“SE PROTESTI TI ARRESTO”: SPIEGHIAMO IL DDL SICUREZZA ATTRAVERSO LE TESTIMONIANZE DI ULTIMA GENERAZIONE

Protestare diventa un reato, ma gli attivisti non ci stanno.

Proseguono i cortei contro il nuovo disegno di legge che porterebbe in galera chi, per l’appunto, manifesta per strada. Niente cartelloni, striscioni e neppure la vernice sui quadri a cui, oramai ci eravamo abituati. Ma sarà davvero così?

QUEL DISEGNO DI LEGGE CHE NON PIACE A NESSUNO

Era il 19 settembre 2024 quando la Camera dei Deputati aveva approvato il disegno di legge sulla sicurezza con 162 voti favorevoli, 91 contrari e tre astenuti. In attesa che il ddl passi al vaglio del Senato per la definitiva approvazione, in molti hanno espresso la propria disapprovazione, sia nelle agorà virtuali che nelle piazze vere e proprie. Il provvedimento introduce importanti novità in materia di manifestazioni, sicurezza, detenzione carceraria e l’abusivismo. Mentre l’introduzione del nuovo reato per chi organizza a rivolte all’interno di un istituto penitenziario è una novità, le norme per assicurare la libera circolazione sulle strade ferrate ed ordinarie e la libera navigazione non sono passate inosservate, poiché si rischierebbe di finire in manette. In caso di danneggiamenti o minacce, le pene variano da un minimo di 18 mesi fino a cinque anni di reclusione, con multe che possono arrivare a 15.000 euro. Un’aggravante viene prevista per i reati commessi contro infrastrutture strategiche o grandi opere pubbliche, come il Ponte sullo Stretto di Messina o la Tav. Un’ulteriore novità è la trasformazione del blocco stradale da illecito amministrativo a reato penale. Chi partecipa al blocco stradale, ferroviario o simili, anche in modo pacifico, rischia fino a un mese di carcere e una multa di 300 euro. Se il blocco avviene nel contesto di una manifestazione o in gruppo, le pene possono aumentare, fino a sei mesi o due anni di reclusione.

DA ATTIVISTI A ‘CRIMINALI’

Nel leggere il disegno di legge che, se apportato, comporterebbe persino il rischio di finire in cella per chi protesta bloccando il traffico, è facile pensare a quanto gli attivisti di Ultima Generazione hanno fatto negli anni: dalla vernice lanciata sui quadri di Van Gogh fino ai blocchi stradali, rischiando più di qualche volta di essere investiti. Ma questi dimostranti non sono gli unici ad andare contro il ddl sicurezza, in quanto la disobbedienza civile riguarda tutti. «È evidente che questa norma è stata cucita su di noi», denuncia Giulio Giuli, attivista di 60 anni di Ultima Generazione che segue le questioni legali dell’associazione. Non è un ragazzino, tantomeno uno con le mani in tasca. Sottolina come il rischio maggiore sia quello di criminalizzare il dissenso «Ma la cosa grave è che così si vanno a colpire molte altre categorie. Si sta andando incontro a una forte limitazione del diritto di manifestare», conclude.

NON SOLO VERNICE E CORTEI

Mentre proseguono i cortei contro il nuovo disegno di legge, un altro punto del ddl inizia a creare delle tifoserie. È la conseguenza più normalizzata, poiché è inevitabile che si creino grandi gruppi tra chi è pro e chi è contro. Un’altra modifica rilevante introdotta dal ddl riguarda il reato di occupazione abusiva di immobili. L’articolo 10 stabilisce che l’occupazione arbitraria di immobili destinati a uso abitativo sia punita con pene che vanno da due a sette anni di reclusione. Inoltre, la nuova normativa prevede che si possa procedere d’ufficio nei casi in cui l’immobile occupato sia di proprietà pubblica o destinato a uso pubblico. Insomma, un vero e proprio metodo per contrastare il fenomeno delle occupazioni abusive, introducendo anche una procedura di urgenza per liberare gli immobili da occupanti non autorizzati. Pensate quindi a chi passa le proprie notti negli immobili abbandonati, poiché considerati un ‘riparo’ per chi un tetto sulla testa non ce l’ha. Insomma, un ddl a cui non importa se protesti o dormi per strada, poiché l’importante è che il suolo, in un modo o nell’altro, non si calpesti.

 

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