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Sotto il burqa: analizziamo la realtà afghana e le sue tensioni attraverso il romanzo

Sotto il burqa: analizziamo la realtà afghana e le sue tensioni attraverso il romanzo

Repentini cambiamenti, sofferenze, illusioni di aver finalmente raggiunto una stabilità. Questa è la storia di civili afghani che vedono scorrere davanti ai loro occhi una storia in continua evoluzione.

Dalla repubblica democratica al potere estremista dei talebani, dall’intervento statunitense al ritiro delle truppe e il ritorno del dominio oppressivo. Affrontiamo tappa per tappa quanto avvenuto in Afghanistan.

Dal governo di Khan alla Repubblica Democratica dell’Afghanistan

A lungo l’Afghanistan ha mantenuto una forma di stato monarchica, che si strutturò a seguito dell’indipendenza ottenuta nei confronti della potenza imperialista britannica. Con l’arrivo di Mohammed Daoud Khan però, il paese assunse una fisionomia opposta. Nel 1973 egli avviò un colpo di stato, il cui risultato fu la conversione del paese in Repubblica. Sebbene fosse dotato di ideali progressisti e istinti modernizzatori, secondo molti non tradusse nel concreto molti obiettivi che si era riproposto a livello teorico, come ad esempio il potenziamento delle sfere economiche e sociali nazionali. Con la Rivoluzione Saur, detta anche Rivoluzione d’aprile afghana, sviluppatasi il 27 aprile 1978, l’Afghanistan ha conosciuto poi un ulteriore cambiamento, il quale fu demarcato dall’insediamento di quella che è divenuta nota come Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ciò avvenne difatti con la presa di potere del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA). Fu in concreto anch’esso un colpo di stato, stavolta però anche violento, che rovesciò lo status quo, ovvero il governo presieduto da Mohammed Daud Khan, il quale venne ucciso. Si edificò comunque una nuova amministrazione d’ispirazione marxista-leninista guidata da Nur Mohammad Taraki che avviò delle riforme sia in ambito sociale che economico.  Tra gli interventi più importanti possiamo menzionare la riforma agraria, la separazione tra la religione e lo stato, l’introduzione del salario minimo per i lavoratori, lo sviluppo di un programma di alfabetizzazione e il riconoscimento della parità di diritti per uomini e donne. In merito a quest’ultimo punto, le donne si videro riconosciuto il diritto di lavorare, studiare, scegliere se indossare il velo o meno, votare.

La guerra civile

Il governo del Partito Democratico Popolare non fu ben accolto da tutta la popolazione locale, bensì incontrò una rilevante resistenza negli abitanti delle realtà rurali, che si mostrarono avversi alle tendenze ideologiche di stampo marxista-leninista in favore di un orientamento più conservatore e in linea con quanto definito dai precetti islamici tradizionali. In questa dinamica emerse quindi la figura dei mujaheddin, i c.d. “combattenti per il jihad”. Si avviò così un contrasto che coinvolse anche stati esterni, ad esempio l’Unione Sovietica tentò di intervenire nel 1979 per coadiuvare il governo afghano, così come altri paesi, tra cui Iran, Cina, Arabia Saudita e Pakistan si schierarono dalla parte dei guerriglieri mujaheddin. Questi ultimi riuscirono così a indurre i sovietici alla ritirata, giungere a Kabul e dare vita allo Stato islamico dell’Afghanistan. La guerra civile afghana durò dal 1989 al 1992 esplose in tutta la sua forza primariamente dopo il ritiro delle truppe sovietiche, quando i mujaheddin ottennero il controllo del paese ma apparivano divisi al loro interno in più “fazioni”. I contrasti interni facilitarono il formarsi del gruppo dei talebani, situato nella zona a sud dello stato, che riuscirono nel 1996 a impadronirsi di Kabul inaugurando l’Emirato islamico dell’Afghanistan.

Sotto il burqa: la vita di una ragazza al tempo del dominio talebano

Il romanzo “Sotto il burqa” descrive le condizioni di vita delle famiglie afghane durante il duro dominio talebano basato sulla sharia e una forte repressione. Quest’ultima prevedeva dei divieti particolarmente pesanti, come l’impossibilità per le donne di lavorare e la proibizione di seguire lo stile di vita occidentale. Il libro racconta di Parvana, giovane ragazza la cui famiglia viene profondamente segnata sia dalla guerra civile sia dall’instaurazione del regime talebano. Il padre ad esempio, viene arrestato con l’accusa di simpatizzare il mondo occidentale e per garantire un avvenire ai suoi cari, l’adolescente si traveste da ragazzo in modo da poter lavorare, cosa assolutamente proibita a ogni donna. Sebbene alla fine Parvana riesca a ricongiungersi con il padre che credeva precedentemente defunto, il romanzo evidenzia la difficoltà di vivere sotto il dominio oppressivo dei talebani, che si riduce ad essere un esasperato tentativo quotidiano di sopravvivenza.

Dal 2001 a oggi

A seguito dell’attentato alle torri gemelle avvenuto l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti risposero alla mancata volontà dei talebani di garantire l’estradizione di Osama Bin Laden con l’attacco militare. Esso permise di deporre il regime esistente e si avviò un processo di permanenza statunitense in loco, che sotto la direzione dell’Onu prevedeva l’avvio di una missione di peacekeeping in modo da garantire la strutturazione di un governo nuovo e capace di gestire in modo efficiente il paese in opposizione alle tendenze terroristiche. A livello teorico, vi era anche l’intento di preparare le autorità di pubblica sicurezza locali a fronteggiare eventuali e probabili tentativi dei talebani di tornare al potere, ma questo aspetto ha sofferto molto della corruzione, che compromise fortemente la riuscita di tale obiettivo. Si intrecciano poi fattispecie molto complesse e articolate, molte di queste criticate, come il fatto che la CIA abbia autorizzato a fare ricorso a pratiche degradanti (come la tortura) negli interrogatori. Nella primavera del 2021 gli Stati Uniti hanno poi cominciato a mostrare la volontà di ritirare i propri contingenti dal paese, una decisione che ha trovato piena attuazione già nell’estate ma che ha permesso il ritorno al potere dei talebani, che hanno esteso la loro conquista fino ad arrivare alla capitale di Kabul. Tutto ciò ha preoccupato moltissimo la popolazione afghana, che ha tentato in ogni modo di fuggire, cercando di lasciare il paese aggrappandosi anche agli aerei. Sebbene poi i talebani abbiano affermato che le donne potranno comunque studiare e lavorare, i timori rimangono molto accesi, poiché si teme che la realtà possa essere molto diversa e tornare a mostrarsi come in passato.

 

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