Il Superuovo

“Scompariremo dalla storia”: il terrore delle donne afghane ci ricorda l’importanza della memoria

“Scompariremo dalla storia”: il terrore delle donne afghane ci ricorda l’importanza della memoria

I recenti avvenimenti in Afghanistan stanno sconvolgendo il mondo. Immagini da film apocalittico e distopico. Invece, purtroppo, è tutto vero.

 

Un terribile balzo indietro di venti anni. Questa è la situazione dell’Afghanistan dopo che i talebani hanno riassunto il controllo. Il futuro è incerto e per nulla roseo. L’applicazione della sharia condannerà all’oblio intere fette di popolazione.

QUANDO L’OCCIDENTE FALLISCE: LA SITUAZIONE IN AFGHANISTAN

Ciò che sta accadendo è il triste epilogo di una politica internazionale durata venti anni e vanificata nell’arco di un giorno.

I fatti sono purtroppo noti. Dopo la decisione di ritirare le truppe statunitensi dallo Stato asiatico, decretando così la fine della guerra, i talebani hanno rapidamente ripreso il controllo di Kabul.

Fallito ogni piano di occidentalizzazione. Fallito ogni progetto di democratizzazione e stabilizzazione del Paese. Ritorna la sharia più intransigente, mentre i cartelloni pubblicitari con donne e ragazze vengono imbiancati. Immagini cancellate fanno da contraltare a quelle agghiaccianti che inondano i social.

I social. Grandi protagonisti del nostro secolo, anche in questo caso si pongono come megafoni.

Proprio su queste piattaforme, infatti, sta spopolando un video straziante. La protagonista è una ragazza afghana che non ha paura di raccontare la realtà senza giri di parole. Con il regime talebano e la sua ferrea ortodossia islamica, le donne sono destinate a scomparire. Non c’è posto per loro nella società. Dimenticate da tutti e costrette all’oblio storico.

Nelle sue parole c’è il terrore di essere cancellate. Non solo nella vita. Ma anche dopo. La consapevolezza soffocante di non poter lasciare traccia della propria esistenza.

Questo è l’oblio, una delle più grandi paure dell’essere umano.

RICORDO E OBLIO SONO ELEMENTI FONDAMENTALI DELL’ESISTENZA

Nella storia della filosofia, il primo pensatore a parlare in modo puntuale di oblio è Platone.

Egli inserisce il tema in uno snodo centrale della sua dottrina delle idee: la reminescenza dell’anima.

La teoria del ricordo è strettamente legata alla conoscenza. L’anima conosce perché ricorda le idee, i modelli perfetti che ha visto prima nascere, di cui la realtà è copia imperfetta. Se salta questo meccanismo di riconoscimento e memoria, la conoscenza è preclusa.

Be’, poco male. In realtà no. O almeno, non per Platone.

Per il pensatore ateniese, infatti, conoscere è la più grande realizzazione dell’uomo in quanto tale. In questo è molto chiaro. Molti dei suoi dialoghi, ma in particolare il Menone, ricordano un motto fondamentale: la virtù è scienza.
Un uomo che non conosce, non può essere virtuoso. E viceversa.

Ecco, quindi, che l’oblio si configura non come semplice dimenticanza, ma come un buco nero che intacca fortemente la persona nella sua realizzazione e umanità.

In questo, sembra anticipare Locke.
Per il filosofo inglese, l’uomo non è altro che una tabula rasa. Al momento della nascita non siamo nulla. La nostra consapevolezza e la nostra storia si formano a partire dalle esperienze vissute.

Secondo l’empirismo radicale del filosofo, dunque, l’assenza di memoria determina la fine della nostra identità.

ESSERE DIMENTICATI, VUOL DIRE NON ESSERE MAI ESISTITI

Memoria, oblio ed esistenza sono intimamente legate.

Nella memoria collettiva e singolare si sviluppa lo spazio del nostro riconoscimento come persona. Nonché della nostra dignità.

La memoria collettiva permette di riconoscersi come un essere vivo, ma soprattutto vitale. Vitale per la propria comunità, per la società, per il progresso storico.

Tutto ciò era ben chiaro a Ugo Foscolo, il quale dedica un intero carme all’elogio della tomba come strumento di memoria post mortem.

Persino Kant si sente in dovere di spendere alcune parole circa il ricordo dopo la morte.
Secondo il filosofo tedesco, infatti, la dignità umana è tale che non deve essere infangata neanche dopo il trapasso. Il ricordo si configura come lo scrigno in cui depositare la nostra vita e la nostra dignità.

Al contrario, l’oblio cancella la persona. Se non si è ricordati, non si è esistiti.

La Storia è colpevole in tal senso. Figlia di una visione maschilista e patriarcale, la narrazione storica ha generato profonde sacche di oblio, condannando alla non esistenza intere generazioni di persone.
Siamo di nuovo a quel bivio.

Le parole della ragazza sono terribili perché profondamente vere. Le donne afghane sono destinate a non esistere più. Né in vita né in morte. Terribile profezia?

No, conseguenze di una realtà che non ha alcun interesse a ricordarle.

 

 

 

 

 

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