Secondo Papa Francesco il Covid ha marcato il distacco tra ricchi e poveri: che ne penserebbe Aristotele?

Papa Francesco si è espresso sulla situazione economico-sociale causata dal covid, come risponderebbe Aristotele alle sue argomentazioni?

Fede e Filosofia vivono da millenni un rapporto molto particolare di amore et odio e, anche quando le distanze temporali sono immense, possono scontrarsi in discorsi che interessano tutti gli aspetti della nostra vita.

Le parole di Papa Francesco

Il pontefice si è espresso pochi giorni fa a proposito della situazione sociale ed economica che interessa l’intera popolazione in seguito alle vicende legate alla pandemia di Covid-19. Nelle sue parole, colme di etica e morale, si nota la forza caratterizzante della fede, la speranza, quella che non deve mancare in un periodo del genere. Ma non è solo ai fedeli che si rivolge il Papa, con il suo discorso analizza una questione molto politica e sempre attuale, quella della disuguaglianza.  “La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo“.

 

La disuguaglianza e la schiavitù naturale per Aristotele

Perché nel mondo non ci può essere uguaglianza? Perché esiste la schiavitù e cosa delinea le classi sociali? Sono domande queste al centro di centinaia di analisi politiche portate avanti dalla filosofia. Particolare attenzione può essere dedicata, in questo preciso caso, al pensiero Aristotelico. Di fatti il filosofo di Stagira introdusse, nei suoi trattati di politica, la dottrina della schiavitù naturale. Occorre però precisare a dovere cosa volesse intendere. Nel suo pensiero politico Aristotele pone alla base di una qualsiasi civiltà la famiglia definita come la forma più semplice di associazione fra individui. La famiglia possiede al suo interno una gerarchia dove alla base, nel gradino più basso, si pongono gli schiavi. Tralasciando gli schiavi così detti accidentali, ossia coloro che sono divenuti tali a causa di guerre, vengono considerati soprattutto gli schiavi naturali. Quest’ultimi sono individui incapaci di possedere una propria autonomia, incapaci di deliberare e quindi capaci di sopravvivere solo se guidati da un individuo più capace e soprattutto autonomo. Così facendo viene legittimata un certo tipo di disuguaglianza fra individui.

Il legame tra il Pontefice e Aristotele

La filosofia Aristotelica sembra quindi esprimersi a favore di disuguaglianze e quindi contrapporsi totalmente alle parole del pontefice e alla scuola di pensiero misericordiosa della teologia Cristiana. Vi è però una cosa da tenere a mente, che seppur evidente il contrasto, la teologia Cristiana, che ha posto le sue fondamenta nel medioevo, le ha poste sul terreno fertile del pensiero Aristotelico. Proprio nell’ultimo discorso tenuto da Bergoglio, troviamo tratti che legano molto il pensiero del Papa a quello del Filosofo, il valore della meraviglia e dello stupore.

“Nella ricerca dei beni più che del bene, tanti avevano puntato esclusivamente sulle proprie forze, sulla capacità di produrre e guadagnare, rinunciando a quell’atteggiamento che nel bambino costituisce la stoffa dello sguardo sulla realtà: lo stupore”

Queste le parole del Papa, delle parole che si avvicinano molto ad Aristorele e al suo concetto di meraviglia come guida alla conoscenza. Di fatti, guidato dalla meraviglia, l’uomo può ricercare il sapere e più va avanti più stupore avrà nello scoprire cose nuove e nel porsi nuove domande. Ciò che Francesco I vuole comunicare è un ritorno alla meraviglia come guida, quella meraviglia che l’uomo, come giusto che sia, rischia di perdere facilmente nel tempo ma, attraverso lo sguardo di chi il mondo non lo conosce per nulla come i bambini, può ritrovare e, guidato da questo, ricercare il bene. In conclusione, la filosofia e la fede hanno dimostrato un’ulteriore legame e un appoggio reciproco che forse, in un periodo buio come questo, l’umanità potrà applicare per ricostruire se stessa nonostante un’uguaglianza che, molto probabilmente, non esisterà mai.

 

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