Se mi lasci ti cancello, la tecnologia distopica della “cura” potrebbe presto diventare realtà

In futuro potrebbero esistere delle tecnologie specializzate nella manipolazione dei nostri ricordi? Ma la vera domanda è: qualora ne si facesse ricorso quali sono i rischi che correremmo?

Sebbene nel 2004 fosse solo un lungometraggio fantascientifico, il film “Se mi lasci ti cancello” ha involontariamente descritto una realtà distopica che presto potrebbe avverarsi. Si tratta di un futuro in cui sarà possibile la cancellazione selettiva della memoria, che, nel film, viene definita: “la cura”. Immaginate ad esempio di aver sofferto in seguito alla rottura di un rapporto, alla morte di una persona a voi cara, o per qualsiasi altro motivo. Non sarebbe bello o almeno semplice e veloce eliminare del tutto quel ricordo? Al di là dei problemi legati a questioni etico-morali, gli scienziati si sono sempre posti il dubbio se una soluzione del genere fosse realmente applicabile alla vita quotidiana. Ebbene, la ricerca sembra aver dato i suoi frutti e, anche se saranno necessari altri anni prima di commercializzare “la cura” gli studiosi affermano di essere sulla buona strada. Ma come si fa a cancellare un ricordo?

Come funziona la nostra memoria

Prima di spiegare il modo in cui vengono cancellati i ricordi è opportuno comprendere come essi si formino. In parole povere un ricordo permanente è un’informazione che transita attraverso particolari meccanismi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Il processo mediante il quale avviene tutto ciò è chiamato: “riconsolidamento”. Tra i diversi passaggi, in particolare, quando il ricordo è spiacevole all’interno dell’amigdala si assiste a un notevole incremento delle connessioni neurali. Tutto ciò è frutto dell’evoluzione. Infatti, se il ricordo di un pericolo dovesse affievolirsi saremmo più soggetti a ricadere nelle stesse situazioni dannose.

Come si elimina un ricordo spiacevole?

Una volta appurato il collegamento tra i ricordi spiacevoli e il riconsolidamento non ci vuole molto per intuire che, qualora si volesse cancellare un ricordo basterebbe semplicemente intervenire sulle connessioni neurali. Ma esiste un modo per farlo senza danneggiare i tessuti celebrali?

Un gruppo di ricercatori del Centro per le Scienze Neurologiche di New York, guidato da Joseph Le Doux ha somministrato a dei ratti un composto chimico che provoca amnesie chiamato U0126. I roditori hanno dunque dimenticato la paura legata ad alcuni suoni uditi il giorno prima, comportandosi come se non fosse successo nulla. Dalle analisi è infine emerso che le connessioni neurali all’interno dell’amigdala si erano notevolmente ridotte a conferma del risultato dell’esperimento. I ratti ai quali non è stato somministrato il farmaco, al contrario, hanno manifestato una notevole tensione di fronte allo stimolo uditivo, segno che la paura non era affatto scomparsa.

Altri esperimenti sono stati poi condotti su un mollusco: Aplysia, utilizzato come modello per lo studio del funzionamento ei neuroni. A dare vita allo studio sono state la Columbia University Medical Center di New York e la McGill University di Montreal. Gli scienziati, dopo una lunga serie di esperimenti hanno scoperto che la forza delle connessioni neurali è calibrata da due enzimi: PKM Apl III e PKM Apl I. Il primo influenza la memoria sinaptica associativa, il secondo quella incidentale. Inibendo la produzione di uno dei due enzimi si può affievolire se non eliminare del tutto un tipo di ricordo senza influenzare l’altro.

Le controversie etiche

Tra le opposizioni etiche e morali avanzate nel corso della ricerca spicca quella presentata dal film “The eternal sunshine of the spotless mind” (tradotto in italiano con: “Se mi lasci ti cancello”). I protagonisti della vicenda (Joel Barish e Clementine Kruczynski) , infatti credendo di incontrarsi per la prima volta si innamorano per poi scoprire di essere già stati insieme e di aver rimosso dalle proprie teste l’uno il ricordo dell’altro in seguito a un periodo di crisi di coppia. Che sia stato il destino o meno a farli rincontrare importa poco. Ciò che conta, invece è che i due si sono subito pentiti della scelta fatta in passato così come Mary, invaghitasi del suo datore di lavoro dopo essersi fatta cancellare la memoria per lo stesso motivo.

Al di là di possibili ripensamenti c’è poi il fatto che un simile intervento sui nostri ricordi rischierebbe di renderci degli automi sorridenti, inconsci dei pericoli e incapaci di affrontarli. Ma c’è qualcuno che negherebbe questo trattamento alla vittima di uno stupro o di un attentato? Il dibattito, al momento è ancora aperto e, per ora, non ne si è ancora venuti a capo.

Andrea Grillo

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