Fischer-Spassky: l’ incontro di scacchi del secolo come espressione dell’ “Arte della guerra” di Sun Tzu

“L’arte della guerra” esercitata nel gioco degli scacchi tramite la strategia, lo stile di gioco e il temperamento del campione Bobby Fischer.

 

 

 

 

 

 

Nella partita finale del campionato mondiale di scacchi del 1972  convergevano la guerra fredda, la guerra personale di Fischer con la scuola scacchistica sovietica e la guerra di Spassky per difendere il suo titolo di campione. Può un semplice incontro di scacchi essere considerato una guerra? Cosa hanno in comune il gioco degli scacchi e la guerra, oltre alle chiare somiglianze simboliche (due ‘eserciti’ che si scontrano)? Un abile scacchista, come Bobby Fischer, può essere considerato un buon interprete dell’arte della guerra?

 

 

L’incontro del secolo

Nel 1972 a Rekijavìk, in Islanda, venne disputata la partita finale del campionato mondiale di scacchi; essa consisteva in 24 incontri da svolgersi nell’arco di diversi mesi dello stesso anno (luglio – settembre, 1972) e vedeva come sfidanti il campione del mondo in carica, il russo Boris Spassky, e il novello vincitore della fase di qualificazioni, l’americano Robert Fischer, detto Bobby. Per Bobby, la finale contro Spassky, giunse a coronamento di un’eccellente prestazione durante la fase di qualificazione: l’americano sconfisse campioni del calibro di Bent Larsen , Tigran Petrosyan e si apprestava ora a contendersi il titolo di campione del mondo con il sovietico Spassky. Dal 1948, il titolo di campione del mondo era stato da un sovietico e adesso, nel 1972, in pieno clima di guerra fredda tra USA e URSS, il monopolio sovietico nel gioco degli scacchi veniva minacciato da un giovane americano.

 

Così, sullo sfondo della Guerra Fredda, l’incontro assunse anche un valore politico ed ebbe, soprattuto negli USA, un’importante risonanza mediatica come nessun altro incontro di scacchi giocato fino ad allora, tanto da passare alla storia come l’incontro del secolo. Ma non solo guerra politica: l’incontro tra Fischer e Spassky era anche l’opposizione tra due diversi stili di gioco e due diversi stili di vita. Fischer era il genio, dalla personalità eccentrica, ossessionato dagli scacchi e dalla vittoria, dallo stile prorompente, votato all’attacco; Spassky era famoso per il suo temperamento, la sua tranquillità, il gioco degli scacchi, per lui, non era totalizzante: era stato un atleta, un insegnante ed era interprete di un gioco completo, non rischioso, volto alla difensiva.

Fischer contro Spassky, USA contro URSS, pezzi bianchi contro pezzi neri, due ideologie e due uomini scendevano in guerra a Rekijavik, nel 1972.

 

 

 

 

La natura della guerra

Affermare che Bobby Fischer e Boris Spassky scendevano in guerra a Rekijavik nel 1972 ha solo una valenza metaforica o simbolica? Cosa hanno in comune una guerra e un incontro di scacchi? A prima vista, sembrerebbero molto distanti per quanto riguarda loro natura (la guerra appare come un evento violento e reale mentre gli scacchi come un gioco pacifico e virtuale), mentre invece risultano simbolicamente molto simili: gli scacchi, infatti, simboleggiano un’opposizione tra due diversi eserciti che combattono per catturare il re avversario, equipaggiati di diverse truppe/pezzi che possono essere perse/sbaragliate durante la battaglia giocata. Osservando più profondamente si può invece comprendere come scacchi e guerra condividano, per certi aspetti, anche una stessa natura, ed affermare che Spassky e Fischer scendevano in guerra a Rekijavik nel 1972, forse non ha soltanto un valore simbolico.

 

Che cos’è la guerra? Il generale prussiano Carl von Clausewitz, nella sua opera Sulla guerra, sostiene che l’appellativo di arte della guerra è preferibile all’appellativo di scienza della guerra: secondo von Clausewitzil termine “scienza” dovrebbe essere utilizzato per indicare quelle discipline il cui scopo è la pura conoscenza (come l’algebra e la geometria), mentre l’appellativo di “arte” dovrebbe essere riservato a quelle discipline il cui scopo è quello di produrre o creare (come la pittura e la scultura). In tal senso, la guerra risulta più simile all’arte che alla scienza e, in questa guisa, la guerra (come arte) condivide una medesima natura con l’arte degli scacchi.

 

L’arte della guerra è anche il titolo della celebra opera di Sun Tzu in cui viene indagata la natura della guerra come arte; e proprio dai tratti e dagli aspetti analizzati da Sun Tzu è che si riesce ad intravedere la medesima natura di scacchi e guerra. Conoscere la natura della guerra, secondo Sun Tzu, è conoscerne i cinque elementi fondamentali: il fattore morale (Tao), ossia la fedeltà dell’esercito; il fattore climatico (Cielo), ossia le condizioni atmosferiche in cui si svolge la guerra; il fattore morfologico, (Terra), ossia la configurazione del terreno che ospita la guerra; il fattore del comando (Comando), ossia le virtù dei condottieri dell’esercito; e il fattore della disciplina (Dottrina), ossia le leggi atte a disporre e regolamentare l’esercito. Questi cinque fattori sono costitutivi anche del gioco degli scacchi: il Tao, la fiducia dello scacchista risposta nei propri pezzi; il Cielo, le condizioni di gioco (gioco lampo di cinque minuti di durata, o standard, con quaranta minuti a disposizione di ogni giocatore); la Terra, l’assegnazione dei pezzi bianchi o neri; il Comando, le abilità scacchistiche dei giocatori; la Dottrina, la visione e la strategia di gioco.

Conoscere questi cinque fattori, afferma Sun Tzu, è la via per conoscere la vera natura della guerra e “coloro che li comprenderanno saranno vittoriosi; chi invece non arriverà a coglierne il significato non potrà mai vincere“.

L’arte di vincere

Come si vince una guerra? Oppure: come si vince un incontro? Sun Tzu nella sua opera elenca una serie di principi normativi per conoscere e manipolare i cinque pilastri della guerra. Fondamentale è l’anticipazione degli eventi, il prevedere le mosse del nemico e saper analizzare le diverse situazioni. L’anticipazione è anche il fattore chiave nel gioco degli scacchi: saper prevedere le mosse dell’avversario e giocare d’anticipo. Assieme all’anticipazione, l’inganno è anche fondamentale: cogliere l’avversario di sorpresa permette di rompere e scardinare il piano dell’avversario. Bobby Fischer si è dimostrato un grande interprete di queste virtù: nell’incontro del secolo, la sua dettagliata analisi della strategia dell’avversario Spassky, accompagnata da una mossa imprevedibile e inaspettata gli ha garantito la vittoria chiave del terzo dei 24 match previsti. Anche la lettura del terreno di gioco è richiesta ad un generale vittorioso da Sun Tzu; così come un condottiero non dichiara l’attacco su di un terreno impervio e poco conosciuto, così Bobby Fischer ha saputo creare le condizioni più vantaggiose per la sua vittoria della finale: dopo varie proteste, ha ottenuto l’autorizzazione a spostare l’incontro del secolo in una sala più piccola, con poche telecamere che gli garantivano maggiore concentrazione. Schiacciato, ormai dalla supremazia della lettura e della strategia dinamica e imprevedibile di Bobby Fischer, Boris Spassky si arrese alla ventunesima partita dell’incontro, anticipando la sua sconfitta e riconoscendo, così, di essere (già stato) battuto. Bobby Fischer risultò vincitore del match del secolo, incarnazione della figura del generale vittorioso di Sun Tzu: “chi è libero da errori dirige le sue forze verso la realizzazione di vittorie certe, sconfiggendo chi è già stato battuto”.

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