Il Superuovo

“La ragazza con l’orecchino di perla” e “Artemisia” ci raccontano i retroscena di quadri famosi

“La ragazza con l’orecchino di perla” e “Artemisia” ci raccontano i retroscena di quadri famosi

Dietro grandi opere d’arte si celano sempre grandi artisti. Uomini e donne con le loro storie particolari, tormentate, rivoluzionarie o ricche di sentimenti. Cosa si nasconde fra le pennellate dei quadri più celebri?

“La ragazza con l’orecchino di perla” di Johannes Vermeer

La creazione artistica non è separata dall’autore e porta in sé tracce, anche involontarie, dell’anima di quest’ultimo. Sono proprio queste “impronte digitali” che vengono ricercate per raccontare le vicende umane sottese all’opera, per immaginare quale sia il contesto in cui essa è nata. Così il film “La ragazza con l’orecchino di perla” e Anna Banti nel suo romanzo “Artemisia” partendo dai quadri provano a narrare parte dell’esistenza dell’artista.

“La ragazza con l’orecchino di perla”: l’attrazione fra Vermeer e Griet

il film “La ragazza con l’orecchino di perla”, diretto da Peter Webber e uscito nelle sale nel 2003, è ispirato all’omonimo romanzo di Tracy Chevalier. Il titolo è anche quello del celebre quadro del pittore fiammingo Johannes Vermeer (1632-1675), detto anche “Ragazza col turbante”. Griet, interpretata da Scarlett Johansson, lavora come domestica nella casa dell’olandese Vermeer, interpretato da Colin Firth. L’artista, noto per le sue scene quotidiane minuziosamente curate e inondate di luce, è sposato con numerosi figli. Visto l’interesse della serva verso la pittura, il maestro le insegna in segreto a preparare i colori. Quando il mecenate Van Ruijven, attratto dalla giovane, chiede al pittore di realizzarne un ritratto, quest’ultimo è intimamente compiaciuto in quanto da tempo desiderava farlo. Durante le sedute di lavoro fra la modella e il ritrattista si crea una connessione sempre più profonda, sia artistica che personale. Tutto questo farà ingelosire la moglie del pittore, Catharina, furiosa per il fatto che l’umile ragazza sia stata scelta dal marito per posare, indossando addirittura i suoi preziosi orecchini di perla. Ecco quale potrebbe essere la storia di passioni racchiusa in uno degli sguardi più intensi e magnetici della storia dell’arte.

Scena dal film “La ragazza con l’orecchino di perla” (da www.wikipedia.org)

La figura di Artemisia nel romanzo di Anna Banti

“Artemisia” è un romanzo del 1947 scritto da Anna Banti, pseudonimo di Lucia Lopresti. Il libro è appunto incentrato sulla figura di Artemisia Gentileschi, famosa pittrice seicentesca, figlia dell’affermato artista caravaggesco Orazio Gentileschi. L’autrice non ci fornisce una biografia ordinata e dettagliata ma realizza un’opera molto particolare in cui i vari piani temporali si sovrappongono come avviene nel cuore, nelle emozioni e nella memoria. La narrazione si gioca su un dialogo scostante fra la scrittrice e il personaggio Artemisia, nel tentativo di restituire al lettore tutti i più reconditi sentimenti e pensieri della pittrice nel corso della esistenza. Quello di Artemisia è un percorso sofferto alla ricerca di affermarsi, di compiere il processo di identificazione che tanto sembra difficile in una società in cui alle donne è concesso solo il tradizionale spazio domestico. Anna Banti non descrive più di tanto i quadri della sua creatura letteraria ma è interessata vedere attraverso di essi la vicenda interiore di Artemisia, come nel film sopraccitato indaga i retroscena dei capolavori artistici.

“Giuditta che decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi

Cosa si nasconde dietro un dipinto: Giuditta e Oloferne

Nel romanzo vien posta particolare attenzione sull’esecuzione della tela rappresentante l’episodio biblico di “Giuditta che decapita Oloferne”. Artemisia si trova a Firenze ed è circondata da donne che in lei vedono una novità e sono si recano ad ammirarla quando dipinge. L’autrice ci racconta la frivolezza sciocca di queste, attratte dal corpo seminudo del modello maschile, in contrapposizione alla solenne serietà della protagonista. In quel dipinto Artemisia riversa il suo vissuto:

Di buon’ora e sola Artemisia aveva cercato nello specchio i tratti dell’eroina e le aveva risposto un ghigno che ormai antichi motivi ispiravano. (…) Agostino, il pugnale, la miseranda scena del letto a colonne avevan trovato la via di esprimersi non a parole o con interiore compianto, ma con mezzi che la mente avrebbe dovuto difendere e mantenere inviolati.

Si rispecchia in Giuditta, vedova ebrea, intenta a tagliare la testa al condottiero assiro Oloferne, mossa da sentimenti contrastanti verso il genere maschile. Un ruolo importante per la comprensione del quadro è la violenza subita dalla giovane ad opera di Agostino Tassi, uomo che si era approfittato di lei promettendo falsamente di sposarla. Tuttavia non mette su tela solo una vendetta ma anche i suoi sensi di colpa, insieme ai colori infatti, stende anche un misto di odio, repulsione ma anche torbido desiderio che cercava di nascondere a se stessa. Così dietro la figura di Oloferne non c’è solo Agostino, ma tutti gli uomini che hanno avuto un ruolo nella sua vita, dalle cui figure cerca di allontanarsi ma allo stesso tempo di affermarsi e identificarsi (interpretazione del romanzo elaborata da Marco Antonio Bazzocchi nel libro “Con gli occhi di Artemisia”) . In conclusione il film “La ragazza con l’orecchino di perla” e il romanzo “Artemisia” ci invitano ad andare oltre la superficie delle opere d’arte per scoprire o anche solo immaginare quali possano essere le storie che hanno animato il pennello dell’artista.

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