Il Superuovo

Scopriamo alcune lingue esotiche che hanno contaminato e influenzato il lessico italiano

Scopriamo alcune lingue esotiche che hanno contaminato e influenzato il lessico italiano

Il lessico italiano, come quello della quasi totalità delle lingue del mondo, non è caratterizzato esclusivamente da termini che derivano dalla lingua in questione; bensì è formato, per quasi il 50%, da xeno-lemmi, ossia da parole di origine straniera.

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Nel caso dell’italiano, infatti, i termini di origine italiana rappresentano circa il 51% di tutto il lessico; il 18 % deriva dal latino (l’italiano è, in effetti, una lingua cosiddetta neolatina o romanza); il restante 31 % delle parole “italiane” è costituito da lemmi entrati a far parte del lemmario italiano soltanto successivamente. Si tratta, dunque, di vocaboli importati da altre lingue. In linguistica, questi vengono definiti “prestiti”; esistono diversi tipi di prestiti, ma ci concentreremo esclusivamente su prestiti adattati e non adattati.

1. Anglicismi e francesismi

Analizziamo, prima, brevemente, i noti anglicismi e francesismi, prestiti rispettivamente dall’inglese e dal francese: come per esempio sport, bar, budget, make up, internet, killer, computer, staff, chat che derivano dall’inglese; charme, gaffe, avances, cliché, gilet, croissant che, invece, derivano dal francese.

Ne abbiamo elencati solo alcuni, ma la lista potrebbe continuare quasi all’infinito! Effettivamente, i prestiti dal mondo anglofono e francofono sono tantissimi: in vent’anni metà delle parole entrate nel nostro vocabolario, sono di derivazione inglese; e il 7% del lessico italiano è costituito da parole francesi.

 

2. Tra Germania, Spagna e mondo arabo

Gli ispanismi, germanismi e arabismi non sono da meno: sono quasi altrettanto numerosi. Giusto qualche esempio:

  • dallo spagnolo, l’italiano ha preso in prestito vocaboli inerenti al mondo marinaresco: “rotta”, “doppiare”, “nostromo”, “flotta”, “flottiglia”, “risacca”; e alla gastronomia o alla danza: paella, sangrìa, tequila,  rumba, mamba, merengue… Senza menzionare i famosi: movida, fiesta, siesta, ola…
  • Dal tedesco termini riguardanti la vita quotidiana e termini letterari (Bildung=formazione, cfr romanzo di formazione; Spannung= momento di massima tensione; ubermensch= superuomo nietzschiano);
  • dall’arabo termini per lo più legati alla dimensione della ricerca scientifica e all’astronomia: zero, alambicco, alchimia, algebra, cifra, zenit… E i più moderni come: fatwa, jihad, imam, Ramadan…

Quali lingue imparare? - sociale.it

3. Dall’Est

Soffermiamoci maggiormente sui prestiti più esotici: le lingue dei nostri “vicini” dell’Est hanno influenzato l’italiano? La risposta è sì, anche se, ovviamente, per ragioni prettamente geo-sociali, in maniera minore e meno massiccia rispetto all’afflusso anglo-franco-ispanico.

Diversi sono i turchismi: bascibozuk(=lett. soldato irregolare), bailamme (=confusione); e i più comuni cacciucco, emiro, caffè, chiosco, yogurt, tulipano…

Più numerosi sono i russismi: boiardo, cellula, brigata, mammut, molotov, milizia, nomenclatura, zar, stacanovista, zibellino, disgelo…

Dall’India provengono parole come: avatar, zenzero, basmati, fachiro, karma, yoga, mandala, nirvana, pigiama, scialle, bandana, veranda, giungla, shampoo, gimcana, atollo, guru, catamarano…

Dalla tradizione cinese derivano: kung-fu, shaolin (=stile di arte marziale), yin e yang, zen, tè, soia, sciantung (=tipo di tessuto), tifone…

Nipponismi, dal Giappone, dunque: banzai, geisha, tatami, karate, origami,  bonsai,  kimono, haiku, scintoismo, samurai, kamikaze, harakiri, judo dan, sumo, reiki, shiatsu, anime, manga , ninja, sudoku, karaoke, sashimi, seitan, sushi, tofu, sakè…

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4. Voci molto lontane

Altri forestierismi che affondano le proprie radici in terre remote, sono: le voci maori come kiwi, boomerang, canguro, koala, moana (=mare); dal samoano tatoo (=tatuaggio); dal polinesiano tabù (= ciò che è sacro);  dalla lingua tamil mango; dall’africano scimpanzé; dallo swahili (una lingua bantu, appartenente alla famiglia delle lingue niger-kordofaniane) provengono una nota espressione “hakuna matata”(=”Senza pensieri”) e l’altrettanto comune “safari”.

 

Si tratta, ovviamente, soltanto di un non cospicuo elenco di esotismi che sono entrati nella lingua italiana. Questo breve viaggio inter-linguistico ci ha permesso di offrire una carrellata di sguardi sul cosmopolitismo della lingua e della cultura: le lingue e le tradizioni si fondono, si inter-scambiano, si influenzano a vicenda (per motivi storici, geografici, sociali come guerre, migrazioni, viaggi) e arricchiscono sempre di più il bagaglio culturale del nostro Paese.

Non smettiamo mai di imparare e di conoscere, di contaminare e di lasciarci contaminare (cercando di non inquinare) perché la ricchezza del linguaggio è racchiusa nella parola. Più parole conosciamo, più saremo abili nell’utilizzare e flettere il codice linguistico a nostro favore; e ricordate che il linguaggio serve per comunicare e creare connessioni, per unire, non per dividere.

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