Oggi ricorrono 140 dall’anniversario di Pinocchio, vediamo insieme come questo Evergreen della letteratura è stato d’ispirazione per la psicologia odierna.

Tra le favole senza tempo si classifica senz’ombra di dubbio il burattino più famoso al mondo: Pinocchio. Con la sua fantasia Collodi ha conquistato grandi e piccini, a tal punto che oggi in psicologia esiste una sindrome che prende il nome proprio dall’opera collodiana! Immergiamoci dunque insieme in questa lettura e, tra i ricordi che hanno segnato la nostra infanzia, capiamo insieme cos’è la sindrome di Pinocchio.
PINOCCHIO: LA STORIA DI UN BURATTINO
Classe 1826, Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini) è divenuto celebre grazie alla pubblicazione di “Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino” nel 1883.
Per la precisione Pinocchio ha la morfologia di una marionetta, ma l’autore preferì definirlo burattino, perché alla fine dell’800 era in voga definire con questo termine “il fantoccio mosso dai fili“; inoltre “marionetta” era di scarso uso popolare ed era stato considerato da alcuni scrittori dell’epoca un francesismo.
Tuttavia la storia ha come punto di partenza non Mastro Geppetto come la Disney è solita a ricordare, ma da Mastro Ciliegia, un falegname che avrebbe raccolto un pezzo di legno “che rideva e piangeva come un bambino“ e che avrebbe deciso di donarlo a Geppetto per poter creare una marionetta per sentirsi meno solo.
Geppetto non aveva ancora terminato di creare gli occhi e la bocca della marionetta che già questa prese a fargli i versacci.
Una volta ultimata, la marionetta inizia a comportarsi come un vero bambino: ha voglia di giocare, di divertirsi, di non pensare al futuro, è ingenuo e non ha voglia di studiare. Queste sono tutte caratteristiche presenti durante le mille avventure del nostro bambino di legno.
Collodi si distacca dai classici temi ottocenteschi, per mostrare un nuovo volto dell’infanzia. Pinocchio è l’interazione di due modelli: da un lato un bambino di strada che non rispetta le regole date, ma dall’altro con una coscienza, armato di buone intenzioni ma che non gli va di studiare.

COLLODI: UN EDUCATORE A TUTTI GLI EFFETTI
“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo.”
Pinocchio si configura come uno dei primi romanzi di formazione della letteratura italiana indirizzato a un pubblico giovanile.
La storia del bambino di legno insegna ai suoi giovani lettori di essere umani e non animali (il gatto e la volpe sono la rappresentazione psicologica di alcune caratteristiche umane). Collodi ricorda in primis che la formazione di un bambino parte proprio dalla famiglia, per poi trovare una continuità nel sistema scolastico; è compito della scuola e degli educatori di insegnare ai bambini a osservare il mondo che gli circonda.
Pinocchio è una fiaba dall’inizio inusuale:
“C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.”
La sua imprevedibilità è l’elemento caratterizzante di tutta l’opera, lo strumento con cui si serve Collodi per intraprendere un percorso di formazione.
LA SINDROME DI PINOCCHIO
Tuo figlio, Tuo marito o la tua ragazza dice troppe bugie? ebbene oggi la psicologia definisce questo comportamento come la Sindrome di Pinocchio.
Oggi Pinocchio è la persona che vive senza remora e preoccupazioni delle sue azioni, non ha vere emozioni. Qualsiasi azione compia è caratterizzata dal puro soddisfacimento dei bisogni personali a prescindere da quelli altrui.
Dunque in psicologia si definisce “pinocchio” quella persona che, nonostante i buoni propositi, continua a comportarsi come un bambino e che a causa di questo suo comportamento non riesce a crescere.
La sindrome di Pinocchio è anche definita sindrome del bugiardo compulsivo e bugiardo patologico. Qual è la differenza tra le due tipologie?
Il bugiardo compulsivo è colui che mente senza un fine specifico; lo fa per sentirsi meglio, perché dire la bugia lo fa sentire meglio rispetto alla verità. Secondo degli studi scientifici questa patologia si ramifica in età infantile nel momento in cui in un contesto familiare la bugia è ritenuta normale e necessaria all’interno di un determinato stile di vita.
Il bugiardo patologico (o cronico) è presente in quelle persone che mentono consapevolmente ogniqualvolta che vogliono ottenere uno scopo desiderato. Per il bugiardo patologico non è importante causare delle spiacevoli conseguenze emotive. Nasce in età infantile come meccanismo per affrontare la realtà e nella maggior parte dei casi questa patologia sfocia nel disturbo istrionico di personalità o nel disturbo narcisistico di personalità.
Se già ti stai preoccupando per aver mentito a tua madre sul voto preso all’ultima verifica o di non aver detto alla tua ragazza che sei andato a giocare a calcetto, tranquillo non rientri in questa patologia. Tuttavia se non stai attento a dire le bugie ti crescerà il naso come a Pinocchio!