“Paura e delirio a Las Vegas”, una guida veloce per un utilizzo responsabile dell’onirico.

La questione droghe rimane un tabù, ma perché i nostri avi vi erano così affezionati?

(Hunter Thompson si prepara ad assumere l’adrenocromo)

La perdita di coscienza non è mai consigliata, ma grazie alla sua assenza la nostra mente può raggiungere degli stati elevatissimi di consapevolezza. Forse proprio per questo motivo, Hunter Thompson e il suo amico e collega, il dottor Gonzo, decisero di passare una settimana di paura e delirio a Las Vegas.

L’attrattiva del delirio

La parola delirio è caotica, indica infatti una condizione mentale in cui la logica svanisce e tutto la coscienza perde gran parte della sua percezione. In tale stato la mente perde il controllo sulle azioni. Ci si ritrova a straparlare o a compiere atti che non rispecchiano il nostro carattere abituale. È vero che si vive un’esperienza fuori dal normale, ma il prezzo da pagare è direttamente proporzionato al “divertimento” che la sostanza ci offre. Diventa necessario ponderare. Conoscere gli effetti, le controindicazioni, la durata e le “manovre di evasione”. Bisogna sapere cosa fare e cosa non fare durante il tutto. Il rischio di danni permanenti dopo un solo utilizzo sono estremamente rari, ma non possiamo mai essere troppo sicuri per quanto riguarda l’alterazione del nostro cervello.

Il nostro alleato più prezioso in questa situazione è lo psiconauta: un individuo colto in materia grazie alla psiconavigaizione delle sostanze. Questa pratica consiste nell’assumere una droga seduti comodamente sulla poltrona di casa. La mente perde la concezione del corpo e la coscienza è in grado di analizzare il più oggettivamente possibile l’effetto in cui si è immersi. Esistono molte droghe e ognuna funziona a modo suo, ma tutte hanno in comune uno stato di delirio più o meno potente.

Il passaggio dal disgusto

Solo quando l’efficacia dell’effetto inizia a calare, possiamo comprendere la portata dei postumi. Inizialmente si nota un calo di serenità, l’effetto che ci plasmava inizia a sentirsi meno, la coscienza riaffiora come svegliatasi da un sogno un po’ tormentato. Il corpo torna a percepire i suoi bisogni e allora cibo e acqua diventano necessità assolute. I dolori che prima erano anestetizzati, sono adesso pungenti e fastidiosi. È in quel momento che viene pronunciata la classica sentenza del “mai più”.

L’alienazione del corpo a favore della mente è faticosa sia durante che dopo il viaggio, ma è spesso stata indagata dagli sciamani e dagli artisti del passato. Oggi questo utilizzo della droga è molto rara. Viene preferito il semplice effetto ludico, il puro sballo da discoteca, fine a se stesso e privo di risposte. Diventa quindi necessario provare nuovamente a capirci qualcosa, ma senza i giusti mezzi la ricerca si rivela ogni volta poco efficace. Nasce così il desiderio di continuare la ricerca e nasce quindi un motivo per l’utilizzo quotidiano. Solitamente questa ripetibilità è dovuta a un desiderio di evasione dalla realtà.

A decretare questo fatto fu la risposta che Tolstoy diede alla domanda: “perché le persone si drogano?”. Questa teoria di fuga della realtà ci spiega qual è il peggiore sviluppo a cui può portare la droga nella vita di un individuo, ma questa intuizione riduce notevolmente la vasta quantità di motivazioni per cui l’uomo si droga.

Le motivazioni della paura

Partendo dal presupposto che qualsiasi droga sintetica è stata inventata solo di recente, scopriamo che quegli effetti non sono altro che principi attivi presenti in molte piante. E chi erano i più grandi conoscitori della natura se non i nostri avi?

Studiando le antiche popolazioni negli aspetti più controversi, cerchiamo di comprendere le esigenze dei primi uomini e ci accorgiamo che le loro più grandi preoccupazioni oltre alla sopravvivenza erano tutte collegate all’aspetto divino e spirituale. La nascita di filosofie che spiegavano l’essere e l’imponenza delle religioni che giustificavano questa permanenza sulla terra, ci inducono a pensare che la curiosità per l’ultraterreno ci abbia spinto sempre di più a rinforzare queste sfere del pensiero. È stato allora che si è dimostrato essenziale conoscere a fondo gli effetti di quelle piante che non sfamavano e non uccidevano. La paura per ciò che non potevamo conoscere ci ha portato a inventare sostanze sempre più raffinate al fine di raggiungere stati più elevati di consapevolezza, eppure la loro origine pare essere molto antica. La curiosità per questa condizione ha sempre attratto l’uomo fino al punto di abusarne. All’eccesso seguirono i problemi e per risolverli fu necessario condannare le droghe per salvaguardare l’efficacia della mente umana.

(il vero Hunter S. Thompson)

Il rischio della paura

La paura potrebbe essere quindi la causa prima della ricerca, ma è anche presente in ogni esperienza dell’onirico. Ce lo mostrano Hunter Thompson (Raoul Duke) e il Dott. Gonzo che durante la loro settimana stravagante, si trovano in situazioni molto particolari, complicate ulteriormente dal loro stato di assente lucidità. Le scene del film rendono molto bene quanto possa essere spaventoso e al contempo divertente vivere quelle esperienze. Per gran parte della proiezione lo spettatore può godersi la vista di scene quotidiane come salire su una giostra rese estremamente ansiogene e pericolose dalle condizioni mentali in cui i due protagonisti si trovano. Entrare in un bar dalla clientela giurassica, aspettare in camera qualcuno che non ricordiamo di aspettare o fare un bel giro per un casinò senza il controllo delle proprie facoltà motorie.

Questo film ci può far scoprire la nostra curiosità verso il delirio, ma ci insegna anche che ci vuole un’adeguata preparazione prima di intraprendere tale viaggio. Il rischio è di passare delle ore pesantissime, in cui la visione lineare che abbiamo della realtà si lascia eclissare da percezioni sballate del tempo e dello spazio.

 

Altri ricercatori dell’onirico

Proprio per questi effetti confusionari furono necessarie dei metodi che indagassero questi mondi senza perdita di consapevolezza. Gli ebrei crearono la religione. i greci inventarono la filosofia, gli europei la scienza, ma queste tecniche non permettevano di raggiungere consapevolmente tali stati. L’unica cosa che potevano fare era quella di ipotizzare. Solamente andando verso oriente troviamo delle pratiche efficaci per la ricerca di quegli stai, ovvero le pratiche meditative. Gli asceti indiani per esempio, ricercano l’ultraterreno attraverso lo Yoga, una pratica che permette di imparare a cessare le proprie attività mentali per raggiungere stati onirici consapevolmente.

È appurato quindi che le droghe sono superflue, sembrano utili per raggiungere degli stati di serenità e spiritualità, ma le sensazioni provate sono passeggere e il giorno dopo i problemi e i pensieri torneranno a occupare la vostra mente più forti di prima. Le pratiche di meditazione sono più noiose e occorre fatica e costanza perché diano soddisfazione, però una volta raggiunto l’obbiettivo, quello rimane.

A questo punto mi sembra doveroso lasciare un piccolo consiglio data la tentazione che questo scritto può indurre. Cercate di non scappare dalla realtà, cercate di godervi una serata senza bisogno di sballarvi. Le droghe trovano chi è più instabile, è quindi essenziale essere più forti di loro. Le droghe non sono necessariamente sbagliate, ma vanno conosciute e ancor prima è necessario conoscere noi stessi, le nostre emozioni e soprattutto le nostre debolezze, altrimenti il rischio è alto e il gioco non vale la candela.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.