Scopriamo “Il porto sepolto” di Ungaretti e il tesoro sommerso delle Outer Banks

Districhiamoci tra cacce al tesoro, mappe, scrigni sommersi e segreti sepolti nelle Outer Banks e nelle poesie di Ungaretti.

Cinquant'anni fa la morte di Giuseppe Ungaretti | Il Friuli

Cosa avranno mai in comune alcune poesie di uno dei più grandi poeti del Novecento italiano e la serie avventurosa per eccellenza targata Netflix? Scopriamolo insieme partendo dalla vita e dalla raccolta di poesie più famosa di Giuseppe Ungaretti, atterrando nell’arcipelago dei tesori nascosti.

Le peregrinazioni di Ungaretti

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) nasce ad Alessandria d’Egitto da genitori di origini lucchesi, completa la sua formazione a Parigi iscrivendosi alla Sorbona e seguendo le lezioni di Bergson. Successivamente si arruola nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale.

è tra i monti di San Martino e San Michele, in trincea, che scrive le sue poesie più note, pubblicate, poi, nella raccolta del 1916 “Il porto sepolto” e confluite poi nell’Allegria del 1931.

Dopo il “naufragio bellico” è a Roma e, dopo, a San Paolo in Brasile come professore universitario; mentre si trova in Brasile perde il fratello Costantino e il figlio Antonietto di soli nove anni. Scrive “Il dolore” (1947).

Tornato in Italia, continua a scrivere e a insegnare; muore a Roma nel 1970.

Il porto sepolto esiste davvero?

La prima raccolta di liriche, intitolata “Il porto sepolto“, viene pubblicata nel 1916 grazie all’interessamento di Serra, un tenente bibliofilo che aveva notato le poesie di Ungaretti.

Si tratta di un gruppetto di poesie che ruotano attorno alla tematica della guerra: presentano un impianto diaristico con annotazione di data e luogo di stesura.

Le composizioni rievocano i momenti di “pausa” nelle trincee, tra una battaglia e l’altra, tra una morte e l’altra, tra un’esplosione e l’altra, tra “brandelli di muri” e “alberi mutilati”. Inoltre, riflette sulla condizione esistenziale dei soldati, precaria come quella delle foglie autunnali.

Le poesie sono brevi, la sintassi spezzata, i versi “vuoti”, formati per lo più da spazi bianchi. La parola è incisiva ed evocativa.

Il titolo della raccolta è dato dalla poesia omonima e, nelle note al testo, lo stesso Ungaretti fornisce la chiave di interpretazione: il porto sepolto esiste sul serio ed è l’antico porto sommerso di Alessandria. Prima di Alessandro Magno e prima della dinastia tolemaica Alessandria possedeva un grande porto che è sprofondato a causa del bradisismo. Ungaretti ne sente parlare per la prima volta quando ha sedici anni, incontrando i fratelli ingegneri Thuile che gli raccontano la leggenda fattasi storia perché proprio in quegli anni un archeologo aveva fatto la grande scoperta.

Nella poesia “Il porto sepolto”, il porto allude al segreto della poesia, che viene portato alla luce dal poeta: solo il poeta, infatti, può immergersi nelle profondità degli abissi e tentare di svelare il mistero della poesia. Un tentativo che rimane, in parte, infruttuoso perché dopo la risalita, al poeta “resta quel nulla d’inesauribile segreto“.

SOS: esploratori sulle tracce dell’oro sommerso

Se cercate una serie ricca di avventure in cui i protagonisti sono giovani ragazzi che rischiano la vita pur di accaparrarsi un tesoro misterioso, Outer Banks fa per voi.

Ci troviamo nelle Outer Banks, un arcipelago a largo della costa centro-orientale degli Stati Uniti. Qui, vivono due grandi fazioni: i Kooks, ricchi e figli di papà, e i Pogues, che si guadagnano da vivere per condurre una vita di stenti.

Quattro ragazzi appartenenti al gruppo dei Pogues guidati da John B si mettono sulle tracce di un grande quantitativo di oro sommerso che secondo calcoli e ricerche dovrebbe ammontare a circa 400 milioni di dollari.

Non sono i soli a cercare il tesoro sul quale -da centocinquanta anni- aleggia una leggenda legata anche al possesso di una bussola maledetta. E dovranno scontrarsi con esploratori agguerriti che faranno di tutto per mettere le mani su quell’oro.

Il padre del ragazzo protagonista John B era scomparso in circostanze sospette in mare proprio mentre cercava il tesoro della Royal Merchant. Pare, infatti, che le casse stracolme di oro si trovassero a bordo di questa straordinaria nave della corona inglese, naufragata a causa di una tempesta.

Il gruppetto dei giovani Pogues tra fughe nel cuore della notte, immersioni, furti, alleanze improbabili, effrazioni, litigi, corse e lotte riuscirà a recuperare l’oro (e a riperderlo).

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Ricerche e segreti

La vicenda della caccia all’oro ricorda, per certi versi, l’immersione dell’io lirico ungarettiano ne “Il porto sepolto”. Sia il poeta sia i giovani Pogues cercano un qualcosa che è sepolto dal tempo e sommerso dall’acqua, intraprendendo una ricerca che va al di là della poesia e dell’oro; infatti, Ungaretti e John B e il suo gruppo vogliono “solo” scoprire la verità.

Ancora, la missione condotta dal poeta è parzialmente vana perché, dopo essersi immerso e tornato in superficie, la poesia continua a custodire gelosamente il suo segreto, lasciando al poeta “il nulla”; e i Pogues, dopo una rischiosa ricerca, trovano effettivamente il tesoro, ma poi lo perdono, allora lo ricercano, lo ritrovano e lo perdono ancora. Il prezzo da pagare per ottenere in via definitiva il tesoro sarà molto alto e, probabilmente, come Ungaretti anche al gruppetto capitanato da John B resterà “quel nulla di inesauribile segreto”, perché certi misteri come quello della Royal Merchant sono destinati a restare irrisolti.

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