Il Superuovo

Il film “Sliding doors” e la filosofia possono mostrarci la contingenza nelle nostre vite

Il film “Sliding doors” e la filosofia possono mostrarci la contingenza nelle nostre vite

Come cambiano le nostre vite e il nostro futuro ogni giorno? 

Helen

In filosofia contingente è qualcosa  che può essere come non essere, una situazione che può accadere come non accadere: circostanze che non sono certe o necessarie, ma neanche impossibili che si realizzino.

Le due Helen

Nel film Sliding doors la protagonista Helen (interpretata da Gwyneth Paltrow), dopo essere stata licenziata, corre verso la metropolitana nel tentativo di ritornare a casa. Tuttavia, nel momento in cui raggiunge il treno, il film si divide in due versioni della storia differenti: nella prima Helen riesce a salire sul mezzo, dove converserà con l’affascinante James, e nel momento in cui arriverà a destinazione troverà il suo fidanzato Gerry a letto con l’amante Lydia; nella seconda, invece, Helen non fa in tempo a salire sulla metro, per cui arriverà solo quando Lydia sarà già andata via. Il film non farà che mostrare ciò che accade in entrambe queste due dimensioni parallele, nate da un fatto contingente come la possibilità di salire o di non salire a bordo della metro. Una circostanza così accidentale, che può capitare a ognuno di noi quotidianamente, ha determinato conseguenze radicali per il futuro della vita di Helen. 

Contingenza e imprevedibilità

Secondo il filosofo Bergson la contingenza è sintomo di libertà per il nostro mondo, sinonimo di imprevedibilità. Contingente è la nostra stessa storia evolutiva, fatta da eventi che avrebbero potuto anche non verificarsi. E così le nostre vite sono tessute in una trama di circostanze le quali spesso non sappiamo dove ci porteranno: ciò che è accaduto a Helen è un esempio di come un evento solitamente banale possa portare verso binari differenti le nostre esistenze. Ma non per questo dovremmo spaventarci secondo Jean-Paul Sartre: contingente è il rapporto dell’uomo con la sua stessa realtà, è la prova che la libertà umana non può non esistere. La vita dell’uomo è contingente perché composta da eventi e relazioni che sarebbero potuti non accadere, ogni sorta di determinismo e necessità (cioè mancanza di imprevedibilità) viene bandita. Se persino raccogliere un mazzo di chiavi, fermarsi a parlare con qualcuno e salire su un treno può cambiare il volto del nostro futuro, significa che non si può più parlare delle essenze necessarie e universali di cui è costellata la filosofia antica, poiché le nostre sono storie temporali e mutevoli. 

Come dice il filosofo Richard Rorty, il modo giusto per guardare alla contingenza è quello dell’ironia:

“Uso il termine “ironico” per designare un individuo che guarda a viso aperto la contingenza delle sue credenze e dei suoi desideri fondamentali, uno che è storicista e nominalista quanto basta per aver abbandonato l’idea che tali credenze e desideri rimandino a qualcosa che sfugge al tempo e al caso”.

Fonte: unsplash.com

Le storie che non si sono realizzate

C’è chi, invece, ha preso la storia di Helen come esempio di come il destino, alla fine, nonostante i potenziali percorsi differenti che si possano intraprendere, ci conduca sempre dove dobbiamo essere, date alcune somiglianze fra le due vite parallele della protagonista, per chi ha visto o vedrà il film. Ma, come direbbe il filosofo Telmo Pievani, così “non apprezzeremmo la bellezza di tutte le storie possibili che non si sono realizzate”, le strade che non abbiamo percorso. Dopo l’uscita di “Sliding doors” l’espressione che dà il nome al film ha cominciato a esprimere il significato di “cosa sarebbe successo se…” o “cosa ne sarebbe stato di me se avessi agito in un altro modo?”. É emblema di come alcune situazioni siano delle “porte scorrevoli” che finiscono per stravolgere gli schemi delle nostre vite.

Nel film siamo in una situazione privilegiata, possiamo vedere entrambi i lati della storia, ma nelle nostre giornate non vediamo che un solo lato della medaglia e non facciamo che vivere un unico presente: quello che si è realizzato, perciò tendiamo a dargli una cornice “necessaria”, quasi inevitabile. “Il possibile è più grande del reale”, come dice ancora Pievani, e ciò che è accaduto non è ciò che doveva accadere. Magari, per come si sviluppa la storia, avrà anche ragione chi sostiene che sia “un film sul destino”, ma questo non è importante, una cosa Helen ce l’ha già insegnata: non c’è scritto da nessuna parte che su alcuni treni bisogna salirci, alcune volte, semplicemente, “capita così”. 

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