Il Superuovo

“Seconda navigazione”: la via più ardua da percorrere ci avvicina all’Iperuranio platonico

“Seconda navigazione”: la via più ardua da percorrere ci avvicina all’Iperuranio platonico

Ci sono dei giorni in cui tutto è estremante sereno, a tratti piatto, il vento non soffia, non accarezza le vele della nostra barca privandole della spinta necessaria per proseguire e allora si rimane fermi, in mezzo al mare aperto. 

Capita che non ci si possa permettere il lusso di guardare le stelle con la schiena che bacia la poppa e il volto verso l’alto; bisogna trovare un modo per riprendere il viaggio, bisogna percorrere la strada più faticosa, quella a remi.

La seconda navigazione di Roberto Cacciapaglia

Roberto Cacciapaglia è un pianista e compositore italiano noto per la sua particolare maestria: è in grado di suggellare nel medesimo brano innovazione e tradizione.

“Seconda navigazione” va ascoltata ad occhi chiusi, la mente si riempirà di blu, ogni nota sarà in grado di svelare una sua tonalità diversa in un climax e anticlimax perpetuo il cui movimento originato seguirà quello delle onde.

 

Un piano B?

Platone fa menzione in tre diversi suoi dialoghi della cosiddetta seconda navigazione, senz’altro una metafora e come tale va interpretata.

La seconda navigazione o “il piano B”, come la chiameremmo comunemente, è il nostro ultimo appiglio quando vediamo la strada primaria sgretolarsi davanti ai nostri occhi, ma se questa fosse la chiave di lettura voluta da Platone sarebbe tutto troppo semplice e come sappiamo dove c’è il banale non c’è Platone.

Il filtro per poter guardare un’eclisse 

La conoscenza per Platone può essere rappresentata come una linea spezzata, per semplificare la immaginiamo che si dirami in due: un segmento che punta verso il basso – che corrisponde alla conoscenza del sensibile – e l’altro che punta verso l’alto il quale corrisponde al sapere sovrasensibile.

La seconda navigazione coincide con il secondo segmento, quello più difficile da percorrere perché è alla ricerca di un qualcosa che non ci risulta di immediata evidenza, anzi. I due segmenti stanno l’uno all’altro in un rapporto strutturato a chiasmo, infatti se la conoscenza del sensibile è forte nel metodo in quanto ciò che è il suo oggetto di conoscenza è chiaramente visibile, è scarsa dal punto di vista del contenuto, il quale è mera apparenza. L’inverso accade per il secondo segmento: un oggetto di conoscenza forte e veritiero mentre il metodo debole, in quanto il suo contenuto si trova nell’Iperuranio e noi siamo privi di strumenti per possedere questo tipo di conoscenza.

E’ dunque inutile il nostro lavoro di ricerca?

La risposta che ci da Platone è: NO! Attraverso la seconda navigazione possiamo comunque avvicinarci alla conoscenza perfetta, quella appartenente all’Iperuranio e seppur non arriveremo a possederla, anche il processo di ricerca sarà sufficiente per elevarci.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: