I serial killer e le loro personalità sadiche. Solo follia o comportamento appreso?Cos’hanno in comune Carl Pranzam, Albert Fish e Ted Bundy? Sono tra gli assassini più sadici mai esistiti. Il primo di questa breve lista è stato etichettato come il più sadico fra i sadici. Carl Pranzam crebbe fra maltrattamenti e violenze e già da piccolo si distinse per le sue malefatte. A undici anni si ritrovò già in carcere a causa dei suoi continui furti e la rabbia che aveva covato fino ad allora si trasformò in soprusi contro i compagni di cella. Continuò a vivere tra maltrattamenti, furti, violenze subite fin quando, grazie ad una rapina acquistò uno yacht. Potremmo dire che questo fu il punto di svolta. Navigò da porto in porto, attirando marinai perlopiù ubriachi che torturava, seviziava e smembrava che infine gettava in mare. Con il trasferimento per lavoro in Africa, si ritrovò avvantaggiato nella sua personalissima ricerca di vittime. Uccise innumerevoli uomini e sodomizzò e torturò più volte parecchi ragazzini e ragazzine che sceglieva sempre giovanissimi. Ad un undicenne, dopo la violenza, fracassò la testa contro una roccia. Tempo dopo dichiarò Il suo cervello fuoriusciva dalle orecchie, ed io me ne stavo lì a guardare compiaciuto. Ritornato in America, proseguì la sua carriera da killer e le sue orribili angherie, violenze inaudite fecero sempre più vittime. Alla fine fu fermato da un vigilante che Carl tentò di decapitare con un’ascia non riuscendoci. Albert Fish, soprannominato il Vampiro di Brooklyn è stato uno fra i peggiori serial killer americani. Mentalmente instabile, senza alcun briciolo di pietà o empatia, pedofilo e cannibale fu catturato grazie ad una lettera che indirizzò ai genitori della piccola Grace. Questa bimba di dieci anni fu smembrata e mangiata da Fish. Nell’epistola descrisse con minuziosi particolari tutto ciò che le fece subire, dalla bontà del suo sedere arrostito al fatto che per nove giorni non mangiò altro che il corpo di Grace. Ted Bundy, uno dei più noti assassini, uccise numerose donne e studentesse. Difatti era anche chiamato Lady Killer o Killer delle studentesse. Grande affabulatore, si conquistava la fiducia delle vittime per poi aggredirle e violentarle. Talvolta stuprava i cadaveri ripetutamente fin quando la putrefazione non rendeva l’atto impraticabile. Decapitò e conservò le teste di dodici vittime. Questi citati rappresentano solo una piccola parte dei killer più sadici che il mondo abbia mai conosciuto.

MA COS’È IL SADISMO?

Dalla definizione riportata nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual) il sadismo è una parafilia che consiste nel trarre piacere sessuale dall’infliggere dolore fisico o psicologico tramite atteggiamenti volti a umiliare la vittima. Ciò che normalmente avviene è esattamente l’opposto. Si evita di provocare dolore o di far correre qualche rischio al prossimo, perché il senso di colpa o rimorso ci viene in soccorso. La persona sadica, invece, trae piacere non solo dall’infliggere pene ma anche dalle implorazioni della vittima.
Non vi è alcun segno di empatia o di sensibilità nel carnefice, ma anzi tutte le suppliche, le grida di sofferenza o tutte le preghiere a desistere da parte della persona succube rappresentano un ulteriore godimento. Ovviamente ci sono diverse tipologie di personalità sadiche. Il marchese De Sade coniò il termine e descrisse la personalità sadica nei suoi numerosi libri erotici. Il sadico è un essere freddo e razionale che, pur di raggiungere il proprio piacere sessuale, sarebbe capace di qualsiasi azione riprovevole e immorale. Si parla anche di sadismo psicologico quando avviene in ambito familiare. Una persona che ha un senso dell’autorità estremamente falsato che pretende sottomissione, che gode nel maltrattare un membro della famiglia e che gioisce degli insuccessi altrui.

I serial killer e le loro personalità sadiche. Solo follia o comportamento appreso?

UNA RICERCA PER CAPIRNE LE MOTIVAZIONI

Personality and Social Psychology Bulletin ha pubblicato uno studio in cui il professore David Chester della Virginia Commonwealth University asserisce che il sadismo non appartiene solo a personalità disturbate, ma anche a gente comune. Persone che presentano un comportamento aggressivo come i bulli o i tifosi allo stadio, potrebbero essere classificati come sadici. La ricerca ha misurato le tendenze aggressive e sadiche tramite il desiderio di questi soggetti di arrecare danno agli altri piuttosto che di cercare la vendetta. Le vittime innocenti venivano obbligate a mangiare salsa piccante o venivano stordite con rumori forti. Si è riscontrato che le persone più aggressive e sadiche mostravano piacere nell’infliggere dolore ma che, alla fine dell’atto, mostrano un umore più depresso.

L’AGGRESSIVITÀ UMANA

Nell’Antica Grecia il comportamento aggressivo era visto positivamente, in quanto era sinonimo di essere valorosi in battaglia. Per Seneca, invece, era sinonimo di follia. Schopenhauer e Nietzsche pensavano che l’aggressività fosse semplicemente qualcosa di naturale, qualcosa di insito nell’uomo e in tutte le specie animali. Nel corso del ventesimo secolo, in ambito psicologico, sono aumentate le teorie sull’aggressività. Secondo Freud è legata all’istinto di morte che coabita nell’individuo assieme all’istinto di vita. Per mantenere l’integrità la persona deve canalizzare questa veemenza in attività socialmente accettate. Dollard e Miller nella loro teoria della frustrazione, dichiarano che c’è proprio quest’ultima alla base dell’aggressività. Se il soggetto si prefigge un obiettivo e trova tanti ostacoli sul proprio cammino aumenta la frustrazione che genera gli atteggiamenti bellicosi. Queste sono solo un paio di teorie sull’aggressività, molto è stato detto e tanto altro ancora si dirà. Da Lombroso e le sue teorizzazioni sulle caratteristiche fisiche per riconoscere un delinquente molti passi avanti sono stati compiuti. Se all’inizio degli zigomi sporgenti o delle sopracciglia molto folte, piuttosto che le orecchie a sventola o i capelli ricci potevano fare di te un assassino adesso nel valutare le condotte aggressive nei confronti dell’altro si valutano numerose variabili. Il caldo eccessivo, una forte umidità, rumori o odori molesti e soprattutto l’ambiente familiare sono tutti aspetti che implementano l’aggressività umana. Dei serial killer sopracitati e di molti altri che si sono fregiati di questo titolo si è appurato che quasi tutti venivano da famiglie violente, in cui avvenivano regolarmente abusi e sevizie. Molto semplicisticamente è come se un carattere già di per sè aggressivo venisse attivato dalle situazioni vissute e attuasse dei comportamenti appresi che sono andati a formare una mappa cognitiva.

Sonia Felice

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