Da Corydon a Pomeriggio 5: omosessualità sinonimo di ostentazione

Da Corydon a Pomeriggio 5: l’amore omosessuale dei nostri giorni è davvero lo stesso di Gide?

«L’importante è comprendere che, là dove voi dite contro natura, basterebbe dire: contro costume». André Gide così scrive in Corydontesto pubblicato tra il 1911 e il 1924 con lo scopo di difendere l’omosessualità. Ma Gide era omosessuale? La risposta è sì, nonostante il suo matrimonio con la cugina Madeleine Rondeaux, amata di un amore intellettuale, platonico. Un altro indizio antitetico si ritrova nella nascita di una figlia avuta da Elisabeth van Rysselberghe, figlia di un’amica di Gide. Malgrado queste apparenti prove a favore dell’eterosessualità, André avrà sempre un certo interesse per i giovani uomini: egli vive per un lungo periodo a Parigi insieme al suo amante (e nipote) Marc Allégret. Se di solito amore e desiderio prendevano per lui strade diverse, questa volta il cuore e il corpo dello scrittore vibrano all’unisono. Madeleine torna dalla sua famiglia e Gide è ormai libero di pubblicare Corydon, precedentemente dato alle stampe in totale anonimato.

Nel 1910 Gide assiste al processo Renard, accusato di omicidio anche se evidentemente innocente. Il motivo dell’accusa? Renard era omosessuale. Gide, cresciuto da un padre giurista in un ambiente fin troppo impregnato dalla parola “giustizia”, n0n ci sta e si impegna nella scrittura di Corydon, che pubblicherà definitivamente solo nel 1924 per evitare qualsiasi scandalo. In questo dialogo socratico, infatti, l’autore rappresenta la morale perbenista dell’epoca, in posizione opposta a Corydon, nome di un pastore delle Bucoliche di Virgilio, che esprime le ragioni di Gide stesso. In che misura si può parlare di coming out?

Roberto Calderoli:“Non sopporto che, per difendere i loro diritti, gli omosessuali vadano in piazza conciati da checche”. 

Corydon si è rivelato negli anni un ottimo modo di affermare la propria omosessualità agli occhi del mondo. Tuttavia al giorno d’oggi non è ugualmente comune la pratica della scrittura in vista del coming out. Al giorno d’oggi piace vestirsi in maniera eccentrica, piace scrivere alle proprie famiglie su Whatsapp per evitare una ‘strigliata’ vis à vis. I vip invece adorano farsi ospitare dai programmi TV più trash e più seguiti. Non molto tempo fa, ad esempio, il popolo italiano ha assistito al coming out di Marco Carta e Christian Imparato. I due cantanti, rispettivamente figli di Maria De Filippi e Antonella Clerici, hanno scelto gli studi Mediaset per confessare la propria omosessualità sempre taciuta. E di entrambi è stata la scelta del salotto di Barbara D’Urso per aprirsi al mondo. Questioni delicate che con la scusa dell’emancipazione si fanno strada tra la folla: essere omosessuali oggi è quasi motivo di vanto. Il pubblico piange e applaude per la vita difficile che si prospetta agli occhi del malcapitato di turno, il quale non pone alcun freno alle sue lacrime da telecamera.

La conduttrice Barbara d’Urso in diretta a Live #nonèladurso

La conduttrice Barbara d’Urso ha affrontato  l’argomento del coming out, ed ha ripescato alcune dichiarazioni di Mahmood, vincitore di Sanremo, che in un’intervista ha affermato di ritenere imbarazzante l’andare in una trasmissione come Domenica Live a parlare del proprio orientamento sessuale, proprio come i cantanti sopracitati. Ecco quindi che la d’Urso ha voluto replicare a Mahmood dicendo:

“Ovviamente sapevo delle parole di Mahmood, che peraltro è un artista che mi piace tantissimo.Io quotidianamente, siccome cammino, vado nei bar, in giro, a fare la spesa come tutte le altre persone, vengo quotidianamente fermata da tantissimi ragazzi che mi ringraziano per quello che faccio, perché ci sono alcune famiglie in alcuni paesi sperduti, lontani o anche in città, che ancora non riescono ad accettare le ragazze lesbiche o i ragazzi omosessuali. E sono tante le persone che mi ringraziano. Quindi che tu o altri abbiate il pensiero che sia inutile farlo in televisione, io continuo a farlo, mi dispiace per voi”.

L’omosessualità come mezzo di affermazione

Sembrerà incredibile, ma oggi l’omosessualità è diventata la maniera di far parlare di sé i media, gli amici o i conoscenti (Si tengano presenti le eccezioni!). Risulta dunque evidente quanto sia cambiata la visione dell’amore omosessuale dai tempi di Gide e del Corydon ad oggi. Se Gide aveva pensato ad un modo intellettuale di affermare la propria difesa dell’omosessualità, Barbara d’Urso gioca sull’audience così come i vip in decadimento, che fanno leva su presunte ‘diversità’ per apparire sugli schermi di sei milioni di italiani. Ma quando l’omosessualità sarà accettata come mangerà la Barbara d’Urso del futuro? E come faranno parlare di sé quei vip la cui unica strada è quella che porta alla casa del Grande Fratello? Staremo a vedere.

                                                 Alessia Piccirillo 

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