Il Superuovo

Paul Gauguin e il film “Into the wild” ci riportano a contatto con la natura

Paul Gauguin e il film “Into the wild” ci riportano a contatto con la natura

Paul Gauguin e Christopher McCandless hanno cercato primitività e natura nei posti più sperduti del mondo, ripercorriamo il loro viaggio e i loro ideali.

Entrambi spinti dalla medesima insofferenza nei confronti della civiltà, l’artista e il protagonista del film si allontanano dai propri cari e dalla propria quotidianità, rifiutando il destino insoddisfacente che la società gli aveva imposto.

L’ARTISTA VIAGGIATORE

Nelle vene di Paul Gauguin scorre il sangue peruviano di sua madre, mentre nel suo cuore permane la ferita aperta provocatagli dalla perdita del padre. Già all’età di un anno, nel 1849, l’artista francese, amante viaggiatore, parte dalla Francia per una nuova destinazione: il Perù. Trascorsa l’adolescenza nella nazione sudamericana torna a Parigi insieme alla madre. Il suo sogno è diventare un ufficiale di marina, ma non ci riesce. Intraprende allora nel 1871 la classica carriera di uomo d’affari, divenendo agente di borsa. Questa, è una vita che gli sta stretta. Purtroppo (o per fortuna?) nel 1883, la crisi economica gli fa perdere il lavoro ed è costretto a lasciare la famiglia a Copenaghen.  Lo ritroviamo a lavorare a Panama, dove si sta effettuando la realizzazione del canale che collegherebbe l’Oceano Atlantico con quello Pacifico. Incitati i compagni allo sciopero, da vero ribelle e anticonformista, è costretto a rifugiarsi in Martinica. La svolta vera e propria sarà quella dell’anno 1889, quando egli progetta un viaggio a Tahiti. Parte nel 1891 e ritornerà nel 1893. In Francia resiste giusto due anni: nel 1895 Tahiti lo chiama ancora e muore, nel 1903, nelle isole Marchesi.

L’ARTE E L’ESOTISMO

Quel che cattura tutta la sua attenzione e passione, fin da quando si occupa di economia e finanza, è l’arte. Dapprima diviene mercante, in seguito, affiancato da Pissarro, un artista. Concepisce un nuovo modo di fare arte, dai caratteri impressionisti-sintetisti, in compagnia dei cari amici della scuola di Pont-Aven: Maurice Denis, Paul Serusier ed Emilé Bernard. Questo stile è caratterizzato da alterazioni cromatiche e prospettiche. Gran parte della sua ispirazione deriva dall’ambiente esotico che lo circonda. Gauguin è affascinato da luoghi come Tahiti, poiché lì non vi è alcun tipo di profitto e materialismo. Un popolo che si nutre di una semplice quotidianità, fatta di cose necessarie, come cibo, amore e riposo. Qui, dà alla luce i suoi quadri più noti. Quando il giornalista francese Jules Huret gli chiese se andasse a Tahiti per dipingere, la risposta di Gauguin fu la seguente:

“Parto per starmene tranquillo, libero dalla civiltà. Voglio fare dell’arte semplice, molto semplice, per questo ho bisogno di ritrovare le mie forze a contatto con la natura ancora vergine, di vedere solo selvaggi e vivere la loro vita senza altra preoccupazione che tradurre con la semplicità di un bambino le fantasie della mente con gli unici mezzi veri ed efficaci: quelli dell’arte primitiva”

INTO THE WILD – NELLE TERRE SELVAGGE

Christopher McCandless ha appena ottenuto la sua laurea e sta per intraprendere la carriera del classico ragazzo americano benestante. Questa vita che piace a molti, non lo soddisfa. Decide di donare tutti i soldi che la famiglia aveva conservato per lui e andarsene. Non poteva più sopportare quella società capitalista. A condizionarlo ci sono anche le idee anticonformiste dei filosofi Henry David Thoreau e Jack London. Quale era la sua direzione? Vivere a pieno contatto con la natura: l’Alaska. Per due anni viaggia tra Messico e Stati Uniti, facendosi conoscere con il nuovo nome di “Alexander Supertramp”. Durante il cammino verso la sua meta conosce nuove persone (perché tanto cosa c’è di meglio durante un viaggio?) che gli daranno dei consigli utili per la permanenza in Alaska e con le quali egli avrà modo di veder condivisi i suoi ideali di libertà e indipendenza. Una volta conseguito il suo obiettivo ed essere giunto in Alaska, costruisce la sua vita su di un pullman abbandonato. Niente potrebbe renderlo più felice del contatto con la natura bella, selvaggia ed incontaminata. Sarà lei stessa però a portarselo via con sé: ormai stremato dalla fame, commette il fatale errore di mangiare dei frutti velenosi.

L’UTILITÀ DEL CONTATTO CON LA NATURA

Il film è tratto dalla storia vera di un giovane, Christopher McCandless, un viaggiatore nel vero senso della parola, che prese l’audace decisione di abbandonare tutto e andarsene dalla Virginia Occidentale per andare a vivere in Alaska. Questa personalità fu d’ispirazione per l’autore Jon Krakauer che ne realizzò un libro, “Nelle terre estreme“, da cui poi, a sua volta, derivò il film.
Abbiamo visto dunque necessità e bisogni di due uomini realmente esistiti, che andrebbero a rappresentare con le proprie storie autentiche e degne di stima, il rifiuto della civiltà. La stessa che molto spesso, anche inconsciamente, ci condiziona e ci impone di vivere e di agire in un determinato modo.
Si ribellano dalla condizione di vittime del progresso, (come avrebbe detto Giovanni Verga), per ricercare quello stato di natura e primitività al quale un tempo, molto lontano, apparteneva l’uomo. Parliamo di terre caratterizzate da una semplicità e spontaneità assoluta. Gauguin ne ha tratto la sua arte e Christopher la sua autenticità. Noi potremmo trarne un insegnamento e i nostri posteri forse una fantasticheria, quando ormai la scienza e la tecnica strapperanno noi dalle nostre radici e gli alberi dalla terra.

 

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