Salmo vs Luchè: scopriamo cosa sia il discredito attraverso il loro dissing

Chi dei due sarà seppellito dalla valanga di shitstorm dell’altro?

A rendere l’estate 2023 più saporita ci hanno pensato Salmo e Luchè, due dei rapper più noti del panorama musicale italiano. Non si vedeva un dissing cosi dai tempi di Fabri Fibra e Vacca, non a caso gli amanti del genere sono tornai a sognare. Decretiamo quindi un vincitore analizzando il livello di discredito tra i due artisti.

SEMPLICE DISSING O COMPLESSA SOAP OPERA?

Correva l’anno 2019 quando Salmo pubblicò un post sul suo account instagram per celebrare il successo dei suoi ultimi lavori discografici:

“A cinque settimane dall’uscita Machete 4 è ancora il disco più venduto in Italia. Playlist dopo nove mesi è ancora nella Top 5. Facile raggiungere la prima posizione, difficile restarci. Funziona così! So che può dare fastidio e chiedo scusa per la sboronata ma questi sono i due migliori album usciti tra il 2018 e il 2019.”

Immaginare Salmo scrivere il post mentre sorseggia champagne dal balcone di casa con vista mare nella sua Sardegna non sarà stato difficile. Probabilmente avrà pensato la stessa cosa Luchè e senza pensarci due volte, commenta che i due album non sono i migliori di quegli anni e che Marylean è copiata dalla sua Je ce credevo. Salmo di tutta risposta lo definisce “rapperino invidioso” e che i live del noto cantante napoletano facciano schifo. Luche se la prende abbastanza, e gli dice “Io di te ho ascoltato poco ma mi è bastato per capire quanto veramente sia una merda la tua musica e te lo dico veramente con il cuore in mano senza nessuna invidia”. I due continuano a insultarsi tramite storie instagram, ma ad avere l’asso nella manica è stato Luchè. Per dimostrare al suo pubblico di non avere paura di sfidare il rapper di Il cielo in una stanza, Luchè avrebbe raccontato di possedere un telefonino inglese al cui interno ci sarebbe un messaggio in cui Salmo si complimentava con lui per l’album Malammore. Ebbene, tale messaggio torna alla ribalta qualche settimana fa, quando Salmo pubblicava Red Bull 64 Bars cantando che “L’inferno lo conosco bene, ci tornerei per farci un mese, una vita di promesse spese, drin… squilla il telefono inglese”. Fu così che quindi Salmo rovino l’estate di Luchè, infatti quest’ultimo decise di fiondarsi in studio e di registrare Estate dimmerda 2, titolo che rimanda, tra l’altro, ad una hit di Salmo di qualche estate fa. Sulla copertina, una foto di Leonardo Di Caprio sul seti di Romeo + Juliet. Per finire il lavoro, Luchè inserisce un audio in cui Salmo ammette di avere inviato il messaggio di complimenti su quel famoso telefono inglese “Certo, è vero, fra è verissimo il messaggio che t’ho mandato. Perché quel disco era figo. Una volta l’ho ascoltato, bro, una volta. Perché io rap italiano non ne ascolto, immagina se posso ascoltare Luchè” e ancora “Sono veramente contento di poter condividere il palco con uno dei miei rapper preferiti, un mostro sacro, raga. Fatemi sentire la voce per Luchè”. Nel pezzo, tra le altre cose, Luchè  accusa Salmo di aver regalato 10 mila biglietti per cercare di riempire San Siro, dice che quando ha sentito Il cielo nella stanza, una delle maggiori hit del cantante sardo, “ho rivalutato Plaza” che è “l’antifiga travestito da anticristo, da Russell Crowe sei diventato Pio e Amedeo, che imbarazzo quel tuffo nella piscina di Sanremo, sei un italiano medio, hai avuto il tuo momento poi la trap vi ha finiti, non sopravvivete ai trend perché non siete veri artisti, tu sei fra quelli che fa i soldi e diventa fascista”. Insomma, di sfogarsi si è sfogato. E cosi anche Salmo ha dovuto chiudere l’ombrellone, fiondarsi in studio e registrare ”Dove volano le papere”  rispondendo alle accuse di Luchè. All’interno della canzone di Salmo, come se non bastasse, c’è una frase contro addirittura Damiano dei Maneskin, la cui colpa è quella di aver commentato “Ouch” sotto il post di Luchè dove annunciava la pubblicazione di “Estate dimmerda 2”. Salmo non avrebbe apprezzato il commento di Damiano e dice: “Cammino sulle stelle sono Anakin, tu puoi fare solo le mie cover con la gonna Damianeskin”. Ah non si è risparmiato nemmeno alla cover, dove appare una donna con la faccia di Luchè sopra. Insomma, se Salmo fosse stato un agricoltore avrebbe cominciato il processo di mietitura in anticipo.

IL DISCREDITO E ALTRI 1000 MODI PER FAR PIANGERE IL TUO AVVERSARIO

Qualche articolo fa abbiamo pubblicato un articolo dove abbiamo parlato dei meccanismi intrinseci della macchina del fango e dei suoi effetti, per l’appunto, famosi per saper sporcare la reputazione altrui (nel caso te lo fossi perso, clicca qui https://www.ilsuperuovo.it/shitstorm-ecco-come-nel-xxi-secolo-un-giorno-ti-svegli-e-sei-coperto-di-merda/). Screditare significa rovinare l’immagine dell’altro. “Sporcare” l’immagine di una persona è un attacco aggressivo, nato per far si che noi, aggressori, possiamo uscirne puliti. Possiamo definire così il discredito: vi è discredito di una Vittima (V) quando un evento anche fortuito o un atto deliberato di un Agente screditante (AS) fa si che un Agente valutante (AV) valuti negativamente le azioni di V, con l’effetto di screditare la sua l’immagine e farlo piangere per le prossime settimane. Critiche, accuse e insulti non sono sempre atti di discredito. lo sono soltanto se sono indirizzati o solo a un pubblico o sia al pubblico che alla vittima. Immaginate quindi gli ascoltatori di Salmo e Luchè in queste ultime settimane, costretti a vestire i panni dei giudici. Ciò che emerge da questi studi è che le tre componenti utilizzate per studiare gli effetti delle diverse tipologie di discredito, tra cui la componente cognitiva, rappresentata dalla percezione del personaggio pubblico (in questo caso, un rapper), quella emotiva, nata dalle emozioni (in questo caso, negative) suscitate dal rapper, e quella cognitiva corrispondente alle preferenze del loro pubblico, sembrano seguire una direzione univoca se si considera l’orientamento della dominanza sociale. L’obiettivo dei due rapper che, di fatto, non si sono fermati al primo dissing, ma hanno proseguito con diversi attacchi trasformando la loro lite in una catfight. Se i loro rispettivi fan sapevano bene chi difendere in questa guerra, lo stesso non è stato per l’opinione pubblica. C’è chi avrebbe amato l’esser spietato di Salmo e chi avrebbe preferito la lealtà di Luchè. Il problema di quest’ultimo, è stato quello di aver mancato il bersaglio, in quanto se il tuo obiettivo fosse quello di screditare qualcuno dovresti andare, oltre che sul personale, anche nella sua anima, per capire i suoi punti deboli e quindi scoprire come potresti ferirlo. Ebbene, decretare la vittoria di Salmo è stata facile, ma se c’è una cosa in cui Salmo dimostrerebbe di essere anche lì il campione sarebbe quella di saper ridicolizzare i propri avversari, altro atto linguistico. L’effetto? Quello di farti pentire di essere nato.

L’ARTE DEL RIDICOLO: BUTTIAMOLA SULLA RISATA

Ridere di qualcuno è un modo molto efficace per farlo senite inferiore, e così diminuire la sua dimensione performativa. Ridere e far ridere dell’altro è una forma sofisticata di discredito. Che rapporti ci sono fra il ridere, la ridicolizzazione, lo humor e l’ironia? La ridicolizzazione è l’atto di rimarcare una caratteristica di un soggetto, evento o persona cui si attribuisce una valutazione negativa di mancanza di potere. Tanto più l’oggetto ha pretese di superiorità tanto più grave sarà l’impotenza. Il contrasto fra pretesa superiorità ed effettiva impotenza provoca nell’osservatore il riso: è ridicolo. Quindi la ridicolizzazione mira a screditare una persona evidenziandone una o più caratteristiche che suscitano il riso. Questo atto può avere come effetto/scopo un senso di superiorità. La ridicolizzazione è un atto comunicativo in cui il M, di fronte a un P, rimarca una caratteristica di una V attribuendovi una valutazione negativa di mancanza di potere, che contrasta con ogni eventuale pretesa di superiorità di V, ma non è minacciosa né per M né per V, suscitando così il riso. M sollecita deliberatamente P a ridere di V. Se M e P ridono insieme di V si sentono superiori a V e non ne sono minacciati. Va aggiunto che si rafforzerebbe il legame fra M e P, si sentono simili e V è visto come diverso. Infine, V senta attaccata la sua immagine e si sentirebbe rifiutata, a tratti emarginata. La ridicolizzazione deve attaccare l’immagine della Vittima. Per questo è molto presente tra gli adolescenti, nel bullismo, nella satira quanto nei dissing fra rapper: è un modo di distruggere l’altro senza nemmeno sporcarsi le mani.

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