Sette anni di sfortuna se… non leggerai questo articolo sulle origini delle superstizioni

“Attento a non rovesciare il sale”. “Sei davvero passata sotto la scala?”.”Oddio, ho rotto lo specchio!”.

Se anche voi avete detto o ascoltato, almeno una volta nella vita, una di queste frasi, forse sarete curiosi di scoprire da dove derivano certe superstizioni…

Il gesto delle corna, usato scaramanticamente per allontanare i guai e la sfortuna

Prima di iniziare, una semplice domanda: che cosa sono le superstizioni? Le superstizioni sono l’insieme delle credenze popolari, di natura irrazionale, che si basano sul presupposto che determinati comportamenti possano influenzare gli eventi futuri, condizionando la fortuna di chi li compie. In soldoni: che certe azioni che facciamo possano portarci iella o meno. Giustamente, se analizziamo razionalmente tali eventi, ci rendiamo conto dell’assurdità di certe associazioni. Com’è possibile che rovesciare il sale sulla tovaglia possa portare sfortuna nella nostra vita? Eppure queste credenze, per quanto irrazionali, sono ben radicate nella nostra cultura e, spesso, condizionano la nostra vita. E questo ha maggior senso se si risale alle origini dei suddetti rituali. In epoche passate, infatti, quando le società credevano maggiormente nella magia e nel soprannaturale, determinate azioni avevano maggior peso di quanto certamente non ne abbiano oggi. Il terrore del maligno e del diabolico portava ad evitare certi comportamenti, così da poter aggirare la possibile sfortuna che ne sarebbe conseguita. Da qui una serie di rituali scaramantici che si sono mantenuti nel tempo, arrivando fino a noi. Curiosi di saperne di più?

Non passare sotto la scala!

Partiamo con una delle superstizioni più diffuse: il terrore delle scale a pioli. I più razionali, se chiedessimo loro una possibile spiegazione per il rito scaramantico di non passare sotto le scale, risponderebbero: “per evitare che qualcosa ti cada addosso dall’alto”. Eppure, miei cari, non è da questo che è scaturita l’ansia per le povere scale. Il timore di attraversarle nascerebbe, infatti, dalla tradizione cristiana. La scala aperta, o appoggiata ad una parete, creerebbe un triangolo, simbolo indiscusso della Trinità. Attraversarla, nei secoli passati, rappresentava quindi una mancanza di rispetto per la divinità e un conseguente avvicinamento al demonio. A tal proposito Antonio Emanuele Piedimonte, giornalista italiano, nel libro “Nella terra delle janare. Viaggio nell’Irpinia segreta, tra leggende, magia e misteri” ricollega la simbologia della scala alla Genesi, in cui questa rappresentava un ponte tra i regni celesti e la terra. Piedimonte riporta, infatti, l’episodio in cui Giacobbe racconta che gli angeli si servivano di una scala per salire e scendere dal cielo. E dire che a me avevano detto che, se passavo sotto una scala, non sarei più cresciuta d’altezza.

Uomo, sotto una scala, che bacia un ferro di cavallo, oggetto considerato una sorta di talismano protettivo (da napolimilionaria.it)

Il cappello sul letto

Non tutti forse conoscono questa credenza, ma, credetemi, non bisogna mai appoggiare un cappello sul letto. L’origine di questa superstizione è anche abbastanza fondata. Un tempo, quando un medico visitava un paziente in fin di vita, per la fretta di soccorrerlo, appoggiava il cappello sul letto del malato, il posto più vicino. Lo stesso facevano i preti, questa volta per rispetto, quando porgevano l’estrema unzione ai pazienti. Quindi, nell’immaginario comune, il cappello sul letto è divenuto un sinonimo di lutto o malattia. E, nelle credenze popolari, appoggiarlo lì significa attirarsi la malasorte.

Fotografia “Andrew Wyeth’s Hat, Bed and Dog” di Alfred Eisenstaedt

L’ombrello

Riguardo alle superstizioni sugli ombrelli che vengono aperti al chiuso potremmo raccontarcene a bizzeffe. Molti scaramantici credono, ad esempio, che aprire un ombrello quando non ce n’è bisogno porti brutto tempo, quasi come per una legge di contrappasso. Se risaliamo alle religioni più antiche, invece, di origine pagana, scopriamo che usare a sproposito un ombrello significava mancare di rispetto al Sole, divinità tra le più adorate nelle diverse tradizioni culturali. O ancora, in epoche più recenti, quando non si avevano i soldi per riparare le perdite nel tetto che portavano acqua in casa, si rimediava usando degli ombrelli. E, quindi, aprirlo al coperto significherebbe attirare una sfortuna economica.

L’ombrello aperto in casa, da sempre simbolo di un cattivo augurio (da corriere.it)

E il gatto nero?

Poveri gatti. Il terrore che portassero sfortuna deriva, in parte, dall’associazione del colore scuro del loro pelo alle streghe, da sempre legate, nell’immaginario popolare, alle ombre e al colore nero. Tuttavia, in realtà, sembrerebbe che il timore per questi poveri felini sia nato dal fatto che di notte, ai tempi dei calessi, i loro occhi nel buio spaventassero i cavalli e i relativi cocchieri, che, non vedendone il corpo, li associavano a presenze demoniache. Ma ovviamente, nel buio, qualunque gatto avrebbe sortito lo stesso effetto. Ed è per questo che oggi noi diciamo no al terrore per questi poveri felini e vi invitiamo a festeggiare il 17 novembre la festa del gatto nero, simbolo di prosperità in Giappone, Inghilterra e Scozia.

Immagine promotrice del Gatto Nero Day (da d.repubblica.it)

Rompere uno specchio: sette anni di sfortuna

Per quanto riguarda l’origine della superstizione sugli specchi rotti, invece, è difficile dare una risposta certa. Alcuni ricollegano questa credenza alla simbologia stessa dello specchio che, in molte culture, è stato visto per secoli come uno strumento magico, per la sua capacità di riflettere la realtà. Romperlo sicuramente non rappresentava un buon auspicio. Ma, d’altronde, si credeva anche che gli specchi potessero imprigionare le anime dei defunti, quando queste, lasciato il corpo mortale, vagavano verso l’aldilà. Da qui l’usanza, in alcune case, di coprire gli specchi quando qualcuno moriva.

Lo specchio rotto, sinonimo di sventura

Il sale sul tavolo

Infine, il famoso sale. La scaramanzia su questo pare una delle più semplici: il sale costava caro. Era un bene prezioso, con cui si potevano conservare gli alimenti, oltre che insaporirli. Rovesciarlo significava, dunque, perdere soldi. Ed è proprio da questo presupposto che pare essere nato il legame con la possibile sfortuna. Ma tranquilli, basta tirarne una manciata dietro la schiena per rimediare al danno.

Rovesciare il sale: l’incubo dei più scaramantici commensali (da Gambero Rosso)

P.S. Perché diciamo salute?

Per concludere, un’ultima chicca. Vi siete mai chiesti perché, quando qualcuno starnutisce, diciamo “salute”? È mera ironia? Secondo alcuni no. Si tratterebbe infatti di uno scongiuro, risalente ad epoche in cui si credeva che il diavolo entrasse nel corpo attraverso la bocca. Motivo per cui gli inglesi, nella stessa situazione, dicono “Bless you!” ( “(Dio) ti benedica!”).

Camilla Cavalli

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