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Vent’anni di politica americana raccontati dagli occhi del maggiordomo Eugene Allen

Il film “The Butler” racconta la storia di Eugene Allen, il maggiordomo più longevo della storia della Casa Bianca. In prima fila mentre si scrive la storia della politica americana, con le varie amministrazioni che si susseguono fino ad arrivare ai giorni nostri. 

La storia comincia negli anni 50′, un maggiordomo di colore entra alla Casa Bianca per servire il presidente, lo farà per i successivi trent’anni. Una storia che attraversa gli Stati Uniti e tutti i temi che la politica ha affrontato per risolvere i propri conflitti interni. Il protagonista vede i vari presidenti passare dallo studio ovale, da Eisenhower fino a Reagan.

La questione razziale e la presidenza Eisenhower

A inizio novecento il tema preponderante nel dibattito pubblico è quello razziale che tocca anche il protagonista da vicino. Eugene Allen (interpretato da Forest Whitaker) riesce a entrare come maggiordomo alla Casa Bianca grazie all’aiuto di un responsabile che fornisce servitù. Qui osserva da vicino la presidenza Eisenhower e la sua prima sfida, la segregazione razziale. La sentenza Brown emessa in quegli anni, dice che la segregazione razziale nelle scuole pubbliche è incostituzionale e quindi i neri devono andare nelle stesse scuole dei bianchi. Il paese è molto diviso anche se esiste questa sentenza molti stati specie del sud adottano ancora la segregazione è il sentimento razzista è molto radicato nella società. Si pensa addirittura di inviare truppe federali nelle zone dove la sentenza è rispettata, ma il presidente pensa che facendo questo si scatenerebbe un’altra guerra civile, ma alla fine fu costretto a farlo in Arkansas.

 

La presidenza Kennedy

La presidenza Kennedy coincide con la nascita del Movimento dei diritti civili degli afroamericani con lo scopo di eliminare la segregazione e  discriminazione razziale. Con il programma Nuova Frontiera il presidente si proponeva di combattere la povertà e disoccupazione, benessere materiale e fisico, leggi a favore dell’istruzione, leggi contro la discriminazione razziale nei luoghi pubblici e negli impieghi pubblici. Kennedy spese se stesso per abbattere questi muri, la sua presidenza e poi quella successiva alla sua morte di Lyndon B. Johnson furono le ultime che dovettero affrontare la segregazione razziale. La politica estera fu un altro esame da superare. Siamo in piena Guerra Fredda, Kennedy attua l’Invasione della baia dei porci, azione rimandata dal presidente Eisenhower, con l’obbiettivo di rovesciare di Fidel Castro. Questo portò alla crisi dei missili cubani, evento nato perché nell’isola c’erano siti di costruzione di basi missilistiche sovietiche. Kennedy dovette decidere o attaccare Cuba scatenando una guerra nucleare con l’Unione Sovietica oppure non fare nulla e avere una minaccia nucleare molto vicino al territorio statunitense e apparire debole agli occhi del mondo. Optò per un blocco navale intorno a Cuba e iniziò un negoziato con l’allora segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica, Nikita Chruscev. Fu un periodo molto particolare fatto di tensione ma anche di rivoluzione ma certamente un periodo che cambiò gli Stati Uniti e il mondo per sempre.

Presidenza Nixon

La successiva presidenza Johnson proseguì il lavoro di Kennedy sia di politica interna che in politica estera. Il protagonista aveva già conosciuto Nixon essendo stato il vice di Eisenhower e avendo perso le precedenti presidenziali contro Kennedy. Richard Nixon cambiò radicalmente la politica estera americana detta “Dottrina Nixon“, facendola diventare davvero centrale. Se gli interessi americani venivano toccati si interveniva militarmente, come accade in Indocina e in America Latina. Il mondo fu diviso in due poli ben distinti molto più di prima. Ci furono molte ingerenze strategiche negli affari interni dei vari paesi. Il dialogo con le altre potenze mondiali, Cina URSS, fu molto favorito insieme alla politiche di distensione. Si ricordano il colpo di stato in Cile di Pinochet favorito segretamente dalla CIA. La guerra in Vietnam molto contestata in patria specie fra gli studenti. Per quanto riguarda il fronte interno si ricorda la contestata riforma sanitaria con l’introduzione delle assicurazioni e la riduzione dell’inflazione nel paese. Nixon però verrà principalmente ricordato per lo “Scandalo Watergate“, che lo costrinse alle dimissioni anticipate. Nel film si vede come il presidente sia sconvolto completamente solo e che non abbia la minima intenzione di lasciare.

Presidenza Reagan

L’ultima presidenza significativa che si vede nel film è quella di Reagan negli anni ottanta. La sua politica ha lasciato il segno in campo economico con la cosidetta “Reaganomics” che gli permise di avere un secondo mandato. La politica si basava sul taglio del 25% dell’imposta sul reddito, aumento della spesa militare, aumento del debito pubblico e la riduzione dei tassi d’interesse. La sua presidenza fu molto importante perché rilanciò la sfida tecnologica e militare con l’Unione Sovietica. Inoltre fu l’ultima presidenza della Guerra Fredda. Fu un presidente che cambiò il modo di essere presidente, rivoluzionò il marketing politico, fu un grande oratore e comunicatore e portò una forte personalizzazione alla sua azione di governo. Gli venne attribuito il soprannome di presidente al teflon per la sua capacità di resistere agli scandali e mantenere un alto consenso popolare. In campo economico favorì la liberalizzazione del mercato, consentendo allo stesso di autoregolarsi in autonomia. Tutte queste misure permisero agli Stati Uniti di avere un periodo ininterrotto di crescita per tutti gli anni ottanta fino al 1990. Il film mostra come anche la first lady Nancy Reagan abbia una forte personalità tanto che invitò Eugene Allen e la moglie alla cena di stato con molti leader mondiali. Ma in generale Ronald Reagan viene ricordato perché ha risollevato il morale al paese che iniziava quel decennio con molto pessimismo.

 

 

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