La rivalsa dei ricci di mare viola: da potenziale minaccia ad intermediari nella catena alimentare.

I ricci di mare viola mediano la disponibilità di nutrienti negli ecosistemi ricchi di alghe, inoltre hanno un ruolo importante nelle ricerca medica.

Sfogliando la letteratura scientifica troverete come il riccio di mare viola, Strongylocentrous purpuratus, svolga un ruolo chiave nella scomparsa delle foreste di alghe che si sta verificando a causa dei cambiamenti climatici. Pochi giorni fa però la sua nomea si è riscattata. In uno studio, condotto dai ricercatori del Marine Science Institute,  è stato dimostrato che il ruolo dei ricci è fondamentale per la salute dell’ecosistema di queste foreste di alghe.

Le colonie di ricci di mare viola si sviluppano all’interno delle foreste di alghe per evitare il contatto con i predatori.

La biologia

Questo strano ma bellissimo animale vive in zone acquatiche poco profonde, si trovano principalmente lungo la costa americana dell’Oceano Pacifico, dall’Alaska al Messico. Tendenzialmente vivono nelle foreste di alghe dove trovano la maggior parte dei nutrimenti di cui hanno bisogno. La caratteristica principale delle specie, oltre che il colore viola molto intenso, sono le spine: utilizzate sia per la protezione che per la locomozione. Inoltre possiedono anche una bocca con cinque denti, utili per triturare le alghe. Questi ricci infatti sono definiti spesso come animali da pascolo di alghe: quando i loro predatori, come le lontre di mare, sono assenti, essi possono diventare molto numerosi determinando la scomparsa d’interi ettari di vegetazione marina. Visto l’importantissimo ruolo di queste foreste nelle interazioni trofiche (relazioni tra organismi e le loro reti alimentari), si pensava erroneamente che i ricci di mare viola avessero un impatto quasi catastrofico sul’ecosistema.

Lo studio

Ciò che nessuno ha mai notato fino ad ora è che i ricci fanno si scomparire le foreste di alghe, ma ne facilitano la loro disponibilità ad altre specie. Le alghe che compongono queste foreste sono composte da fogliame duro ed indigesto per la maggior parte degli animali. Il lavoro dei ricci di mare è quello di triturare queste piante creando una sorta di frullato in maniera tale da renderlo disponibile a molluschi, vermi ed anche alcuni pesci. Tale studio, pubblicato addirittura sul Proceeding of Royal Society, evidenzia anche come questa specie contribuisce alla pulizia degli ecosistemi nutrendosi di biomassa in decomposizione. Quindi il loro ruolo è quello di un intermediario nella catena alimentare, altro che concausa dei cambiamenti climatici!

Questo ecosistema è composto prevalentemente dalle alghe kelp, conosciute comunemente come laminaria, le quali possono crescere di oltre mezzo metro al giorno.

La ricerca biomedica

Mentre il loro ruolo negli ecosistemi rappresentava ancora un tabù, gli studi biologici di questo magnifico animale erano già all’avanguardia. Alcuni scienziati studiano da anni il genoma dello Strongylocentrotus, in cerca di potenziali usi terapeutici per curare malattie umane. Ad esempio, nel 2012, i ricercatori dell’University of St. Andrews hanno iniziato a studiare particolari regioni del DNA dell’animale, le quali sono risultate utili per la ricerca sul cancro e sul morbo di Alzheimer. In particolare la ricerca ha identificato una sequenza in grado di riportare qualunque cellula ad uno stato stem cell-like (simile alle cellule staminali), aprendo nuovi orizzonti per il trattamento di queste malattie. Sul riccio di mare viola sono stati effettuati inoltre studi di longevità. La specie può infatti vivere comodamente oltre i settant’anni, molto strano per un animale così ‘semplice’. I ricci sono in grado di rigenerare i tessuti danneggiati o invecchiati tramite un processo unico. Ecco qui il riscatto dei ricci di mare viola.

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