I costumi del film hanno un’estetica unica, che mescola la moda vittoriana con tessuti moderni e anacronistici, caratterizzando la protagonista e la sua evoluzione.

La settimana scorsa è uscito al cinema il film “Poor Things”, ultima opera del regista Yorgos Lanthimos, che vede Emma Stone nei panni della protagonista Bella Baxter, una donna fisicamente matura ma con il cervello di una bambina.
Il film è visivamente spettacolare, la scenografia estremamente elaborata e i costumi peculiari e caratterizzanti. Per chi non l’avesse ancora visto, attenzione agli spoilers!
Bambina
La prima parte del film racconta i primi mesi/anni di Bella, impegnata a imparare a camminare e parlare con atteggiamenti da bambina, nel corpo di una donna, indossando una serie di abiti estremamente elaborati: gorgiere enormi, maniche a palloncino sproporzionate, pettine piene di rouches e piegoline (che sembrano fungere anche da bavaglini).
In questa prima parte, l’uso del colore è molto contenuto ed è alternato al bianco e nero; mano a mano che la protagonista scopre la sua sessualità, gli abiti e l’ambiente iniziano a prendere colore.
Dal momento in cui decide di seguire il ricco e affascinante Duncan in un viaggio a Lisbona, gli abiti (ma anche la scenografia) esplodono in colori contrastati e volumi prodigiosi, trasportandoci in un mondo fantastico dove epoca vittoriana e progresso tecnologico-futuristico, convivono in un’atmosfera surreale e immaginifica.
Bella, però, è anche una bambina, e in quanto tale ha delle ingenuità e delle fanciullezze che si riflettono, ad esempio, nel costume che indossa mentre da una terrazza ammira il panorama di Lisbona: indossa un corpetto con le classiche puff sleeves (maniche a pallocino) in tessuto lavorato celeste pastello, uno jabot in seta bianca, pieno di rouches e piegoline, e un pantaloncino morbido e corto in raso giallo.
L’accostamento dei colori è perfetto, mescolato in armonia con l’ambiente circostante ma in contrasto con l’abbigliamento degli altri passanti.


http://www.metmuseum.org/art/collection/search/158720
Adolescente
La costumista Holly Waddington, racconta alla rivista Vogue:
“Sapevo che Yorgos non voleva che sembrasse un film sci-fi o uno in costume solo storico. […] Quindi, il pizzo, il ricamo e le passamanerie mi sembravano assolutamente sbagliate.
[…] C’è una forte modernità nei costumi di questo film, ma tutto deriva da fonti storiche, come i suoi corpetti, ad esempio, tutti realizzati in fogge e cartamodelli di tipo Vittoriano”
La moda vittoriana, in particolare quella degli anni dal 1890 al 1899, a cui le fogge e la struttura degli abiti di Bella fanno riferimento, riguardano un periodo in cui il controllo sul corpo femminile era estremamente ferreo, e il pensiero più diffuso era fosse qualcosa di malato e soggetto a isteria da trattare clinicamente. Questi aspetti si riflettono molto bene nel film, dove spesso viene citata “la buona società” che non consente di fare questo o quell’altro: i costumi di Bella raccontano tutto questo con volumi esagerati, accessori enormi che le coprono il collo, il petto, le spalle e le gambe, segnando soltanto la vita e la fine delle braccia. Inoltre, nonostante le fogge tipiche di fine ottocento, i materiali con cui sono stati realizzati i costumi sono assolutamente non convenzionali: il corpetto che Bella indossa sulla barca dove Duncan l’ha richiusa dopo aver lasciato Lisbona, è giallo con le maniche a palloncino gonfissime, è realizzato in latex e corredato di uno jabot bianco pieno di rouches.
La resa è incredibile, e, mentre lo guardiamo, ci piace…eppure percepiamo che c’è qualcosa di strano, proprio come tutta l’ambientazione del film e la sua resa estetica.
Quando Bella arriva a Parigi, senza soldi e senza un posto dove andare, viene accolta in una delle case di piacere della città, e lì inizia a sperimentare la sessualità, sia con gli uomini che con le donne.
Man a mano che avanza nelle sue esperienze sessuali, inizia anche a frequentare lezioni all’università e comizi politici, come se la sua libertà carnale e quella mentale andassero di pari passo. Allora, gli abiti mutano con lei: si fanno più bizzarri e surreali nella camera da letto, ma più minimal e scuri nella sua vita sociale all’università e nella comunità.

Donna
Quando, dopo varie vicissitudini e avventure (anche dolorose come il ritorno a casa per salutare il suo “padre/creatore” morente) Bella riesce finalmente a liberarsi di tutti quegli uomini che durante la sua vita hanno cercato di contenerla e intrappolarla, lascia da parte la sua sfera infantile e ingenua ma non rinuncia al suo piacere sessuale.
Il suo abbigliamento si evolve con lei: perde il forte contrasto di colori pastello e la ridondanza, che l’avevano accompagnata per tutta la fase “infantile”, in favore di toni più scuri e linee più pulite ed eleganti.
In una delle ultime inquadrature, è seduta con un cocktail in mano e un libro, indossando un maglione in lana avorio, dolcevita, a costine bianco in stile vittoriano, e una gonna lunga color ruggine con taglio laterale.
Un esemplare molto simile al dolcevita, è presente nel sito del MetMuseum di NewYok, datato proprio 1895.
Nel processo di affermazione di sé stessa, passato anche (ma non solo) attraverso la libertà sessuale, Bella raggiunge l’indipendenza nella sua casa, nell’università, nella scelta del suo futuro e degli amici che la circondano.

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