ILVA, Conte e ArcelorMittal: perché l’acciaio è così importante da far intervenire il Premier?

Prosegue lo scontro Stato Italiano-ArcelorMittal per il destino dell’Ilva, con botta e risposta fra dirigenza, politici e magistrati.

Le perdita di un centro strategico come l’Ilva, al netto delle illegalità commesse dai dirigenti che dovranno essere dimostrate in tribunale, significherebbe un ulteriore passo indietro per l’economia italia, in un mondo dominato dal cloud ma sorretto dall’acciaio.

L’ILVA

Di proprietà del colosso franco-lussemburghese dell’acciaio  dal 1 novembre 2018, l’ex Ilav, ora ArcelorMittal Italia, affonda le sue radici fino al 1905, istituita sotto la guida di alcuni imprenditori del Nord Italia.  Da allora si è espansa, progredendo attraverso due guerre mondiali e passando da proprietario a proprietario, fino al commissariamento nel 2015 e all’acquisizione da parte dell’AM nel 2018. Inizialmente costituita dalle attività siderurgiche dei gruppi Elba e Terni, venne avviata ad un’imponente opera di espansione con il sostegno di fondi governativi e con l’obbiettivo di favorire lo sviluppo economico nel meridione. Nel 1921 la crisi del settore siderurgico, dovuta alla ripresa post bellica delle esportazioni americane colpirono pesantemente i sovradimensionati centri siderurgici italiani, che passarono sotto l’amministrazione di Credito Italiano e della Banca Commerciale Italiana. A seguito della crisi del ’29 il gruppo, in forte difficoltà, dovette essere salvato dall’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), per poi rivivere un periodo di alta produttività nel secondo dopoguerra e ritornare in uno stato di forte crisi ed inadeguatezza negli ultimi anni. Gli scandali amministrativi, ecologici ed economici sono stati una costante che anche ora non sembra scomparire, condizionando un settore che costituisce una delle tre industrie base che ogni paese dovrebbe avere

 

La Trinità Industriale

Esistono tre grandi branche industriali denominate industrie di base. L’industria metallurgica, che si occupa del settore minerario e della raffinazione dei prodotti, l’industria chimica, che si occupa della sintesi di tutte quelle sostanze che formano la spina dorsale dei vari settori industriali e farmaceutici, ed  infine l’industria siderurgica, che si occupa della produzione e lavorazione di ferro, ghisa e acciaio. Quest’ultimo prodotto ricopre un ruolo basilare nell’economia di un paese, data la sua importanza per svariati settori, da quello degli elettrodomestici e delle autovetture, fino a quello navale ed edilizio. Storicamente la conoscenza della produzione dell’acciaio è sempre stata accostata a grandi civiltà. La Cina antica, l’India e poi la Roma imperiale, proseguendo attraverso secoli di perfezionamento ed espansione, fino all’età contemporanea, dove questo materiale è passato da componente di armi a supporto per grattacieli. Il largo impiego di questa lega di ferro e carbonio è dovuto alle sue proprietà chimico-fisiche, esso infatti è duttile, malleabile, resistente eppure con una buona elasticità. Inoltre a seconda dei componenti utilizzati nella sua formazione, le stesse proprietà variano a seconda del prodotto finale desiderato.  Il silicio ne aumenta l’elasticità, mentre l’azoto migliora la resistenza meccanica degli acciai inossidabili, mentre altri ancora come il titanio ed il tungsteno aumentano la resistenza alla corrosione, oltre che la durezza. Anche la percentuale di carbonio è determinante alle caratteristiche del prodotto finito.

Il destino dell’ILVA

Con i dialoghi ancora in corso è difficile stabilire quale sia il destino dell’ILVA, bisogna tuttavia considerare le ripercussioni che la sua chiusura porterebbe alla nostra economia. Con più di 16.000 impiegati (dati 2016), fra i quali vi fu un tempo Paolo Villaggio in persona, la sua chiusura comporterebbe una vera tragedia per le vite di 16.000 persone e le loro famiglie. Va anche considerata l’ importanza economica che questo settore rappresenta, data dalla disponibilità sul territorio di una materia prima fondamentale. Non si possono tuttavia ignorare le conseguenze ecologiche che una mal gestione comporta, famosi sono ad esempio i casi delle cokerie (gli impianti di raffinazione che producono il carbone coke, necessario alla creazione dell’acciaio) di Genova e Taranto, dove le polveri sottili peggiorarono sensibilmente la qualità dell’aria oltre ad aumentare la mortalità nei quartieri abitati nelle vicinanze. L’unica cosa certa è, come ribadito prima, l’importanza dell’industria siderurgica per l’economia nazionale, dando infatti uno sguardo a quelli che sono i principali settori industriali italiani, ovvero settore motoristico, cantieristico navale e metalmeccanico, con esportazioni di macchinari, metalli di base e mezzi di trasporto pari al 42,5% del totale, detenere uno stretto controllo su questo prodotto di base è quantomai necessario.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.