La storia di Cinecittà e come per molti cineasti americani sia stata la loro Hollywood…sul Tevere.

Anche in Italia abbiamo la nostra Hollywood, ma senza l’omonima scritta sui colli e la Walk of Fame. Si trova a Roma e stiamo parlando di Cinecittà che, con una superficie di 400.000 metri quadrati, è il più grande studio cinematografico in Europa. A dire che sia la ‘’Hollwood sul Tevere’’ sono stati proprio i cineasti americani. Scopriamo perché.
CINECITTA’ ATTRICE DI SE STESSA
La storia che si cela dietro la nascita di Cinecittà sembra anch’essa un film: prima di Roma, infatti, la scelta di avviare l’industria cinematografica italiana stava per cadere su Torino e la sua CINES, fondata nel 1904. Ma il destino volle che i due teatri della CINES fossero distrutti da un incendio. Fu allora che presidente della compagnia stessa, Carlo Roncoroni, diede l’assenso per la costruzione del nuovo complesso sui terreni di sua proprietà. Il progetto prevedeva dimensioni mai viste prima in Italia: 73 edifici su un’area di 14 ettari. La prima pietra venne posta il 26 gennaio del 1936 e Cinecittà fu inaugurata l’anno seguente, diventando un punto di approdo per stelle nascenti.

ROMA, STORIA DI UNA TERRA PROMESSA
Preparare le valige, salire sul primo treno per poi attendere che il Colosseo si palesi davanti a noi come un sogno ad occhi aperti. Molti giovani, chi per passione e chi per soldi, volle approdare in quella Hollywood sul Tevere. All’epoca i cast per i film da girare erano aperti a chiunque. Anche per le vie del centro tante persone venivano bloccate da chi faceva volantinaggio perché ‘c’era bisogno delle comparse’. Il tentativo di ricostruire quel Boulevard nonostante il poco budget era evidente. La guerra portò alla nascita di un genere, il Neorealismo, dove povertà e miseria fanno da protagonisti. Proprio per questo i cineasti girarono all’aperto, rendendo quasi inutili gli immensi studi di Cinecittà. La soluzione arrivò da oltre oceano grazie al contributo americano della MGM che scelse Roma per girare kolossal statunitensi come Quo Vadis?.I cineasti americani avevano gli occhi puntati su quella che definirono la “Hollywood sul Tevere”, soprattutto per il basso costo di produzione. Gli stuccatori, decoratori, muratori, carpentieri e falegnami che lavoravano per Cinecittà altro non erano che i lavoratori che persero le loro attività durante la guerra. Dopo le produzioni estere, come Cleopatra e La caduta dell’impero romano, a Cinecittà si tornò a girare anche molte produzioni italiane, come Fellini con La dolce vita nel 1960. Una nuova vita, quindi, per lo studio cinematografico più alto in Europa che, successivamente, avrebbe realizzato pellicole come Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini e C’era una volta in America di Sergio Leone. Se questo era tutto quello che accadeva in quegli studi, cosa succedeva al di fuori?
COSA RESTA DELLA ‘HOLLYWOOD SUL TEVERE’?
Cinecittà non era l’Hollwood dei red carpet e neppure quella colorata Bollywood: adesso gli studi restano laboratori per programmi televisivi e opere cinematografiche. Fu persino ‘spiata’ con l’avvio del format Grande Fratello, quando i reality show non erano quelli che conosciamo oggi. Fu una vera e propria rivalsa quella di Cinecittà di avviarsi verso la produzione televisiva. Una decisione prettamente economica, causata dal mezzo televisivo il cui utilizzo stava diventando sempre più domestico. Le case erano diventati piccoli cinema, dove non c’era bisogno di un biglietto quanto piuttosto dell’ospitalità di un amico. Eppure, la funzione crossmediale che Cinecittà ha assunto negli anni l’ha salvata da morte certa. Nel mentre, resta il fascino di una Hollywood perduta, dove tantissime stelle tentano ancora di brillare.