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Cos’è lo stato di natura? Gli scontri a Napoli e a Roma aiutano a capirlo

Nelle scorse notti abbiamo visto come la tensione accumulata negli ultimi mesi stia esplodendo; cosa c’è oltre la protesta?

Monta la protesta a Napoli contro il “coprifuoco”annunciato dal presidente della Regione Vincenzo De Luca. Davanti alla Regione, tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, petardi, cariche della polizia in assetto antiguerriglia. Ma i manifestanti sanno in cosa si avventurano quando assumono un comportamento così violento?

La rivolta e la lotta di tutti contro tutti

La protesta e la manifestazione sono il modo democratico per esprimere il proprio dissenso nei confronti della classe politica. Questa protesta in particolare vede da un lato una categoria di lavoratori a rischio a cui il governo, per ora, non sta riconoscendo un ammortizzatore sociale adeguato al sacrificio che viene richiesto, dall’altro, le istituzioni che cercano il modo di contenere il virus e abbassare la curva dei contagi. Non spetta a noi decidere da che lato sia la ragione, per quanto sappiamo tutti che la violenza non fa altro che generarne dell’altra, ma forse possiamo domandarci:” chi entra in questo genere di manifestazioni fino a scontrarsi col potere costituito sa in quale dinamica si sta imbattendo?
Oggi ormai nessuno si pone questo problema vedendo le istituzioni come irremovibili ma laddove una protesta risulti efficace fino a scardinare i tasselli chiave del potere, ad esempio quando le forze dell’ordine sono costrette ad indietreggiare, a quel punto ci si ritrova in uno stato di natura, dove le leggi non hanno più forza coercitiva.

Lo stato di natura nel corso della storia

Uno dei primi a soffermarsi sullo “stato di natura” fu Thomas Hobbes, filosofo inglese del Seicento,  che nei sui scritti politici lo descrive come una «guerra di tutti contro tutti» («bellum omnium contra omnes»), dovuta al sostanziale diritto a tutto di ogni essere umano, cosa che lo porterebbe a scontrarsi con il prossimo per il sostentamento ed il possesso dei beni. Questo stato di guerra perenne avrebbe impedito lo svilupparsi di ogni attività cooperativa e associativa, riducendo gli esseri umani alla condizione di animali impauriti. Ma l’uomo può allontanarsi da questa dimensione che definiremmo animale tramite la ragione, tramite un calcolo razionale che lo porta a rinunciare al diritto a tutto e ad alienare lo stesso ad un potere superiore che, operando col consenso della moltitudine, può imporre leggi e farle rispettare con la forza. Vi è quindi un patto associativo tra tutti gli uomini che vedono nel sovrano l’unico in grado di avvalersi di quella forza per il bene della comunità stessa. Hobbes afferma però che l’efficacia del patto, in quanto deterrente di conflitti, verrebbe meno se i sudditi potessero ribellarsi al potere costituito, ragion per cui ogni forma di dissenso e di sedizione è bandita.

John Locke e il suo stato di natura

Da una diversa concezione dello stato naturale prende, invece, le mosse John Locke, padre dell’Empirismo inglese e teorico della monarchia parlamentare figlia della “Gloriosa Rivoluzione”.Lo “stato di natura” non deve essere per forza uno stato di conflitto e barbarie, ma lo diventa quando una o più persone ricorrono alla forza per ottenere ciò che la legge naturale gli nega. A questo punto è necessario un patto che possa tutelare i diritti dei singoli. Al contrario di quanto afferma Hobbes il sovrano è parte di questo patto e non ne è al di sopra e nel caso venga meno al suo compito, può essere deposto.

Jean-Jacques Rousseau e la proprietà privata

Rousseau, uno dei principali filosofi dell’ Illuminismo francese, contesterà duramente i presupposti dei due autori inglesi, partendo da una visione antropologica profondamente differente. A suo avviso, infatti, sia Hobbes che Locke inseriscono in uno stato naturale un uomo che nei sui tratti è già sociale, falsando del tutto le premesse e le conclusioni del loro ragionamento. Il conflitto nascerebbe con l’introduzione della proprietà privata e lo afferma in un celebre passo del Discorso sull’origine della disuguaglianza. L’introduzione del concetto di proprietà conduce ad una guerra tra ricchi e poveri, per ovviare alla quale nascerebbe lo Stato, figlio di un “patto iniquo”, poiché strumento di difesa dei possedimenti dei pochi fortunati contro le giuste rivendicazioni della massa.

La prospettiva ad oggi

Tutti questi autori, ovviamente autorevoli, nelle loro affermazioni hanno dato vita a ciò che è oggi la società moderna. Una società che è caratterizzata dalle stesse problematiche e che si interroga ancora sugli stessi dilemmi. Se però dietro queste manifestazioni ci fosse la consapevolezza di cos’è lo stato di natura, quello stato in cui il potere viene demolito, ci sarebbero ancora questa forma di proteste violente? Se ci fossero vorrebbe dire che c’è qualcuno pronto a prendere quel potere, dato che nessuno vorrebbe vivere in una realtà quasi animalesca in cui siamo sempre in pericolo, e l’unica cosa che possiamo affermare è che chi è in grado di muovere le masse e creare una vera rivoluzione lo fa per istituire un nuovo potere legittimato. Allora è forse il momento di chiedersi :chi sono questi condottieri? dove ci porteranno?

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