Il Superuovo

Come appare la guerra agli occhi dei bambini? Le storie incrociate di Pin e Giosuè

Come appare la guerra agli occhi dei bambini? Le storie incrociate di Pin e Giosuè

Calvino e Benigni affrontano nelle proprie opere il tema bellico, concentrandosi sul punto di vista dei bambini.

La guerra non risparmia nessuno, neppure i bambini. Con ‘La vita è bella’  e ‘Il sentiero dei nidi di ragno’ , quindi,  scopriamo come affrontano questa disgrazia due fanciulli: Giosuè, internato nei lager , e Pin,  coinvolto nella guerra partigiana.

Il lager come gara a premi

In ambito cinematografico il 1997 è di certo un anno da ricordare per l’Italia: Roberto Benigni, infatti, da tutti conosciuto come comico e attore tra i più estrosi e “fuori dalle righe” vince 3 Oscar – tra cui quello come miglior attore protagonista – per un film dai toni più seri, per l’appunto a tema Olocausto‘La vita è bella’, infatti, racconta la storia di una famiglia toscana durante il periodo delle persecuzioni antisemite. Guido Orefice, ebreo venuto dalla campagna, si trasferisce ad Arezzo per lavorare come cameriere nel ristorante dove lo zio ricopre il ruolo di maitre. Per caso incontra Dora, una bella maestra di cui si innamora perdutamente e che riesce a sposare dopo alcune vicissitudini: dall’unione dei due nasce il piccolo Giosuè.

Nel frattempo, però, in Italia entrano in vigore le leggi razziali, per via delle quali nel ’44 Guido, Giosuè e lo zio Eliseo ( e la stessa Dora, non ebrea ma desiderosa di rimanere accanto alla sua famiglia) vengono deportati ad Aushwitz-Birkenau. Ed è proprio in questo momento che entrano in gioco tutto l’amore paterno e la tenerezza che Guido possiede: rimasto solo con Giosuè in una baracca maschile lo convince di essere stati coinvolti in un gioco a premi, al termine del quale il vincitore avrebbe portato a casa niente meno che un carro armato. Con una piccola bugia, quindi, riesce nell’impresa di nascondere al fanciullo le vere atrocità del campo, lasciando che i suoi occhi rimangano innocenti. L’uomo, quindi, esorta Giosuè a restare nascosto nella baracca fino al termine del gioco, assicurandogli che non essere scoperto avrebbe reso più facile la vittoria della gara.

La promessa è mantenuta

Il tentativo di Guido di mantenere Giosuè ignaro di ciò che gli succede attorno va in porto, ma l’epilogo non è per tutti felice. Nel ’45, con l’imminente arrivo dei nemici, il campo viene sgomberato e i prigionieri sono condotti via. Nel caos generale della ritirata Guido fa un ultimo disperato tentativo di ritrovare la sua Dora, nascondendo ancora una volta il piccolo Giosuè. Questa volta, però, l’impresa non riesce: l’uomo viene infatti catturato e fucilato, ma non prima di passare un’ultima volta davanti al nascondiglio del figlioletto marciando in modo ilare.

Una volta conclusa la ritirata, Giosuè esce dal suo nascondiglio e scopre di aver vinto il gioco: davanti a lui infatti si staglia un carro armato alleato e comprende che le promesse di suo padre sono state mantenute.

Il sentiero dei nidi di ragno

Così come nella Arezzo di Giosuè, Italo Calvino ci racconta come la guerra vada a bussare alla porta di Carrugio Lungo, una piccola frazione nel Ponente Ligure. È qui che vive Pin, orfano dispettoso e con il vizio di frequentare i locali dei grandi. Le sue giornate passano tra i lavoretti dal ciabattino Pietromagro e le ore passate in osteria, dove viene canzonato dai tristi uomini seduti al bancone a causa di sua sorella, la Nera di Carrugio Lungo, la prostituta del paese. Ciò nonostante a Pin piace questa vita: gode nel far ridere gli altri avventori con le proprie battute e le canzoni di argomento licenzioso, si diverte ad atteggiarsi come un uomo adulto, anche se molto spesso non riesce a capire fino in fondo i grandi, affezionati all’alcool e alle donne in un modo che Pin non può ancora comprendere appieno. Del resto, il monello di Carrugio è ancora un bambino, e in quanto tale cerca solo di trovare tra gli adulti degli amici sinceri, qualcuno a cui possa svelare il suo segreto più grande: il luogo esatto dove si trovano i nidi di ragno, un posto che agli occhi di Pin appare idilliaco ed incontaminato.

È triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e non poter usare quelle loro cose misteriose ed eccitanti, armi e donne, non poter mai far parte dei loro giochi. Ma Pin un giorno diventerà grande, e potrà essere cattivo con tutti, vendicarsi di tutti quelli che non sono stati buoni con lui: Pin vorrebbe essere grande già adesso, o meglio, non grande, ma ammirato o temuto pur restando com’è, essere bambino e insieme capo dei grandi, per qualche impresa meravigliosa. Ecco, Pin ora andrà via, lontano da questi posti ventosi e sconosciuti, nel suo regno, il fossato, nel suo posto magico dove fanno il nido i ragni.

Pin tra i partigiani

Tuttavia è con l’arrivo della guerra e l’inizio della Resistenza che Pin viene realmente catapultato nel mondo dei grandi, che scruterà sempre con i suoi occhi attenti, ma tutto sommato fin troppo acerbi. L’arrivo in osteria di un rappresentante partigiano che Pin chiama ‘Comitato’  porta gli altri uomini ad interessarsi alla guerra, e Pin – che non vuol essere da meno – decide di svolgere dei compiti per loro. Accetta quindi di rubare la pistola d’ordinanza di un militare tedesco cliente di sua sorella, ma una volta  scoperto viene incarcerato come prigioniero politico. Riuscito ad evadere con il giovane partigiano Lupo Rosso, Pin si imbatte in Cugino e il suo distaccamento di partigiani, presso i quali lavora come aiuto-cuoco. La costante di queste azioni è però una: Pin non conosce né le ragioni né i particolari delle azioni dei combattenti: ignora il motivo per cui i partigiani gli chiedono di rubare la pistola; non conosce il significato di alcune parole ripetute sempre da Lupo Rosso, come comunismo, gap , sten; non sa neppure esattamente da quando e perché questa guerra venga combattuta, ma pur di essere accettato dai suoi nuovi compagni si ostina a parteciparvi.

I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual è il gioco vero.

Ma un bambino rimane sempre un bambino: Pin non ha mai il coraggio di partecipare ai combattimenti come tanto paventava e decide di abbandonare i partigiani dopo aver svelato la tresca tra il Dritto, il capo del distaccamento e Giglia, la moglie del cuoco Mancino. Sulla strada di ritorno  per il Carrugio, però, si imbatte nuovamente in Cugino, l’unico partigiano a cui era riuscito ad affezionarsi: e proprio a lui, l’unico che si preoccupa di cosa pensi Pin, concede di vedere il sentiero che porta ai nidi di ragno, è lui l’amico sincero che Pin andava cercando da tempo.

Pin ora è solo nel buio, alle tane dei ragni, con vicino il mitra posato per terra. Ma non è più disperato. Ha trovato Cugino, e Cugino è il grande amico tanto cercato, quello che s’interessa dei nidi di ragni.

 

 

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