Ha senso modificare un’opera già esistente? Rispondono l’autore de “Il libro del buen amor”, Guè e Bob Sinclair.

Un testo “muore” nel momento in cui non lo legge più nessuno, una canzone “muore” nel momento in cui non viene più ascoltata; rifacimenti, rimaneggiamenti e remix possono contribuire a rendere immortali un’opera, che vive proprio grazie ai lettori e agli ascoltatori, e anche grazie a coloro che la innovano. Nel Medioevo l’originalità dipendeva dalla capacità di saper variare modelli e forme già esistenti, di saperne reinterpretare contenuti; l’originalità emergeva attraverso riadattamenti e rifacimenti, che a volte ottenevano un successo maggiore rispetto a quello dell’opera originaria.
L’originalità nel Medioevo
Ogni testo ha una cosiddetta storia interna legata alle scelte, alle fonti e ai modelli dell’autore, ai modi e ai tempi di pubblicazione; e una storia esterna che inizia allorquando il testo esce dalle mani (e dal controllo) del suo autore, una storia esterna che comprende le varie interpretazioni, i riusi, le citazioni, i rifacimenti, le traduzioni di quel determinato testo. È bene ricordare che nel Medioevo non esisteva una vera e propria proprietà intellettuale, perlomeno non intesa e consolidata come quella odierna; il droit du génie, infatti, nasce solo durante la Rivoluzione francese, nel luglio del 1793. Esso difende la paternità dell’opera e tutela la sua riproducibilità, è l’antenato del moderno diritto d’autore.
Nel Medioevo tutto poteva essere riformulato e un autore lo si giudicava talentuoso proprio se capace di rimaneggiare, con un certo grado di originalità, le opere altrui: il rifacimento era indice di successo per l’autore dell’opera imitata e segno di talento e vasta cultura per l’autore (adattatore) dell’opera imitatrice. Per essere originali occorreva saper riscrivere in nuova veste cose già esistenti, anche perché si partiva dal presupposto che tutto era stato già detto (e scritto).
Molti autori, tra i quali il castigliano Juan Ruiz, spronano studiosi, copisti e scrittori a modificare le opere.

“De mano en mano”
Juan Ruiz, arcipreste de Hita, nella sua opera più nota “Il libro del buen amor” (1330 circa) invita a modificare il proprio testo. Si tratta di un’opera dalle mille sfaccettature, non ascrivibile in uno solo dei tradizionali generi letterari, che ha subito l’influenza anche della tradizione islamica; può essere intesa come raccolta di exempla, ma anche come un canzoniere personale e perché no un trattato amoroso con componenti moralistica e didattica, un complesso intreccio di avventure, in parte autobiografiche, intervallate da digressioni didattiche e fabulae.
A un certo punto, nella sezione “De cómo dice el arçipreste que se ha de entender su libro” (= “Di come l’arcipreste dice che si abbia da intendere il suo libro”), nella quartina 1629 scrive:
Qualquier omne que lo oya, si ben trobar sopiere,
puede màs añadir e enmendar lo que quisiere;
ande de mano en mano a quien quier quel pidiere,
como pella a las dueñas, tómelo quien podiere.Chiunque lo ascolti se saprà ben comporre/ può accrescerlo ed emendarlo se lo vorrà/ va di mano in mano a chiunque lo chieda/ come la palla tra le fanciulle, lo prenda chi può.
Ruiz si augura che la sua opera vada “di mano in mano”, si augura che gli altri, coloro che sanno scrivere buoni versi, la arricchiscano e la migliorino. Per lo scrittore medievale ogni opera (se scritta in lingua volgare) è perfettibile, può essere cioè migliorata.

Campionamenti e remix
Anche in campo musicale, i cantanti spesso recuperano basi e/o brani composti da artisti del passato, introducendo il loro tocco personale e rinnovando la tradizione. Poiché -generalmente- una canzone è costituita da un testo cantato e da un accompagnamento strumentale, esistono varie forme di adattamento (ad esempio, si può lasciare intatto il testo e modificare la base o viceversa). Tra i diversi tipi di ripresa si ricorda il campionamento che consiste nel selezionare parte di un audio già esistente (“campione” o “sample”) e riutilizzarlo in un altro audio.
È il caso di “Bling Bling (Oro)” del 2018 di Guè che riprende “Oro” di Mango (1986). A parte il campionamento e le modifiche prettamente musicali che interessano la base, per quanto riguarda il testo si riscontrano palesi innovazioni. Solo il ritornello -dal punto di vista letterario- resta lo stesso:
Per averti pagherei/ Un milione anche più/ Anche l’ultima Malboro darei/ Perché tu sei/ Oro, oro, oro [Mango]
Per averti pagherei (pagherei baby, pagherei baby)/ Un milione anche più (un milione, un milione e più)/ Anche l’ultima Marlboro darei/ Perché tu sei oro [Guè]
Il pezzo -tra i preferiti di Guè- è stato riattualizzato con l’inserimento di elementi tipici del rap e dell’hip hop, permettendo anche ai più giovani di conoscere e avvicinarsi alla musica di un grande artista come Mango, offrendo nuove prospettive e possibilità di interpretazioni alternative del brano.
Oppure, per citare un esempio più recente -anche se si parla di un remix e non di un vero e proprio riadattamento- si può pensare al brano “Ti sento” dei Matia Bazar (1985) ripreso da Bob Sinclair nell’ottobre del 2023, in cui le lyrics restano le stesse.