Siamo davvero convinti che la vittoria di Giorgia Meloni dia voce alle donne? Scopriamolo!

A seguito delle elezioni del 25 settembre 2022, il partito più votato dagli italiani è stato “Fratelli d’Italia” diretto da una delle donne più influenti degli ultimi anni: Giorgia Meloni. 

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Chi è davvero Giorgia Meloni e che strada ha fatto per arrivare a questo punto? Come mai è così sostenuta, e da chi? Ci poniamo questi interrogativi per analizzare una delle pochissime figure femminili di spicco presenti all’interno della politica italiana. Comprendiamo per quale motivo, la voce di Giorgia Meloni, non è la voce di tutte le donne.

Chi è Giorgia Meloni?

Giorgia Meloni è nata a Roma il 15 gennaio 1977 ed è una politica Italiana. Ha fatto parte del Movimento Sociale Italiano (dal quale ha mantenuto come simbolo per il proprio partito la fiamma tricolore) e di Alleanza Nazionale. Nel 2014 è nato insieme a Ignazio la Russa e Guido Crosetto il partito nel quale lei è a capo: “Fratelli d’Italia“. L’ideologia della sua politica è sempre stata di destra e alcune delle sue ideologie sono state a lungo contestate, specialmente dai giovani e dal centro-sinistra. Perciò, la vittoria di Giorgia Meloni, è davvero un’opportunità in più per tutte le donne? Si attesta che siano stati i dirigenti dei partiti a garantire il successo di Giorgia Meloni, escludendo altre donne dagli incarichi principali e ponendola come prima interlocutrice quando si è trattato di prendere decisioni fondamentali per il Paese. Perché è difficile che una donna di destra parli a nome dei diritti di tutte le donne? Per la classica posizione sostanzialmente regressa che ella attua nei confronti dei diritti progressisti, quali, tra i più discussi: Lgbtq e diritto all’aborto, ma non solo! Si è espressa negativamente anche nei confronti dell’eutanasia e dell’inclusione interculturale, come la destra, d’altronde, ha sempre fatto.

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La legge 194

Oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza. Il fatto che l’approccio Meloniano riveda questa legge in ottica negativa, è aberrante. La futura premier potrebbe, in tutti i modi, ostacolare l’applicazione effettiva della suddetta legge, ad esempio, attraverso gli obiettori di coscienza che, in ambito medico, sono sempre molto presenti. La chiave di lettura del partito è, a tutti gli effetti, di stampo patriarcale e sessista nonché cattolico ed esclusivo.

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I diritti LGBTQI+

Nel suo programma, la donna è vista come soggetto di riproduzione della specie, e la vita familiare è funzionale alla definizione della sua identità, che la vede prima madre e dopo lavoratrice. La famiglia considerata è quella “naturale”, i cui caratteri si oppongono sia alla cosiddetta ideologia gender, sia alle richieste della comunità LGBTQI+. Questo fatto fa sì che le donne non siano tutte uguali. Esse vanno infatti differenziate, e discriminate, sulla base del loro orientamento sessuale e sulla vita privata. Il popolo delle donne a cui pensa riconosce superiorità morale. Il suo pensiero è includente solo nei suoi riferimenti valoriali alla tradizione, alla nazione e alla religione. Il programma politico di Giorgia Meloni, prevede altresì che non ci sia un’educazione paritaria dei sessi e, talvolta, non riconosce nemmeno l’identità delle donne transgender e intersex. La meloni non riconosce le coppie dello stesso sesso come coppie di fatto, e non riconosce loro la genitorialità. Ogni donna ha il diritto di essere tutelata e protetta. Ecco perché la vittoria politica di una donna, non é l’affermazione di tutte.

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