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Ecco com’è stata interpretata la Rivoluzione Francese nel tempo: tre autori a confronto

La Rivoluzione Francese è di certo uno degli avvenimenti più significativi della storia moderna, ma è anche il più controverso ed è soggetto a numerose interpretazioni da parte di autori di saggi letterari, storico-sociali e filosofici.

La Rivoluzione Francese rappresenta un evento straordinario del mondo moderno, segnando la completa rottura con gli schemi e i cliché dell’ancient regime.
Sin dalla presa della Bastiglia il 14 luglio 1789 fu chiaro che la rivoluzione non era un fenomeno circoscritto al territorio francese, ma ben più ampio e, dopo l’Illuminismo, quasi necessario.
Molte altre città d’Europa seguirono l’esempio dei Francesi e, al grido di “Liberté, Égalité, Fraternité”, vennero distrutti i rapporti dei governi pre-rivoluzionari.
Come riportato da Aurelio Musi ne “Le vie della modernità” la Rivoluzione ebbe una risonanza incredibile, senza considerare che gettò le basi della civiltà politica che ancora oggi stiamo vivendo.
Una rivoluzione quindi che si fa interprete di un fenomeno molto più complesso, di un momento di cambiamenti non solo storico-politici, ma anche economici e fiscali, filosofici e sociali.
Non è un caso che proprio grazie alla Rivoluzione Francese si ebbe la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino, garantendo una reale uguaglianza tra gli uomini.
Eppure la Rivoluzione è un fenomeno talmente complesso, che si presta a molteplici interpretazioni e molti sono stati gli autori che, nel tempo, hanno trattato l’argomento esprimendo opinioni più o meno contrastanti.

 

1) George Duby e Michelle Perrot – 1990

Secondo gli autori di “Storia delle donne in Occidente – L’Ottocento” il valore della Rivoluzione Francese è altissimo per quanto riguarda il percorso di emancipazione femminile.
Infatti secondo Duby e Perrot la Rivoluzione pose per la prima volta le donne di fronte al problema di godere di diritti in quanto cittadine, ma di non poterli esercitare in quanto donne. Non solo il ruolo delle donne durante la rivoluzione fu considerato quello di “micce incendiarie” (malgrado non potessero agire in prima persona, fomentavano gli uomini, crearono dei club dove discutere di politica e organizzarono le prime manifestazioni), ma è anche essenziale quanto gli strascichi socio-politici della rivoluzione stessa abbiano consentito alle donne di non abbandonare, nel corso dei secoli, la loro causa.

2) Edmund Burke – 1790

Nel suo celebre “Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia” Burke offre un’interpretazione molto singolare della Rivoluzione, ritenendo che la presa della Bastiglia e gli eventi a seguire avessero portato ad una rottura talmente violenta con il passato da risultare controproducente per la vita politica della Francia, negli anni a venire.
Trovandosi nell’epoca contemporanea alla Rivoluzione Burke non poteva immaginare quali sarebbero stati gli echi di tale evento ed elogia, nel testo, la superiorità del regime monarchico Inglese, che era riuscito invece a consolidarsi senza causare traumi socio-politici.

 

3) Adolphe Thiers – 1800

Altro autore quasi contemporaneo alla Rivoluzione, ma con idee ben differenti. Thiers pubblica infatti “Storia della Rivoluzione Francese“, prendendo il merito di essere il primo autore a studiare e analizzare la Rivoluzione in modo talmente rigoroso da creare un vero e proprio approfondimento dettagliato.
In seguito ad un lavoro così minuzioso, Thiers affermò di essere completamente in accordo con i principi che mossero i rivoluzionari, sostenendo e giustificando gli atti rivoluzionari in sé e il terrore giacobino dinnanzi al grave tradimento della monarchia borbonica.

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