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Il confronto con i grandi del passato raccontato da “Midnight in Paris”, Dante e Petrarca

Tutti forse ammiriamo un qualche scrittore, artista o personaggio politico del passato e desidereremmo incontrarlo. Quante domande avremmo da porgli, quanti fatti vorremmo ci raccontasse e magari pensiamo che potrebbe capirci meglio di quanto sappiano fare i nostri contemporanei…

(da www.tunefind.com)

Dante e Petrarca provavano una forte ammirazione per i poeti classici al punto da immaginare di poter dialogare con loro, l’uno nel canto IV del suo “Inferno”, l’altro in alcune lettere a loro indirizzate. Nel film “Midnight in Paris” quest’aspirazione, più o meno comune a tutti, diviene realtà effettiva per lo sconvolto ed entusiasta protagonista generando in lui la forza di dare una svolta alla sua vita.

Scocca la mezzanotte a Parigi: l’incontro con gli ammirati artisti e scrittori

Il passato non è affatto morto, anzi non è nemmeno passato.

Gil, protagonista del film “Midnight in Paris” di Woody Allen, prova sulla propria pelle la veridicità di queste sue parole. Questa rilassata e romantica commedia del 2011 prende le mosse dalla relazione, prossima al matrimonio, tra Gil, sceneggiatore hollywoodiano ma con ambizioni di scrittore, e Inez, donna pragmatica e insofferente allo spirito meditativo e artistico del fidanzato. I due si trovano in vacanza a Parigi, città che Gil ama percorrere a piedi, soprattutto nelle sere di pioggia, per la sua storia e il suo fascino inebriante ed etereo. Proprio in una di queste liberatorie passeggiate accetta un passaggio in una vettura d’epoca e si ritrova inspiegabilmente catapultato negli anni ’20 del XX secolo, con le loro feste ma soprattutto le loro principali personalità. Quest’epoca infatti rappresenta per lui una sorta di età dell’oro, perfetta, meravigliosa e pullulante di figure dall’incredibile talento e carisma. Dallo scrittore Francis Scott Fitzgerald, accompagnato dalla moglie Zelda, al compositore Cole Porter, da Ernest Hemingway a Gertrude Stein, da Salvador DalíPablo Picasso. Per molte sere consecutive continua trasognato a conversare piacevolmente con loro, a vivere la frenesia vitale da lui tanto vagheggiata di quel periodo e a riflettere sui suoi sogni e sui valori che sono alla base della sua esistenza. Il confronto con Hemingway è per Gil particolarmente provocatorio e illuminante. L’autore de “Il vecchio e il mare” lo sprona infatti a confidare di più nelle proprie capacità e a riscuotersi dal torpore dell’insicurezza prendendo con fermezza in mano il proprio futuro. Da quest’ultimo ricerca principalmente una sorta di legittimazione come scrittore chiedendo un parere riguardo le bozze del suo ancora informe romanzo.

Illustrazione al Canto IV, Priamo della Quercia

Dante ammesso a conversare con i massimi poeti greci latini

Anche Dante non può non esprimere il proprio desiderio di rapportarsi, imparando e gareggiando, con i classici della letteratura. Così nel IV canto della cantica dell’Inferno incontra nel Limbo, zona in cui si trovano le anime virtuose non battezzate, i poeti antichi, da lui appassionatamente studiati, come riporta nei versi seguenti:

Lo buon maestro cominciò a dire:
«Mira colui con quella spada in mano,
che vien dinanzi ai tre sì come sire:

quelli è Omero poeta sovrano;
l’altro è Orazio satiro che vene;
Ovidio è ’l terzo, e l’ultimo Lucano.(…)

Così vid’i’ adunar la bella scola
di quel segnor de l’altissimo canto
che sovra li altri com’aquila vola.

Da ch’ebber ragionato insieme alquanto,
volsersi a me con salutevol cenno,
e ’l mio maestro sorrise di tanto;

e più d’onore ancora assai mi fenno,
ch’e’ sì mi fecer de la loro schiera,
sì ch’io fui sesto tra cotanto senno.

Così andammo infino a la lumera,
parlando cose che ’l tacere è bello,
sì com’era ’l parlar colà dov’era.

Cita quegli autori che costituivano il «canone» del Medioevo latino ed erano presi a modello dagli scrittori di poesia. Omero, il grande poeta greco, colui da cui deriva tutta la poesia epica, conosciuto solo tramite frammenti citati, poi Orazio, autore di satire e dell’Ars poetica. Infine Ovidio e Lucano, autori rispettivamente delle “Metamorfosi” e del “Bellum civile”, entrambi ripresi e citati in tutto il poema dantesco. Virgilio stesso, oltre che guida nel viaggio oltremondano, è in primis il grande punto di riferimento stilistico con la sua “Eneide”. Queste rilevanti figure rivolgono al trepidante ed estasiato poeta fiorentino un cenno di saluto, segno di grande riguardo, e lo degnano dell’immenso onore di renderlo parte della loro compagnia e partecipe dei loro dilettevoli discorsi. Questo atto si carica di una valenza straordinaria: Dante è così riconosciuto come valente poeta, come ponte fra l’antichità e il presente medievale, come continuatore di Virgilio e quindi dell’alta poesia. Allo stesso modo Gil trae godimento dalla frequentazione dei suoi idolatrati intellettuali e da essa ricava la conferma delle sue velleità di scrittore.

Le epistole di Petrarca indirizzate ai suoi modelli culturali

Uno smisurato affetto e una profondissima stima per l’Antichità, nelle sue forme e contenuti autentici, non travisati dalla cultura del Medioevo, bruciano nell’animo di Francesco Petrarca, precursore della filologia umanistica. Durante tutta la sua vita egli si interfaccia continuamente con i classici latini, per lui elevatissimi modelli di eleganza e perfezione. Primo fra tutti Cicerone, il celeberrimo oratore romano del I secolo a.C., da lui considerato il sommo per il suo periodare chiaro e raffinato, caratterizzato dalla ‘concinnitas’. Questo anelito di rapportarsi agli stimati esempi, comune al protagonista di “Midnight in Paris” e a Dante, prende corpo nell’ultimo libro, il XXIV, della raccolta di epistole “Familiares“. Queste ultime lettere sono indirizzate agli illustri antichi: Omero, Cicerone, Virgilio, Seneca, Orazio, Varrone, Quintiliano e Tito Livio. In esse crea un rapporto di scambio con la tradizione, a tratti critica gli autori e a tratti li elogia con fervente ardore. Petrarca si pone sul loro stesso piano e si rivolge loro come se si trattasse di contemporanei, come se effettivamente potesse trattare con persone in carne e ossa, presenti, vive e frementi di cultura e saggezza.

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