, o comunque in eccesso, in situazioni in cui non c’è bisogno di scomodarlo. Benjamin Constant, scrittore e filosofo, della libertà analizzò gli aspetti e i cambiamenti nel suo Discorso sulla libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni, uno scritto del 1819 che ha una tale capacità di essere attuale da sembrare scritto per gli uomini del 2020. Secondo Constant bisogna porre una netta distinzione fra come noi viviamo la libertà oggi e come la vivevano gli antichi greci e romani. Se ci chiedessero che cosa intendiamo noi oggi con la parola libertà, probabilmente risponderemmo che essa consiste nell’esprimere la propria opinione, nel disporre di una proprietà, nell’andare e venire senza dover rendere conto delle proprie intenzioni e della propria condotta, di occupare le giornate nel modo più conforme alle proprie inclinazioni. Per un uomo greco del V secolo a.C. queste azioni sono tutto fuorché libere. Essi vivevano la libertà nel pubblico, consisteva nell’esercitare collettivamente alcune funzioni della sovranità, nel pronunciare giudizi nella pubblica piazza, e vedevano compatibile con la libertà l’assoggettamento dell’individuo alla propria comunità. Le azioni private erano poste a una sorveglianza severa, alcune decisioni che oggi crediamo siano esclusivamente del singolo (come il culto religioso) erano prese dal corpo sociale, e l’autorità si intrometteva persino nelle relazioni più intime. Come cittadini essi sceglievano, interrogavano e condannavano, come privati erano limitati e repressi nei loro movimenti. Eppure, questi uomini si ritenevano liberi non meno di noi. 

La libertà che guida il popolo, Eugène Delacroix, 1830

In cosa ci sentiamo liberi? 

Noi non possiamo più godere della libertà degli antichi, poiché la nostra si fonda sull’indipendenza privata, mentre quella consisteva in una assidua partecipazione alle decisioni dello Stato. Le piccole dimensioni delle polis greche facevano in modo che la volontà di ogni singolo cittadino avesse un’influenza reale, garantivano una costante partecipazione del singolo alla vita pubblica, mentre oggi molti si sentono distaccati dalla politica e la vivono come qualcosa di lontano da loro. La voce di un singolo uomo è troppo poco potente per avere una grossa influenza, c’è bisogno di un cospicuo numero di individui per avere la possibilità di lottare in ambito politico, perciò preferiamo lasciar perdere e rifugiarci nei nostri godimenti privati. Questi rappresentano la nostra fonte di sicurezza e stabilità, e non riusciremmo a rinunciarci: saremmo più capaci di abbandonare la nostra libertà politica piuttosto che un qualsiasi bene privato. É per questo che sentiamo come una grossa violazione della nostra libertà più il vietarci di fare sport, il consigliarci di non essere più di sei persone in una abitazione, o l’obbligarci di indossare sempre una mascherina piuttosto che una modificazione della Costituzione o un taglio dei parlamentari. Sentiamo le prime cose così quotidiane e vicine che anche una piccola differenza si fa sentire come un macigno, mentre le seconde le consideriamo così lontane da non percepirne nemmeno l’importanza. Siamo una società che scende in piazza perché non vuole indossare una mascherina durante una pandemia, e che si gira dall’altra parte quando si presentano ingiustizie sociali, atteggiamenti mafiosi, decisioni politiche sbagliate. 

Una manifestazione di No mask

Identità di gruppo

Ma questo cosa significa, che dobbiamo abbandonare la nostra indipendenza individuale? Assolutamente no, risponderebbe Constant. Essa è il nostro primo bisogno, e non bisogna fare l’errore di pensare che riusciremmo a viverci senza, perché noi concepiamo la libertà solo da questo punto di vista. E non è più “sbagliata” di quella degli antichi, è semplicemente diversa. Ma non si può neanche pensare di commettere l’errore inverso: credere di poter avere una libertà privata senza una libertà politica. Il pericolo della libertà antica era che gli uomini, attenti solamente alla partecipazione sociale, rinunciassero ai diritti individuali. Il pericolo della libertà moderna, invece, è che troppo assorbiti nei nostri interessi particolari, rinunciamo facilmente alla partecipazione politica. La libertà politica deve essere garante della nostra libertà individuale. Bisogna guardare un po’ al mondo greco per poter equilibrare queste due forme: per far coincidere queste due libertà è necessario che si formino comunità nelle quali il singolo possa rispecchiarsi e ritrovare, oltre che la propria identità, una identità di gruppo. Nel Novecento, dopo la caduta delle grandi ideologie religiose e politiche, l’uomo si è riscoperto solo contro il mondo, incerto, debole. In una società sempre più individualistica, dominata dal self interest e dall’utile, l’uomo ha bisogno di un ritorno a una comunità nella quale possa rispecchiarsi. Questo non significa tornare ad assoggettare il singolo nella comunità, perdendolo, ma saper equilibrare i bisogni dell’individuo a quelli dei concittadini, trovare una forma di libertà che protegga i propri interessi e quelli sociali. É per questo che chi scende in piazza oggi dichiarandosi libero di non indossare una mascherina sta abusando di questo concetto, perché sta trasformando la libertà nell’illimitata possibilità di fare ciò che si vuole. Essa diventa così il pretesto per raggiungere i propri interessi, il simbolo di una società egoista. La vera libertà deve proteggere i bisogni individuali, ma saperli anche limare nel momento in cui delle ragioni sociali diventano prevalenti. Così indossare una mascherina durante una pandemia non è più un freno della propria indipendenza o il simbolo di una dittatura sanitaria, ma diventa questo un vero gesto di libertà, di un singolo che non volta le spalle alla sua comunità. 

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