Saramago e Nietzsche: la penosa condizione dell’uomo a contatto con la propria “cecità”

In un mondo senza nessuno che può vedere cosa resterebbe di ciò che noi chiamiamo umanità? Ciò che Saramago mette in luce nel suo romanzo trova molti punti in comune con la teoria filosofica nietzschiana.

Il famoso romanzo intitolato Cecità di Josè Saramago descrive la realtà dentro la quale si trovano a dover vivere un numeroso gruppo di persone, a casa di una strana malattia che colpisce gli occhi. All’interno di questa nuova visione della vita l’essere umano si trasforma radicalmente, trasformandosi sempre di più nell’interpretazione dell’uomo nichilista di Nietzsche. Ma l’uomo può davvero ridursi a ciò?

La strana descrizione della società all’interno del romanzo Cecità

Josè Saramago (scrittore Portoghese, onorato del premio Nobel per la letteratura nel 1998) nel suo celebre romanzo Cecità mette in luce una realtà nella quale da un giorno all’altro, in un luogo e in un tempo imprecisati, all’improvviso scoppia una strana e inedita malattia che attacca gli occhi, tutto comincia quando un uomo alla guida della sua macchina improvvisamente diventa cieco, ma con una particolarità, si tratta di una cecità bianca, quasi come se si venisse sommersi da un oceano di latte e non aver in nessun modo la possibilità di chiudere gli occhi. In seguito a questo avvenimento il mal bianco, così viene chiamato all’interno del romanzo, si dilaga velocemente, finché tutti i ciechi si ritrovano abbandonati e lasciati a se stessi all’interno di un vecchio manicomio, trasformato in una quarantena vista l’emergenza. In pochissimo tempo la situazione degenera fino a sfociare oltre qualsiasi immaginazione, senza alcuna autorità decretata l’unica legge vigente è quella del più forte, la legge di natura. Gli uomini, privati della vista, lasciano che le cose facciano il loro corso, facendo cadere in pezzi qualsiasi valore morale, creando una società nella quale più niente ha davvero senso, dove gli uomini lottano tra di loro senza alcuna pietà o compassione.

 

Saramago e Nietzsche: due interpreti del pessimismo antropologico

Interessante è notare come sia in Saramago che in Nietzsche sia presente un profondo pessimistico che fa sprofondare l’uomo in un abisso senza senso. Ciò porterà il filosofo a ritenere l’uomo europeo soggetto al nichilismo passivo, in seguito al tramonto di Dio. Nietzsche condenserà tutto nel detto “Dio è morto”, e la morte di dio rende impossibile un qualsivoglia confronto esterno dell’essenza stessa dell’uomo. Allo stesso modo i ciechi del romanzo si trovano completamente isolati dal resto della società, senza un governo, senza un’autorità che li possa guidare verso il quieto vivere, senza nessuno che possa punire chi trasgredisca alle regole, adesso sono loro la società, almeno per quanto li riguarda. E così come per il nichilista passivo la vita perde ogni senso di verità e valore, allo stesso modo gli uomini immaginati dallo scrittore finisco per vivere in condizioni disumane, peggio degli animali, ma in fondo non contando più nulla la morale e ogni qualsivoglia forma di educazione, le uniche cose che importano sono gli istinti di autoconservazione. Questo porta gli uomini a vivere in uno stato di regressione in cui i più forti comandano.Esemplare è l’episodio del razionamento del cibo all’interno del romanzo, nel quale i ciechi malvagi si coalizzano e minacciano tutti gli altri di lasciali morire di fame. Nei personaggi non si instaurerà mai una vera solidarietà a causa dell’egoismo che predomina sul senso del bene comune.

 

L’uomo può davvero cadere in questo baratro senza via d’uscita?

Senz’altro da circa due secoli abbiamo assistito ad una decadenza dei valori e ad un cambiamento radicale nell’atteggiamento comune. Sempre più spesso il bisogno di verità ha portato solo alla dimostrazione che in sostanza non esiste alcuna verità assoluta, ciò si riflette sull’uomo in maniera negativa, trascinandolo sulla strada dell’egoismo per poter favorire il proprio tornaconto. Una domanda salta alla mente adesso: è ancora possibile una qualche forma di solidarietà tra gli uomini? Se la risposta dovesse essere positiva allora l’umanità intera dovrà riportare in alto il primato della gioia di vivere e creare una nuova etica basata esclusivamente su ciò che l’uomo può realmente conoscere, partendo dalla sua finitezza. Se invece la risposta continuerà ad essere negativa, in questo caso aumenterà sempre di più l’odio verso tutto ciò che è diverso da noi, facendo cadere l’umanità nel non-senso della vita. Non ci resterebbe altro che aggrapparci alle futilità del nostro tempo. La decisione spetta solo e soltanto a noi.

 

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