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Scappo dalla città: le storie narrate in tv e la favola della satira di Orazio

Le storie di chi lascia la città e cambia vita riportano alla favoletta dei topi di campagna e di città.

“Scappo dalla città”: era una prova per un anno, quella di Arianna Porcelli Safonov, che alla fine ha cambiato del tutto la sua vita, ormai da sei anni. Arianna si è inserita in un contesto agricolo assai lontano dalla frenetica vita della città, ma che richiede sforzi e sacrifici immani.

“Scappo dalla città”: un programma su laF

Arianna Porcelli Safonov aveva già scritto un libro, sulla sua esperienza. Poi, dopo aver rielaborato il tutto, ha cercato con il regista le storie giuste da raccontare, per il programma prodotto dalla tv di Feltrinelli che ha preso avvio ieri. C’è chi da solo vive in un borgo abbandonato, chi alleva bachi da seta e tesse e colora in casa, in maniera naturale: sono tutti uomini e donne giovani e istruiti che provengono da diversi contesti e desiderano spiegare la loro scelta, difficile e dura da sostenere. Difficile è inserirsi in un contesto agricolo, difficile è cambiare la propria vita anche a livello sociale. L’obiettivo è mostrare quanto lontana sia, la scelta della vita in campagna, da un comune luogo comune che prevede uno stile di vita idilliaco e romantico.

Il topo di campagna e il topo di città

Vita di campagna o vita di città? La tematica è stata affrontata dal poeta latino Orazio, che nella Satira II esalta le gioie semplici della vita tranquilla di cui può godere grazie alla villa sabina ricevuta in dono da Mecenate. In chiusura della satira II si trova una favola che vede come protagonisti un topo di campagna e uno di città.

Si dice che un topo di campagna accolse nella sua povera tana un topo di città, un vecchio ospite che accoglie un vecchio amico: un tipo rude e attento ai risparmi, ma capace di sciogliere il suo animo gretto ai doveri dell’ospitalità. (Satira II 6, vv 80-83, trad. it. di A. Roncoroni)

Il topo di città non riesce ad apprezzare l’umile dimora del topo di campagna, e neppure una cena semplice.

Infine il topo di città gli disse: ”Che gusto provi, amico, a vivere di stenti sul dorso di un bosco scosceso? Vuoi tu preferire gli uomini e le città a boschi selvaggi? Mettiti in viaggio, dammi retta, come mio compagno, dal momento che le creature terrestri vivono avendo avuto in sorte anime mortali e per il grande o per il piccolo non c’è nessuno scampo alla morte: perciò, o mio buon amico, finché è possibile, vivi felice in mezzo ai piaceri, vivi memore di quanto la vita sia breve. (Satira II 6, vv 90-97, trad. it. di A. Roncoroni)

Il topo di campagna si lascerà convincere, e proverà a fare la vita del secondo, che troverà però estremamente pericolosa. Sceglierà così di tornare alla sua vita, semplice ma sicura.

Allora il topo di campagna: “Non fa per me questa vita” disse e “Stammi bene: la mia tana nel bosco, sicura dalle insidie, mi consolerà delle mie povere lenticchie”. (Satira II 6, vv 115-117, trad. it. di A. Roncoroni)

Vita di campagna o vita di città?

Scappare dalla città: quali vantaggi ci sono? Naturale è pensare a una certa tranquillità, ma le storie che Arianna Porcelli Safonov racconta nel suo programma vogliono dimostrare che occorre un certo sforzo per raggiungere la serenità in una vita di campagna. Al giorno d’oggi sembra difficile staccarsi dalla frenetica vita della città, se non per qualche momento di vacanza, eppure forse sarebbe una bella prova. Viviamo connessi, in ogni istante, con tutto il mondo. Cosa succederebbe se per un po’ ci staccassero il Wi-Fi?

 

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