Il Superuovo

“La sposa cadavere” ci fa riflettere sull’istituzione del matrimonio e sulla figura della donna

“La sposa cadavere” ci fa riflettere sull’istituzione del matrimonio e sulla figura della donna

Istituzione superata ma, allo stesso tempo, attualissima, il matrimonio continua a far parte della nostra vita quotidiana. Ma quali retroscena si nascondono dietro?Capolavoro della creatività burtoniana, La sposa cadavere strega una vastissima audience, fatta di grandi e piccini, dal lontano 2005. Dietro alla magia di questo film d’animazione si cela però un complesso discorso sull’istituto del matrimonio, così antico, ma ancora così attuale. L’insolito triangolo Victor-Victoria-Emily, sospeso fra la vita e la morte, ci fa riflettere sul ciclo della vita, sull’amore e, perché no, anche sul più classico dei coronamenti di questo sentimento.

Il grottesco mondo de La sposa cadavere

Olanda, XIX secolo. Victor Van Dort, timido e romantico rampollo di una facoltosa famiglia borghese, è costretto a sposare l’unica erede della nobile ma decadente casata Everglot, la dolce Victoria. Sebbene sia un matrimonio combinato, i due sembrano innamorarsi già dal loro primo incontro, avvenuto in occasione delle prove del rito nuziale, fissato per il giorno successivo. L’impacciato protagonista, però, non riesce a ripetere bene la sua parte, cosa che lo spinge a scappare nel bosco. Lì, per la prima volta, pronuncia correttamente il giuramento e, per suggellarlo, infila l’anello nuziale a un ramo contorto. Apriti cielo: quello strano ramo altro non è che la mano di Emily, giovane donna uccisa la notte del suo matrimonio da un uomo avido e senza scrupoli. Bloccata da allora in una sorta di limbo, si convince di voler sposare Victor, seppur lui voglia tornare dalla sua (viva) Victoria.

Storia del matrimonio in compendio

Partiamo dalla fine: l’articolo 29 della Costituzione italiana afferma che la Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, basato sull’eguaglianza morale e giuridica dei due coniugi. Ma non è stato sempre così. Lo Stato ha rivendicato per la prima volta la propria sovranità sull’unione familiare già nel ‘700. Il Codice Napoleonico del 1804 fa un ulteriore passo avanti, andando a definire la gerarchia interna alla famiglia e l’organizzazione del nucleo, pur riconoscendo il divorzio. L’Italia si adegua a tale linea della giurisprudenza con il codice civile unitario Pisanelli del 1865, nel quale si sancisce che il padre rimane il capofamiglia, responsabile dei rapporti patrimoniali, e la necessarietà dell’autorizzazione maritale per la moglie. In epoca fascista, questa tendenza conservatrice si acuisce: viene fatta leva sull’unità familiare e viene prevista la possibilità di un intervento pubblico nella sfera matrimoniale. Dobbiamo aspettare la Costituzione per una vera e propria svolta.

La Costituzione e il matrimonio

La Carta costituzionale tricolore dà un’altra accezione al matrimonio: il singolo trova in questo istituto e nella famiglia un’occasione di crescita, in grado di sviluppare in positivo la sua personalità. Il percorso per una condizione di eguaglianza sostanziale fra i coniugi, però, è ancora in corso. Infatti, l’adulterio, fino al 1968, era considerato reato solo se il tradimento era compiuto dalla donna; il divorzio è legale in Italia solo grazie al referendum abrogativo del 1974. Se dovessimo riferirci a un momento preciso nel quale la giurisprudenza ha deciso di riformare il diritto di famiglia, sarebbe il 1975. In quell’anno, infatti, viene abolita la potestà patria e maritale, ossia la legge secondo la quale le donne dovevano essere soggette alle decisioni del padre e/o del marito. Inoltre, è sancita l’eguaglianza di diritti e doveri dei partner. Ma per parlare di matrimonio in senso più inclusivo (non solo eterosessuale) dobbiamo aspettare il 2016: la legge Cirinnà introduce le unioni civili per le coppie dello stesso sesso e, oltre a ciò, la possibilità per le coppie conviventi di regolare i loro effetti patrimoniali. La strada per un’unione più equa su tutti i fronti è però ancora lunga.

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