Schiavitù e libertà: ce ne parlano Nazim Hikmet e George Orwell

La poesia di Hikmet incontra lo slogan di Orwell

Nazim Hikmet scrive una poesia intitolata Sei la mia schiavitù sei la mia libertà che ci ricorda il famoso slogan contenuto all’interno del romanzo 1984 di George Orwell.

Nazim Hikmet

Nazim Hikmet nasce nel 1901, per l’anagrafe nel 1902, e muore nel 1963, è stato un grandissimo poeta e scrittore turco, naturalizzato polacco. È cresciuto all’interno di una famiglia ricca di talenti: il padre scriveva, la madre dipingeva e seguì le loro passioni, affermandosi come scrittore. La sua prima pubblicazione comparve in una rivista quando lui aveva appena diciassette anni. Durante la guerra d’indipendenza turca lavorò come insegnante e fu in seguito costretto ad espatriare per motivi politici e per la sua pubblica denuncia al genocidio armeno. Scappò in Unione Sovietica e si avvicinò agli ideali socialisti, decidendo di studiare sociologia all’Università di Mosca.

Tornò in Turchia nel 1928 ed aderì al Partito Comunista turco. Un anno dopo venne condannato alla carcerazione a causa di alcuni manifesti politici che affisse in maniera illegale. Venne liberato nel 1935 e in tale lasso di tempo scrisse circa nove libri di liriche che rivoluzioneranno la poesia turca con l’introduzione dei versi liberi. Nel 1938 venne nuovamente condannato e torturato a causa di alcune sue poesie che, si riteneva, istigassero alla rivolta. Venne scarcerato nuovamente nel 1950 grazie all’intervento di molti artisti e letterati. In seguito ci furono due attentati alla sua vita e il governo cercò più volte di reclutarlo nell’esercito, nonostante i suoi problemi di salute. Fu costretto ad allontanarsi dalla sua casa e viaggiò in tutta Europa, passando anche per Roma a cui dedicò svariate poesie. Morì a 61 anni a causa di un arresto cardiaco, davanti alla porta di casa.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

Hikmet viene ricordato principalmente per la sua raccolta Poesie d’amore, e sempre d’amore oggi parleremo con una delle sue poesie più belle: Sei la mia schiavitù sei la mia libertà. L’amore ci appare come la soluzione di tutti i mali ma al tempo stesso anche fonte di sofferenza e dannazione. L’amore ci divora e al tempo stesso viene raffigurato come un padrone che ci rende liberi e felici. Hikmet nel pieno della propria sofferenza, tra le torture e la solitudine del carcere, ripensa alla moglie, ripensa all’amore e scrive versi dolcissimi e pieni di sentimento.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

La donna amata viene descritta attraverso molte metafore e, attraverso queste parole, ama in modo passionale, puro e tenero. L’amore quindi riempie gli angoli più bui della nostra esistenza e colora i momenti più cupi. Il poeta si consuma in questa prigione d’amore che non rende schiavi ma libera dalle catene materiali degli uomini ed eleva gli animi più tenebrosi, donando nuova luce.

La libertà è schiavitù

L’amore per Hikmet era un padrone che rendeva liberi, ma per Orwell? Nel romanzo 1984 raffigura una società tirannica ed oppressiva che controlla e rende schiavi gli uomini. Uno dei tre slogan del Socing (traduzione in Neolingua di “socialismo inglese”) è: la libertà è schiavitù. Queste parole sono incise sulla facciata del Ministero della Verità, uno dei quattro ministeri che governano e si occupa della propaganda e dell’informazione. Secondo l’idea del Socing l’uomo libero è sempre condannato alla sconfitta e alla morte, mentre qualora si sottomettesse al Partito diverrà onnipotente ed immortale, come spiega O’Brien a Winston Smith. Anthony Burgess invece sosteneva che lo slogan aveva un valore più profondo, andando a sostenere il pensiero che:

dover scegliere un nostro personale modo di vita è un fardello intollerabile. Il tormento della libera scelta è il rumore delle catene della schiavitù.

Alla luce di questo ci viene naturale riflettere su come il romanzo 1984 abbia un ambito d’indagine e di critica di una società che non è presente nelle poesie d’amore di Hikmet. Ma il concetto di libertà e schiavitù li lega in un vincolo imprescindibile, spiegandoci come noi possiamo essere schiavi per amore o sentirci persino liberi all’interno di un governo che limita la nostra scelta personale, annullandola persino. Affascinante è come Hikmet riesca a trovare parole cariche di sentimento anche all’interno di un luogo terribile come il carcere turco.

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