Scelte personali e volontà collettive: i partiti italiani si dividono.

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La legge Varchi condanna la gestazione per altri. Proibita su suolo nazionale ed estero per gli italiani.
Il provvedimento
“Le famiglie italiane chiedono pane, Meloni dà loro la legge Varchi”: così Alessia Crocini, presidente delle Famiglie Arcobaleno commenta la condanna alla maternità surrogata da parte di Camera e Senato. Il ddl, firmato dalla deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi, definisce la pratica della Gpa (Gestazione per altri) reato universale. Se già nel 2004 era stata proibita sul suolo nazionale, adesso si condanna anche chi intende praticarla all’estero con sanzioni che vanno dai 600mila a un milione di euro ai quali si aggiunge un periodo di ben due anni di reclusione. L’utero in affitto è quindi proibito anche a tutti coloro che, impossibilitati ad avere una loro famiglia nel senso classico del termine, abbiano pensato di recarsi presso cliniche britanniche, statunitensi, greche, portoghesi o albanesi. I partiti italiani si dividono tra chi afferma di voler “sradicare il turismo procreativo” e chi definisce la nuova normativa “gravemente incostituzionale”. Ovviamente, a schierarsi sono anche associazioni che hanno fatto della “tutela” della famiglia tradizionale la loro ragion d’essere. Pro Vita&Famiglia ha, infatti, visto l’approvazione del ddl come “una giornata storica frutto di anni di battaglie”. Contraria è invece Alessia Crocini che definisce la normativa limitante nei confronti delle diverse declinazioni del sostantivo “famiglia”.

Desideri e sanzioni
A critiche di natura ideologica si affiancano anche dubbi pratici riguardanti la possibilità di consultare le banche dati estere in vista di possibili processi e condanne. Su quali basi calibrare la pena? Ci saranno differenze tra coppie eterosessuali e omosessuali? Inciderà la modalità di maternità surrogata? Un contratto di surrogazione di maternità gestazionale sarà moralmente peggiore di uno tradizionale? Forse sì, dato che nel primo caso il nascituro non potrà mai essere geneticamente correlato alla madre surrogata, mentre nel secondo il piccolo sarà inevitabilmente legato alla sua “mamma in affitto”. Molte sono, quindi, le perplessità che questo ddl porta con sé alle quali si affianca quella che per alcuni è semplicemente una grande verità: l’aver piegato “il diritto penale ad un’ideologia di parte”, limitando così le opportunità di migliaia persone desiderose di metter su famiglia, ai quali pianti disperati il governo risponde con grida di incitazione all’adozione classica, oggi più che mai sommersa da una marea di problematiche in termini di criteri di adottabilità.
Utero mio, volontà vostre
La maggioranza di Governo afferma, inoltre, di aver così difeso il benessere di donne socialmente ed economicamente costrette a tale pratica. Ma sarà davvero così? Invece di aiutare queste donne a uscire da una chiara situazione di disagio, le si condanna nuovamente tappandogli la bocca. Donne desiderose di essere madri o volenterose di aiutar altre a diventarlo. Donne che hanno un loro pensiero e delle loro idee. Ci si ritrova, invece, ancora una volta a fare di tutta l’erba un fascio, a decidere cosa è giusto per l’altro senza interpellarlo, senza ascoltarlo. Si parla di scambio di gameti, traffico di uteri e corpi in affitto, senza pensare che dietro tutto ciò ci sono desideri e necessità singole che non possono finire nell’oblio in virtù di una presunta volontà generale.