“Sensation Seeker”, quando la dipendenza è il rischio

“Sensation Seeker”, quando la dipendenza è il rischio

25 Luglio 2018 Off Di Francesco Rossi

Nell’epoca attuale il rischio riveste una molteplicità di forme e significati con un denominatore comune: la ricerca di limiti che abbiano un valore di garanzia per l’esistenza. ‘Andare all’estremo di se stessi’, ‘oltrepassare i propri limiti’ sono tutti comportamenti di sfida necessari per affrontare se stessi, sotto gli occhi degli altri. Attraverso la ricerca dei limiti, l’individuo indaga le proprie caratteristiche, impara a riconoscersi e a dare valore alla propria esistenza. Affrontare un rischio diventa la sfida suprema: incantare simbolicamente la morte. Sfidarla, tracciando i limiti della sua potenza, rafforza il senso d’identità dello sfidante. Sfidare la paura, sentirsi totalmente liberi, potenti e invincibili, assecondare il bisogno irrefrenabile di spingersi oltre. Per i dipendenti dal rischio, il tempo del pericolo è un tempo sacro, perché procura l’esaltazione, l’ebbrezza interiore di osare un’impresa in cui la vita è appesa a un filo. Poiché c’è la possibilità di perdere tutto, c’è anche quella di vincere tutto.

Il Sensation Seeker

Tale concetto di motivazione, altrimenti definito come il mediatore tra individuo e azione, ha assunto sempre maggiore rilevanza nel fenomeno dei Sensation Seekers, letteralmente i cercatori di emozioni. La dizione inglese Sensation Seeker si riferisce a un tipo di personalità in costante ricerca di sensazioni nuove e intense, unita alla disponibilità a correre rischi per ottenerle. Questi individui non cercano il rischio di per sé, ma esso è una conseguenza del fatto che le sensazioni più forti possono essere sperimentate, spesso, solo in situazioni estreme. L’assunzione di droghe, dormire con estranei, saltare con il paracadute, le corse con veicoli a motore, alpinismo e ogni altro sport estremo sono comportamenti che forniscono le sensazioni cui il seeker anela, ma al prezzo di mettere in rischio la sua incolumità e quella delle persone che gli stanno attorno. Ciò che il seeker non sopporta è la noia: è come se queste persone avessero una soglia della noia tarata su un livello molto basso. Il seeker è insomma un impaziente e questo continuo bisogno di esplorazione dell’ambiente, che lo mette in situazioni rischiose, altro non è che l’esagerazione di un tratto umano responsabile della nostra sopravvivenza come specie, presente in ciascuno di noi.

Cos’è il Sensation Seeking?

Da un punto di vista psicologico i seeker possono essere classificati come individui affetti da disturbi di personalità, una classe di disturbi psichiatrici difficile da descrivere in modo semplice, ma che tuttavia è abbastanza facile per il professionista riconoscere. Nell’attuale classificazione data del DSM IV,il manuale statistico per la classificazione dei disturbi mentali adottato da psichiatri e psicologi, sono 10 i tipi di personalità patologiche divise in 3 cluster (gruppi). Il gruppo di interesse in questo caso è il B, di cui fanno parte il disturbo antisociale, il borderline, l’istrionico e il narcisistico. Il prototipo perfetto del seeker è la personalità antisociale, incapace di rimandare il bisogno di provare piacere anche quando questo significa ignorare e calpestare regole e diritti altrui. Si tratta d’individui privi o con scarsissimo senso della moralità, l’antisociale è un sensation seeker “puro” che può arrivare a comportamenti estremi, come nel caso del serial killer o della psicopatia. Un altra personalità patologica con caratteristiche da sensation seeker è quella borderline. Per il borderline, il primo problema da risolvere non è la ricerca del piacere, ma sconfiggere il senso estremo d’insoddisfazione e vuoto, soprattutto nell’area affettiva. Un modo (disfunzionale) in cui il borderline ottiene ciò è ricorrendo a comportamenti trasgressivi. La cleptomania, ad esempio, è un tipico comportamento da borderline, soprattutto al femminile.

Per concludere, risulta importante specificare che in psicologia clinica e in psichiatria, un determinato tratto di personalità o modello comportamentale non è patologico di per sé, ma lo diventa a seconda dell’intensità e del modo in cui si esprime.

Ogni patologia altro non è che una funzione normale che per qualche motivo devia dal suo percorso fisiologico fino a diventare abnorme, anormale. Perciò il pilota che corre a 300 km/h sulla pista o la controfigura che compie voli e tuffi spettacolari sono persone con tratti sicuramente da sensation seeker, che però hanno scelto una via socialmente accettabile per soddisfare il loro bisogno. Riuscendo, in altri termini, a sviluppare un modello comportamentale adattivo a partire da un tratto disadattivo del temperamento. Al contrario, individui che, per esempio, guidano ubriachi e rischiano di investire dei pedoni o di schiantarsi da qualche parte, hanno come base un tratto disadattivo del carattere che viene sviluppato in un modello comportamentale altrettanto disadattivo.

-Valto