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Paradossi in filosofia: scopriamo insieme quali sono i cinque più conosciuti

Dalla filosofia greca fino alla filosofia contemporanea, i paradossi accompagnano tutta la filosofia lungo il suo lungo cammino, senza sembrar avere la minima intenzione di retrocedervi.

Cos’è un paradosso? Un paradosso è, detto con le parole di Mark Sainsbury, una conclusione evidentemente inaccettabile, che deriva da premesse evidentemente accettabili per mezzo di un ragionamento evidentemente accettabile. Qui vi è una lista di cinque tra i paradossi più famosi della storia della filosofia.

1. Paradosso di Zenone

Il paradosso di Zenone – celebre come paradosso di Achille e la tartaruga – deve il suo nome al filosofo greco del V secolo a.C. Zenone di Elea, seguace di Parmenide, noto per aver affinato il metodo dialettico e la reductio ad absurdum (tecnica della riduzione all’assurdo) al fine di difendere le tesi del maestro e confutare le tesi avversarie.

Il paradosso di Achille e la tartaruga raffigura una gara tra l’eroe greco Achille, soprannominato piè veloce per la sua velocità, e una tartaruga: a quest’ultima è concesso un vantaggio di un piede. La tesi di Zenone è che Achille non riuscirebbe mai a raggiungerla: egli infatti dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, avrà raggiunto un’altra posizione e così via. La distanza tra Achille e la tartaruga dunque, pur riducendosi costantemente, non arriverà mai ad essere pari a zero, corroborando la tesi parmenidiana dell’illusorietà del movimento.

2. Paradosso del sorite

Il paradosso del sorite è un paradosso generalmente attribuito al filosofo greco Eubilide di Mileto, filosofo megarico del IV secolo.

La domanda che si pone Eubilide di Mileto è: che cosa differenzia un mucchio di sabbia da un raggruppamento di sabbia che non può più essere definito un mucchio? Dato un mucchio di un numero molto grande di granelli di sabbia, infatti, si può concordare sul fatto che togliendo un granello di sappia non si intacchi la sua definizione di mucchio. Così come se togliamo un altro granello di sabbia da quel che è rimasto del mucchio, ossia il mucchio privato di un granello di sabbia, si può continuare a concordare sul fatto che sempre di un mucchio si tratta. E così via fino a ritrovarsi con un solo granello di sabbia, che evidentemente non può più essere definito mucchio. La conseguenza paradossale si ha ancora maggiormente qualora privassimo il mucchio, ormai con un solo granello, di quell’ultimo granello. Partendo dalla premessa accettata all’inizio, ossia che se da un mucchio togliamo un granello di sabbia, ecco che si arriva ad una conclusione palesemente inaccettabile, ossia che un granello di sabbia o nessun granello di sabbia sono pur sempre esempi di mucchio.

3. Paradosso del mentitore

Il paradosso del mentitore è anch’esso attribuito al filosofo Eubilide di Mileto, pur avendo avuto elaborazioni precedenti come quella di Paolo di Tarso e di Epimenide.

La formulazione di Eubilide di Mileto asserisce semplicemente che la frase “io sto mentendo” non può essere considerata né vera né falsa. Nel caso in cui infatti fosse vera, allora starei mentendo e dunque non è possibile che la frase da me affermata sia null’altro se non una menzogna. Se invece fosse falsa, allora non sarebbe vero che io sto mentendo e dunque la frase diventerebbe “io non sto mentendo”, dunque sto dicendo la verità.

4. Paradosso dell’onnipotenza

Il paradosso dell’onnipotenza è un paradosso di epoca medievale e moderna, che fu affrontato tra gli altri dai filosofi medievali Pier Damiani, Abelardo, Nicola Cusano e da Cartesio.

La domanda che sta alla base del paradosso è se Dio, che nel cristianesimo è per definizione onnipotente, sia in grado di creare un masso inamovibile. Se Dio è onnipotente infatti deve poter creare un masso del genere, ma essendo onnipotente dovrebbe anche essere in grado di muovere quello stesso masso, cosa che però negherebbe la sua onnipotenza nel crealo. Se infatti Dio spostasse quel massi che ha creato, allora questo non era inamovibile e dunque non è stato in grado di renderlo inamovibile, nonostante la sua onnipotenza.

5. Paradosso del barbiere

Il paradosso del barbiere è un paradosso elaborato dal filosofo britannico del XX secolo Bertrand Russell, versione semplificata del paradosso con cui rispose a  Gottlob Frege e al suo tentativo di dare alla matematica una fondazione basata sulla logica.

La formulazione originale è questa:

In paese vi è un solo barbiere che non porta la barba ed è sempre ben rasato. Egli rade tutti e soltanto gli uomini del paese che non si radono mai da soli. Il barbiere rade se stesso ?

Se il barbiere si radesse da solo, verrebbe contraddetta la premessa secondo cui il barbiere rade solo gli uomini che non si radono da soli. Se invece il barbiere non si radesse da solo, allora dovrebbe essere rasato dal barbiere, che però è lui stesso: in entrambi i casi si cade in una contraddizione.

 

 

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