Scopriamo gli autori più importanti della prosa d’arte della tarda età imperiale

Giuliano l’Apostata, Libanio, Temistio, Imerio e Sinesio ci mostrano con le loro opere la letteratura della tarda età imperiale. 

Il movimento della Seconda Sofistica è idealmente continuato tra il IV e il V secolo d.C. da alcuni scrittori la cui produzione, estremamente varia, ci permette di scoprire la prosa d’arte della tarda età imperiale.

GIULIANO L’APOSTATA

La figura più significativa e quella di Giuliano l’Apostata nipote dell’imperatore Costantino che nacque a
Costantinopoli nel 331 dopo Cristo. La sua infanzia fu segnata da una feroce faida familiare: all’età di 6 anni
subito dopo la morte di Costantino tutta la sua famiglia venne sterminata per istigazione del nuovo imperatore Costanzo II. Dentro il palazzo in cui era nato Giuliano vide massacrare il fratello maggiore il padre, i cugini, e gli zii. Egli si salvò grazie a un prete Cristiano che lo nascose in una chiesa assieme al fratellastro Gallo che fu successivamente fatto assassinare dall’imperatore. Negli anni dell’esilio la persona decisiva per la sua formazione fu Mardonio, un uomo di straordinaria dolcezza e umanità che gli trasmise la passione per la cultura antica. La sua sorte cambio nel 655 quando Costanzo II lo nominò Cesare e lo mando in Gallia per fronteggiare le invasioni barbariche. Qui Giuliano rivelò inattese doti di uomo d’azione e seppe sconfiggere gli invasori respingendoli
oltre il Reno: allora Costanzo II cercò di contenere la popolarità del cugino smembrando l’esercito che era ai suoi ordini ma questo si ammutinò e proclamò Giuliano imperatore a Parigi. Costanzo morì nel 361e Giuliano si ritrovò così padrone dell’impero. Durante il corso della sua vita Giuliano si dedicò ad un’intensa attività letteraria: scrisse cinque orazioni, una serie di piccoli trattati finalizzati a propagandare e difendere il suo programma religioso e a confutare il cristianesimo. “La Consolazione a
se stesso per la partenza dell’ottimo Salustio” è una virtuosistica variazione nell’ambito del genere consolatorio. Nell’opera intitolata “Al senato”che risale agli inizi della guerra contro Costanzo rievoca le sue tragiche vicende familiari. L’”Epistola a Temistio è una riflessione sulla figura del re filosofo. Altre due
opere importanti sono “Al sole re” e “Alla madre degli dei” interessanti per le concezioni filosofiche e religiose che ne stanno alla base.

LIBANIO, TEMISTIO E IMERIO

Il bagno nacque nel 314 d.C. ad Antiochia, studio retorica ad Atene e poi si trasferì a Costantinopoli dove
aprire una scuola nel 341. Il corpus delle sue opere è tra i più vasti che l’antichità abbia conservato; ci sono pervenute infatti 64 orazioni, una cinquantina di declamazioni e numerose esercitazioni retoriche. L’opera più importante è però l’epistolario,  una raccolta di oltre 1600 lettere indirizzate alle personalità più
eminenti. Libanio fu un difensore della tradizione classica e un profondo conoscitore degli scrittori attici;
godette di grande fortuna fino all’epoca bizantina come modello di stile e purezza linguistica. Temistio, nato intorno al 317 d.C. in Paflagonia, si recò ventenne a Costantinopoli per perfezionare gli studi compiuti in patria e alcuni anni dopo aprì una sua scuola. Caratteristico di Temistio fu l’interesse per la filosofia che lo porto a studiare approfonditamente le opere di Aristotele tentando un’opera di mediazione fra la tradizione platonica e aristotelica. Del vasto lavoro esegetico condotto da lui su questi filosofi rimangono soltanto alcune parafrasi di opere di Aristotele. Imerio nacque in Bitinia intorno al 310 d.C. divenne professore ad Atene, nel 362 fu chiamato da Giuliano alla corte di Antiochia ma pochi anni dopo fece ritorno ad Atene dove riprese ad insegnare fino alla morte avvenuta dopo il 380. Di lui ci rimangono una ventina di orazioni integre insieme ad altre che ci sono giunte però in modo frammentario; alcune di queste sono esercitazioni retoriche su temi storici, per il resto si tratta di discorsi di vario genere per lo più indirizzati a discepoli.

SINESIO

Sinesio nacque a Cirene da una famiglia pagana. Studio ad Alessandria dove fu seguace di Ipazia, singolare figura di donna dedita alla matematica e filosofia neoplatonica che troverà la morte in un feroce linciaggio a opera di alcuni fanatici cristiani nel 415 d.C. di lui ci rimangono diverse opere: un opera intitolata “L’elogio delle calvizie”, il discorso “Sul regno” per l’imperatore Arcadio, dove l’idealizzazione in senso filosofico e filantropico del principe si accompagna alla coraggiosa denuncia della crescente ingerenza dei barbari nell’esercito. Vi sono poi i due libri dei “Discorsi “ in cui l’antico mito egizio di Osiride viene rievocato in chiave allegorica per coprire allusioni a eventi politici contemporanei e il trattato “Sui sogni”, un testo di onirocritica dalla marcata impronta filosofica. L’epistolario di Sinesio comprende 156 lettere databili fra il 393 il 413 d.C. Abbiamo poi gli “Inni” che costituiscono la testimonianza di una religiosità complessa in cui si
mescolano indissolubilmente neoplatonismo tradizione ellenica e cristianesimo.

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