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Si può rappresentare la follia? Ce lo spiegano Théodore Géricault e Laszlo Kreizler ne “L’Alienista”

La serie Netflix “L’Alienista” e l’artista francese Théodore Géricault, ci fanno sorgere un dubbio: la follia umana si può rappresentare?

Daniel Brühl in una scena della prima stagione della serie

Ai tempi di Géricault e del suo ciclo degli alienati (inizio ‘800), gli studi sulla psicologia stavano formandosi; e ai nostri giorni, in un mondo dominato dal male sotto molteplici forme, il tema degli alienati e della follia, si ripropone con una serie TV lugubre, spettrale, ansiogena, creata per tenere gli spettatori col fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Géricault, una vita alla ricerca del tetro

Theodore Géricault era di buona famiglia, essa gli garantì un’ottima istruzione ed una vita tutto sommato agiata.

Amava ovviamente la pittura, la vita militare ed i cavalli, che trovarono spessissimo spazio nella sua produzione, anche se a seguito proprio di una caduta da cavallo, l’artista francese morì all’età di 32 anni (breve storia triste).

Sulla sanità mentale di Gericault ancora oggi circolano voci e pettegolezzi storici, pare che non avesse tutte le rotelle a posto, che fu una persona tremendamente introversa, sola e attratta dagli ambienti malsani, tetri e fatiscenti di Parigi.

Il carattere oscuro del pittore francese si rivelò parzialmente nel 1818, quando per la composizione della “Zattera della Medusa” (il suo più grande capolavoro), si servì di due teste mozzate come modelli per la composizione.

Géricault dipinse dieci ritratti di persone inferme mentalmente, gli Alienati; purtroppo di queste dieci tele, ce ne sono giunte solo cinque, cinque ritratti fisiognomici che vogliono far quindi trapelare la psicologia di questi inquietanti soggetti.

Ritratto di Géricault

 

Analisi fisiognomica dei ritratti

Descrizione dei ritratti da sinistra a destra (con riferimento all’immagine sotto al paragrafo).

Nel primo ritratto è rappresentata l‘Alienata con la monomania dell’invidia, resa con uno sguardo minaccioso e sbilenco, la bocca piegata in una smorfia di disprezzo e gli occhi che puntano verso qualcosa che la turba, o forse qualcuno, qualcuno che ha qualcosa che lei non ha, o che prova qualcosa che lei non prova.

La seconda composizione raffigura l‘Alienato con la monomania del furto, rappresentato in un momento non facilmente individuabile, pare l’istante in cui il cleptomane riguarda in modo colpevole l’inutile ciarpame da lui sottratto, in un espressione che oscilla tra la sorpresa (sgradevole) e il senso di colpa.

Il terzo ritratto riporta l’Alienato con la monomania del comando militare, rappresentato con un’uniforme vecchia e logora, con sguardo serio, fisso, altezzoso, “snobbante”, indirizzato quasi al voler dare un ordine ad un subalterno.

Nel quarto ritratto, L’Alienata con la monomania del gioco d’azzardo, Géricault ha voluto indubbiamente spingersi oltre, rappresentando una donna con espressione oltremodo sconsolata, rimane però una sorta di mistero come questo ritratto possa ricollegarsi direttamente al campo semantico del gioco d’azzardo.

Nell’ultimo ritratto abbiamo l’Alienato con la monomania del rapimento di bambini, qui il pittore rappresenta un soggetto subdolo, che sarà tra l’altro sulla falsariga dell’antagonista della prima stagione della serie TV di seguito trattata, è un personaggio attratto dai bambini, un pedofilo che l’artista francese rappresenta con un’espressione smaniosa e quasi… eccitata.

I 5 ritratti superstiti del “ciclo degli alienati”.

La serie TV “L’Alienista”

La serie TV in questione è ambientata nella New York del 1896, una New York tempestata di eventi storici importanti e cambiamenti epocali, come ad esempio la diffusione degli ideali femministi.

I maggiori protagonisti sono il dottor Laszlo Kreizler (l’alienista), interpretato da Daniel Brühl, John Moore, interpretato da Luke Evans, e Sara Howard, interpretata da Dakota Fanning.

Nella prima stagione questi tre personaggi mettono insieme una sorta di Task Force per catturare un pericoloso criminale che uccide e mutila giovani prostituti, traendo piacere sessuale da questo insano atto, mentre nella seconda stagione il loro compito sarà quello di catturare una giovane e graziosa infermiera che rapisce neonati per soddisfare la sua morbosa voglia di maternità lasciata insoddisfatta dal fatto che la sua vera figlia sia stata affidata ai servizi sociali.

Il dottor Kreizler e gli altri membri della sua squadra, in questa fantastica e macabra serie tv, usa la sua mente ed i suoi studi per cercare di prevedere le mosse di questi folli criminali, cercando di studiare i loro passati, le loro manie e le loro pulsioni.

Quindi?

La follia non sempre è concreta, non sempre si manifesta in modo palese, e a volte rimane celata mimetizzandosi con un carattere mite e radioso (esempio dell’antagonista della seconda stagione dell’Alienista).

Come ci insegna il Dottor Kreizler, molte pulsioni e manie dei suoi pazienti e dei criminali da lui affrontati, dipendono da un passato burrascoso e ricco di delusioni e traumi di ogni genere.

A questo punto però cosa ci insegna Géricault? Ci insegna che tramite la sua attrazione per l’oscuro e del macabro, egli è riuscito a creare i cinque ritratti fisiognomici più perfetti, complicati, intricati e misteriosi della storia dell’arte, riuscendo a rappresentare oltre che le linee del viso di questi personaggi, anche la loro follia.

Quindi sì, la follia umana, elemento sostanzialmente astratto, si può rappresentare, ma solo se ti chiami Théodore Géricault, e se ti chiami così, sai rappresentare pure: disperazione, sconsolatezza e speranza nello stesso dipinto…

“La Zattera della Medusa”, esaltazione della fisiognomia nel ritratto, con rappresentazione di svariate emozioni

 

 

 

 

 

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