“Si vis pacem, para bellum” l’eterna filosofia applicata nel suo modo più drastico da Trump

L’assassinio del generale Qassem Soleimani da parte degli USA ha scosso l’inizio del 2020, un’azione imprevedibile, pericolosa, ma forse sensata. 

“Se vuoi la pace devi essere pronto alla guerra” questa la locuzione latina estrapolata dal libro III dell’Epitoma rei militaris di Vegezio, autore del tardo Impero Romano; frase utilizzata troppo spesso nella storia per giustificare azioni poco ortodosse, ultima delle quali l’attacco missilistico ordinato da Trump lo scorso 3 gennaio. 

Terza guerra mondiale, perché non scoppierà 

L’assassinio di Qassem Soleimani portato a termine dagli USA all’alba dei primi giorni del 2020 ha scatenato non solo polemiche e perplessità ma anche e soprattutto paura, il web è esploso con ricerche correlate all’arruolamento e alla Terza Guerra Mondiale, l’opinione pubblica ha bocciato (quasi) all’unanimità la decisione del presidente degli Stati Uniti, eppure nel mentre questo articolo viene scritto di questo conflitto non se ne vede neppure l’ombra e l’escalation iniziale sta calando anche abbastanza velocemente, tutto ciò non è un miracolo o tantomeno merito di una diplomazia che in questo caso è stata totalmente assente, no, la terza guerra mondiale non è scoppiata e non scoppierà per una serie di motivi che quivi elencheremo: 

Il fattore economico, oggi più che in ogni altro momento della storia l’economia muove il mondo, i     mercati dettano legge e una guerra mondiale minerebbe gravemente i sistemi economici delle       potenze coinvolte, quindi per un mero punto di vista finanziario una guerra non conviene a   nessuno. 

Il deterrente nucleare, la fine della seconda guerra mondiale è alla base della nostra attuale   società, la conclusione fu però tutt’altro che felice, le bombe atomiche utilizzate sul Giappone     posero fine alla guerra ma inaugurarono l’era atomica, fatta di incertezza e terrore, dal 1945 le armi   nucleari sono cresciute esponenzialmente in quantità e potenza, un eventuale conflitto bellico su   scala mondiale si convertirebbe presto in una guerra nucleare, la quale potrebbe porre fine alla  razza umana, non è di certo uno scenario auspicabile da nessuno. 

La globalizzazione, il mondo nell’ultimo secolo è diventato sempre più interconnesso, prima i   giornali a larga diffusione, poi la radio, la televisione ed infine internet; popoli e nazioni distanti   migliaia di kilometri tra di loro hanno iniziato a comunicare come fossero vicini, la cultura è sempre   più omogenea in ogni angolo del globo e gli stati hanno alleanze ben più strette di quanto possa   sembrare all’apparenza, il mondo dicotomico diviso tra Asse e Alleati, tra NATO e Patto di Varsavia è ormai finito, potenze occidentali facenti parte del patto atlantico hanno accordi commerciali e alleanze con potenze neutrali o addirittura di schieramenti opposti, esemplare è il caso Italia-Cina o della Polonia (membro UE) la quale ha un rapporto molto stretto con la vicina Russia; insomma gli schieramenti binari che hanno portato alla prima e alla seconda guerra mondiale sono ormai storia, il mondo ultra connesso del XXI secolo è una realtà complessa e articolata, è una polveriera sotto molti aspetti, ma una polveriera incredibilmente bagnata. 

L’impatto che un’azione del genere avrebbe avuto nel passato

La celebre locuzione che da titolo all’articolo che state leggendo, se pur risalente al IV secolo d.C. è in realtà rintracciabile già in età greca ed è da attribuirsi a Platone ove nelle sue Leggi è riscontrabile l’uso più antico del concetto; un concetto che non ha bisogno di spiegazioni, il significato è semplice e diretto, ma le interpretazioni che ne possono nascere e che de facto sono nate suscitano l’interesse maggiore, blasonatissime sono infatti le parole del segretario di Napoleone Bonaparte il quale ipotizzò che l’Imperatore francese (se avesse parlato latino) avrebbe invertito l’ordine delle parole dando la luce a un particolarissimo ma sensato “Se cerchi la guerra, preparati alla pace” supponendo che se si vuol dichiarare guerra a una nazione uno dei modi più efficaci è quello di organizzare dei preparativi di pace così da far abbassare la guardia alla stessa; interpretazioni eclettiche e decontestualizzanti, un destino che quasi ogni celebre opera di epoca classica ha dovuto subire a partire dal medioevo in poi negli innumerevoli tentativi di riformare quel Impero Romano ormai perduto; e fu proprio l’IMPERIVM che probabilmente fece l’uso più pragmatico della frase, basti pensare a un Cornelio Nepote nell’Epaminonda o a Cicerone stesso il quale nella Settima Filippica auspicava alla guerra per poter godere della pace, concetto fondante di quella che sarà la PAX ROMANA, e cioè l’epoca di massimo splendore per un Impero che garantiva ordine e stabilità grazie a un esercito dalla potenza inarrivabile e impegnato in guerre esterne che paradossalmente assicuravano la pace interna; il gesto di Trump è senza dubbio assurdo, in un’ottica moderna come la nostra una filosofia del genere è difficilmente collocabile, eppure l’escalation rientrata, e i tentativi di lasciar spazio alla diplomazia, forse confermano suddetto concetto; possono cambiare le armi, le tecnologie e gli stati ma la guerra è sempre la stessa. 

Marcus Tullius Cicero, in italiano Cicerone

Meme, satira e ilarità, la guerra al tempo di Internet 

Come già detto, il web è impazzito, tra paura e semplice gioco, discussioni e satira hanno alimentato queste calde settimane, tra chi si schiera con l’humor e chi invece ne resta un detrattore convinto l’oggettiva realtà è che ogni azione o evento, indiscutibilmente imprevedibile ed eclatante sia nel bene che nel male fa parlare di se e lo fa come non ha mai fatto prima d’ora, nell’epoca dei social e dei meme la guerra diventa un trend e il discorso del presidente un template; non è degradante, non è triste, ma non è neanche divertente o istruttivo, è solo l’aspetto finale che l’opinione pubblica dà a ciò che pensa e come lo pensa, 70 anni fa in piena seconda guerra mondiale c’erano cartelloni e pubblicità che incitavano all’arruolamento e alla guerra come fossero sponsorizzati da delle multinazionali, mentre oggi abbiamo i meme; come già accennato prima l’umanità non cambia (siamo geneticamente uguali ai nostri antenati comparsi sul pianeta 100.000 anni fa per intenderci), ciò che evolve è la tecnologia, cambiano i mezzi per il quale compiamo determinate azioni e con essi cambia la società ma non i membri che ne fanno parte -noi esseri umani- può cambiare la mentalità ma non ciò che è risultato di essa; ciò che oggi diciamo sulla guerra e il modo con il quale ne parliamo non sono caratteristica di evoluzione o di regressione ma bensì sono la conferma che l’uomo non cambia e (forse) mai lo farà 

 

Un’azione bellica che inaugura il 2020 con una tinta neoclassica, paure fondate e infondate, un mondo dal passo così veloce da non riuscirne a vederne i movimenti, questi anni ‘20 appena iniziati urlano a gran voce cambiamenti e futuro, un futuro che l’umanità (sempre più vecchia) non riesce ancora a percepire ma che è indubbiamente già iniziato.       

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