Ironia, tabù e la giusta stravaganza: Ruggero dei Timidi e Pietro Aretino

“Non esiste grande genio senza una dose di follia.” Aristotele docet.

Pietro Aretino, biografieonline.it

 

Si sa, di certe cose è complicato parlarne agilmente e ancor di più dev’essere renderle di anima artistica. Opinione condivisa? Non da Pietro Aretino e Ruggero dei Timidi, cantori del proibito.

Lussuria, dialoghi tra prostitute e una mordace vena parodica

Ecco il flagello de’ principi, il divin Pietro Aretino.” Queste le parole con cui Ludovico Ariosto ci introduce al primo protagonista di oggi, e non vi è altra presentazione che possa mostrarcelo più chiaramente di così anche se egli è tutto fuorché un uomo “chiaro”. Stilando la lista delle sue virtù, si potrebbe cominciare con letterato rinascimentale, poeta, drammaturgo e anche tragediografo ma non bisognerebbe dimenticare i veri titoli “aretini”: licenzioso, ricattatore e polemico, triade che legittima la citazione ariostesca. “Flagello de’ principi” in quanto cinico cortigiano nonché sferzante commentatore sociale e a condire l’aggettivo “divin”, donatogli dai fautori e divenuto ottima occasione di scherno per i detrattori. Spirito ambiguo che si riflette su un’eterogenea produzione nutrita da elementi quali commedia, tragedia, opere religiose (furbescamente prodotte) e soprattutto erotiche, le predilette. A quest’ultime l’Aretino dedica massimo ardore e massima esplicitezza, ben ravvisabile nella raccolta poetica “Sonetti lussuriosi” edita nel 1524. Illuminante è la scelta del titolo che ospita due inquilini non avvezzi alla convivenza ossia il sonetto, struttura poetica rigorosa codificata dalla Scuola Siciliana prima e dal Dolce Stil Novo poi e la lussuria, fonte di peccato e trivialità. I componimenti si delineano infatti come sonetti, per lo più irregolari (rigorosità, addio), in cui a farla da padrona sono il “cazzo”, la “potta”, il “cul” e il tanto decantato “fotter”. Risulta interessante notare la scelta formale dell’Aretino improntata sulla volontà di trattare il tabù del sesso per una via dissacrante: lo stesso sonetto che era stato culla della più alta lirica amorosa subisce un abbassamento stilistico e una degenerazione strutturale, conferendo discussa popolarità al suo geniale ideatore. A cavallo tra 400 e 500, in piena stagione rinascimentale e di fioritura artistica, Pietro Aretino canta il proibito in modo proibito. Nel nuovo millennio, in piena stagione tecnologica e globalizzata, anche Ruggero dei Timidi canta il proibito: ma in che modo?

I “Sonetti lussuriosi” di Pietro Aretino, libriantichionline.com

Timidezza? Basta una parrucca!

Le citazioni aiutano ad approcciarsi in modo diretto ad un qualsivoglia artista e la seguente è tratta proprio dalla biografia del secondo “cantore del proibito” di oggi: “Un neomelodico colto, con la vocazione al demenziale raffinato”. Ebbene sì perché Andrea Sambucco, in arte Ruggero dei Timidi, poetando in musica dà vita ad una creatura inedita e bizzarra. Questo monstrum artistico trova nell’espressione “demenziale raffinato” il suo ubi consistam: alla raffinatezza delle melodie vintage si accompagnano storie singolari, ben evocate da titoli quali “Vacanze d’estate”, “Mano amante mia”, “Notte romantica”. Storie di avventure amorose sugli scogli, di animatori birbanti, di particolari abitudini sessuali, il tutto raccontato con un’efficace vena satirica che strappa un sorriso e suscita, se non ammirazione, per lo meno un sentimento di riconosciuta originalità. Il fattore chiave del successo di Ruggero è stata proprio la capacità di cantare del proibito con ironia, rivestendo con la patina neomelodica tipica della tradizione musicale italiana argomenti scomodi considerati veri e propri tabù. Il suo intento artistico è vicino a quello dell’Aretino ma la differenza si gioca sull’animo dei due. Il letterato esprime in poesia tutta la spregiudicatezza che lo contraddistingue, di cui erano ben consci i suoi contemporanei, ricercando la volgarità e rendendola poi con assoluta maestria. In Ruggero dei Timidi invece è il nome stesso ad indicare la sua postura verso l’atto artistico caratterizzata dalla timidezza dell’uomo Andrea che, una volta indossata l’iconica parrucca nera, trova il coraggio di calcare il palco grazie alla forza dell’amore che canta. Ruggero è nient’altro che un espediente per riuscire ad affrontare il pubblico e sdoganare le tematiche più spinose. Al di là di un qualsivoglia giudizio morale ascoltare i suoi due album, “Frutto Proibito” e “Giovani Emozioni”, risulta un’esperienza estetica indubbiamente interessante e magari piacevole. Detto ciò, buon ascolto!

Ruggero dei Timidi, spettakolo.it

Alla ricerca di un perché

Cuore pulsante dell’arte raccontata oggi è una vulcanica ma ragionata bizzarria, frutto dei due animi in subbuglio che abbiamo avuto modo di conoscere un po’ meglio. Questa bizzarria, grazie anche al talento, riesce a creare forme nuove e a distinguersi per originalità. Voler andare controcorrente anche in modo provocatorio può essere una mossa di successo e Ruggero ne è l’esempio. All’interno di un panorama musicale saturo di “artisti” seriali (spesso di bassa qualità) riuscire a scovare una voce fuori dal coro che abbia un riscontro positivo presso il pubblico non è semplice. Lo stesso Aretino ha saputo distinguersi in un periodo di omogeneità culturale grazie ad una scelta coraggiosa, e se siamo qui a trattar di lui dopo cinquecento anni significa che ha scelto bene. Siate affamati, siate folli, siate Ruggero dei Timidi e Pietro Aretino!

Copertina di: “Frutto Proibito”, carinmarzaro.com

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