Il Superuovo

Sherlock Holmes fa parlare ancora di sé: “Gli Irregolari di Baker Street” e David Lewis

Sherlock Holmes fa parlare ancora di sé: “Gli Irregolari di Baker Street” e David Lewis

Gli Irregolari di Baker Street e Lewis: una serie tv e un filosofo che hanno in comune niente meno che Sherlock Holmes. Vediamo come questo personaggio, nato dalla penna di Conan Doyle, diventa il personaggio preferito di Lewis nella sua teoria del linguaggio

Su Netflix è uscita da poco una nuova serie: Gli Irregolari di Baker Street. Questa serie è una sorta di rivisitazione delle vicende di Sherlock Holmes, vissute non dal punto di vista del famoso detective ma dei ragazzi di strada che aiutano il detective nella risoluzione degli omicidi.La filosofia del linguaggio si occupa da sempre del rapporto tra il linguaggio e il reale, il pensiero e la realtà. Nel corso degli anni in molti si sono occupati della comunicazione: il linguaggio è ciò che più contraddistingue il genere umano e per questo è meritevole di uno studio approfondito.

Gli Irregolari di Baker Street

Le avventure di Sherlock Holmes è il titolo della famosissima opera di Conan Doyle che ha come protagonista il detective. Nel corso degli anni sono stati numerosissimi gli arrangiamenti cinematografici proposti, sia sotto forma di film che di serie tv. L’ultimo è quello ci Netflix, dal titolo Gli Irregolari di Baker Street. Questa volta però non è Sherlock Holmes il protagonista… anzi, egli appare a malapena. I protagonisti sono infatti i ragazzi che vivono in Baker Street e che compaiono ogni tanto anche nel libro o sullo schermo come aiutanti del detective. In una Londra del XIX secolo i ragazzi di strada passano inosservati e per questo spesso vedono ciò che ai molti sfugge.

La filosofia del linguaggio

La filosofia del linguaggio è una branca della filosofia che si occupa del rapporto tra il linguaggio e il reale. Il linguaggio è ciò che per antonomasia caratterizza l’uomo e che gli permette di esprimersi. Tra Ottocento e Novecento diversi studiosi iniziano a riflettere sul ruolo che questo strumento acquisisce nel corso del tempo e sul tipo di comunicazione che è possibile veicolare attraverso lo stesso. Sebbene sono in molti i filosofi che anche nei tempi antichi riflettano sull’uso del linguaggio, la filosofia del linguaggio si sviluppa parallelamente alla nascita delle teorie del linguaggio novecentesche. Nel momento in cui il linguaggio viene utilizzato come strumento per parlare della lingua, esso prende il nome di metalinguaggio e costituisce il punto di partenza per lo sviluppo della vera e propria filosofia del linguaggio.

David Lewis e Sherlock Holmes

Lewis è un filosofo che tratta di un argomento molto interessante: la verità nella finzione. Egli inizia a ragionare su alcuni enunciati che possono universalmente essere considerati veritieri e che … riguardano proprio Sherlock Holmes. Ad esempio noi possiamo affermare con certezza che è vero che Sherlock Holmes è un detective. È poi vero che egli è un detective ed è amico di Watson. Al tempo stesso è però vero un altro enunciato: Sherlock Holmes non esiste. Analizziamo meglio la situazione: nel momento in cui affermiamo che Sherlock Holmes è un detective, sottintendiamo che egli è un essere umano. Ma come può egli essere un essere umano se non esiste?

David Lewis e i mondi possibili

A questo punto, per cercare una prima soluzione, Lewis propone di anteporre “Nei racconti di Conan Doyle” agli enunciati citati. Ecco che così il problema è in parte risolto. Tuttavia questo espediente non si può utilizzare per tutte le affermazioni che potremmo fare riguardanti Sherlock Holmes. Infatti noi potremmo dire Sherlock Holmes piace a moltissimi lettori ma se noi facessimo precedere a quanto appena enunciato l’introduzione Nei racconti di Conan Doyle, la frase che si produrrebbe sarebbe priva di significato: Nei racconti di Conan Doyle, Sherlock Holmes piace a moltissimi lettori. Il problema è che i lettori di Sherlock Holmes non sono nei racconti di Conan Doyle, ma nel nostro mondo. Dopo una lunga argomentazione, la soluzione a cui giunge Lewis è quella di considerare più mondi possibili. In questi mondi possibili, o in almeno uno di essi, quanto è raccontato nei racconti di Conan Doyle è realtà. Dunque un enunciato vero è un enunciato che afferma quanto contenuto all’interno dei racconti di Sherlock Holmes poiché, nel mondo possibile in cui il racconto è ambientato, tale enunciato è veritiero.

 

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