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È possibile distinguere il reale dall’irreale? Tra Matrix e Gianbattista Vico

L’uomo ha una capacità unica, che affonda le sue radici nell’irreale: il potere di plasmare la verità dal nulla

Gianbattista Vico

Cosa accomuna Matrix e la filosofia di Gianbattista Vico? In entrambi il reale viene messo in discussione. Esso sembra essere incatenato ad una realtà parallela di fantasia e volontà, destinata a tramutarlo in qualcosa di inafferrabile, in continuo mutamento.

In un mondo di finzione

Matrix è un film di genere fantascientifico prodotto dai fratelli, adesso sorelle, Wachosky.Le macchine, diventate ormai veri e propri esseri senzienti, utilizzano gli umani come cibo e sostentamento.Per evitare che si ribellino, la realtà gli viene nascosta, coprendola con un cibernetico velo di Maya.Viene costruito un mondo artificiale, vero solo nella mente delle persone che lo vivono, dove gli uomini possono sentirsi liberi, mentre in realtà vengono solo allevati come animali.Il protagonista, Neo, si ritrova coinvolto nell’attivitá di ribelli umani, i quali gli mostrano la verità e lo convincono a lottare con loro per il genere umano.

Un campo di allevamento di esseri umani

La consapevolezza del tradimento

Così, Neo e i suoi compagni si ritrovano a dover combattere per la liberazione dell’uomo.Per loro è una cosa ovvia, naturale.Tuttavia, se la libertà consiste nel doversi risvegliare in un mondo distrutto, dove il sole è soffocato dall’inquinamento, e l’essere umano vive nascosto sotto terra, chi la vorrebbe veramente? Non sarebbe meglio vivere in un mondo irreale, ma dotato proprio per questo di una certezza sconvolgente? Un limbo dove tutto rimarrà sempre uguale, dove l’essere umano può vivere come un tempo, quando l’inquinamento non aveva ancora divorato la natura e ciò che essa comporta.A tutto ciò sembra pensare un personaggio del film.Dopo aver scoperto la verità, Cyphee ne è inorridito, decidendo così di tradire i suoi compagni per poter tornare nel mondo virtuale.Cypher decide di credere alla menzogna dell’universo artificiale, così da poter vivere in un benessere che, seppur fittizio, sarà per lui soggettivamente reale.

Come nasce un mondo

Come hanno fatto le macchine a creare un universo artificiale, che sia oggettivamente accettabile dal genere umano? Si potrebbe dire che l’hanno immaginato, basandosi su ciò che pensavano dell’uomo.Così appare evidente che il confine tra realtà e finzione, tra immaginario e mondo fisico, sia sfumato quanto frammentario.Per Gianbattista Vico entrambi sono fortemente connessi tra loro.Il mondo è un crogiolo di fantasia e verità dove esse si avvicinano e allontanano continuamente.Come due binari che proseguono paralleli, ma talvolta si intersecano in imprevedibili diramazioni.Tuttavia,le cose immaginate necessitano di una base nel mondo fisico che le sostenga.Cosi, non si potrà mai immaginare una cosa completamente nuova e estranea al nostro mondo.Il fisico e l’immaginario sono due universi collegati a doppio filo.Senza l’immaginazione ,l’uomo non avrebbe potuto creare straordinarie invenzioni, ma senza la realtà materiale, non si avrebbe l’argilla con cui modellare gli obbiettivi della nostra fantasia.

Si finsero e si credettero

Questa vicinanza tra l’immaginato e il reale può sfociare in un miscuglio elaborato e peculiare dei due.Come dice Gianbattista Vico, l’uomo si finse e si credette.Per Vico, l’uomo è una sorta di intermediario.Favorisce una connessione tra l’immaginazione e il concreto attraverso un mezzo utilizzato fin dall’alba dei secoli: la metafora,ovvero un trasferimento di significato.Attraverso questo processo, l’essere umano ha tramandato i suoi ideali e il suo stile di vita.Basta pensare ai bambini ed ai loro giochi.Fingendo, talvolta solo armati di scope o semplici bastoni, il bambino finge, e crede, di tramutarsi in una persona completamente diversa, che rispecchia però gli stereotipi e le qualità della sua cultura.Questa processo si può riscontrare anche in Matrix, dove Cypher finge, per poi credere, di appartenere al mondo virtuale.Ritrovando in quel mondo la vera essenza della civiltà umana, rifiuta quello reale, perché secondo lui snaturato da quell’aura di certezza e pace che dovrebbe contraddistinguere, secondo la sua visione, il vero volto della civiltà umana.

 

 

 

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