Sally: la canzone di Vasco incontra le storie di Isabella Morra e Veronica Franco

Sally e le poetesse del Rinascimento

La canzone di Vasco Rossi festeggia i suoi 24 anni. Leggendo il testo, troviamo una donna stanca di combattere, che ha sbagliato e sofferto ma si porta ancora sulle spalle il peso dei suoi fallimenti. Nel Rinascimento emergono delle poetesse che raccontano del loro essere donne con allegria e malinconia, un pò come Sally.

Sally: una donna che non ha più voglia di fare la guerra

Il 5 settembre 1996 Vasco Rossi pubblica Sally. Sono passati 24 anni e il cantautore ricorda il brano con un post su Instagram in cui racconta che Sally è la rappresentazione della sua parte femminile. È il ritratto di una donna disincantata e fragile, che viene raccolto all’interno del suo nono album intitolato Nessun pericolo… per Te.

Moltissimi artisti hanno reinterpretato questa canzone, rendendola ancora più famosa. Vasco confessa di essersi ispirato, nella composizione dell’opera, ad un incontro con una ragazza, avvenuto durante una vacanza. Il testo è stato scritto di getto perché le sensazioni suscitate da quel momento furono estremamente forti.

Sally cammina per la strada senza nemmeno
Guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia
Di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa
Ti può crollare addosso
Sally è già stata punita
Per ogni sua distrazione o debolezza
Per ogni candida carezza
Data per non sentire l’amarezza

Vasco descrive una donna sulla trentina che “non ha più voglia di fare la guerra”. Ci parla di una ragazza che non ha più la forza di combattere. La vita viene percepita come una lotta, una perenne conquista. Sally ha conosciuto la fatica, il dolore, ha fatto esperienza di cosa significhi vivere ed è stanca di lottare ancora, anche per gli altri. Sally è una ragazza giovane che è stata ferita molte volte ed ha sofferto per ogni errore e per ogni sbaglio.

Vasco si rivede in questa Sally che, superate le lacrime, guarda il mondo in modo più sereno e leggero. Vive con meno intensità, la sua vita ora è più sicura e tranquilla, si è indurita la pelle ed ora i problemi le scivolano addosso, non la colpiscono più. Sally alla fine è la rappresentazione di ogni uomo e donna che ha sofferto e si rialza. Il cantautore non si dimentica di sottolineare che la nostra vita non è fatta solo di dolore, ma anche di altri momenti che ci permettono e ci aiutano ad andare avanti.

La sofferenza è quindi un passaggio necessario, una possibilità che ci consente di crescere, di trovare una corazza più dura e di accettare gli errori commessi. Ricordandoci che sono legati al passato e ci hanno permesso di essere quello che siamo oggi. Non vanno quindi cancellati, fanno parte di noi.

Isabella di Morra: una donna che è già stata punita

Isabella di Morra, detta anche Isabella Morra, è una poetessa del Cinquecento, riscoperta da Benedetto Croce e diventata famosa solo dopo la sua morte. A differenza di altre rimatrici femminili, la sua produzione poetica è collegata alla sua vita tragica. Ricorre alla poesia per sopravvivere all’isolamento forzato imposto dai fratelli che la rinchiusero all’interno del castello di Favale.

Parla di amore, sentimento che le è impedito, del suo dramma umano e della sua privata sofferenza. Dopo essere stata reclusa, intraprende una corrispondenza epistolare segreta, grazie all’aiuto del suo pedagogo, con il marito di una sua conoscenza: Diego Sandoval de Castro, poeta di origini spagnole anche lui appassionato del Petrarca. Non è chiaro se questa relazione fosse solo un’amicizia intellettuale o sentimentale, in ogni caso furono scoperti.

Venne ucciso per primo il loro intermediario e i fratelli Morra sfogarono successivamente la loro ira nei confronti di Isabella ed infine su Don Diego che invano aveva cercato di organizzare una scorta per proteggersi. La morte dello spagnolo sollevò molte reazioni in quanto nel codice d’onore del XVI secolo era consentito uccidere un membro della famiglia poiché aveva arrecato disonore alla famiglia, in particolare donna. Non era ammissibile l’omicidio di persone terze, soprattutto se di rango superiore.

Si ritiene quindi che l’assassinio di Don Diego motivato da ragioni private, quindi al fine di ripulire l’onore familiare, fosse solo una copertura per un omicidio politico. De Castro aveva combattuto nell’esercito di Carlo V mentre i Morra avevano legami con i Francesi. Per questo i fratelli Morra furono costretti a scappare in Francia per evitare eventuali conseguenze.

La sua è quindi un’autobiografia poetica, negli ultimi componimenti infatti Isabella già preannuncia il suo destino: parla di una violenta mano, descrivendo i fratelli come persone rozze.

Se a la propinqua speme nuovo impaccio
o Fortuna crudele o l’empia Morte,
com’han soluto, ahi lassa, non m’apporte,
rotta avrò la prigione e sciolto il laccio.
Ma, pensando a quel dì, ardo ed agghiaccio,
chè ‘l timore e ‘l desìo son le mie scorte;
a questo or chiudo, or apro a quel le porte,
e, in forse, di dolor mi struggo e sfaccio.

Veronica Franco: per ogni candida carezza

Veronica Franco (1546-1591) fu una cortigiana onesta e una poetessa di grande importanza. A differenza di Isabella di Morra, frequentò molti salotti letterali.

A Venezia, dove visse e lavorò, vi erano due tipi di cortigiane: quella onesta, ossia quella intellettuale, e quella di lume, molto simile alle moderne prostitute. Veronica venne introdotta al primo tipo dalla madre e divenne famosissima, si mantenne da sola e visse negli agi, anche se ovviamente non poté godere della protezione che avevano le donne “rispettabili”.

Studiò e si inserì nel mondo intellettuale frequentando uomini colti. Venne accusata dall’Inquisizione di praticare degli incantesimi e si difese brillantemente da tutte le accuse. Pubblicò moltissime opere e sostenne con tutto il cuore la dignità di ogni persona, persino di coloro che erano costrette a vendere il proprio corpo per vivere. Lei stessa scrisse:

Se siamo armate e addestrate siamo in grado di convincere gli uomini che anche noi abbiamo mani, piedi e un cuore come il loro; e anche se siamo delicate e tenere, ci sono uomini delicati che possono essere anche forti e uomini volgari e violenti che sono dei codardi. Le donne non hanno ancora capito che dovrebbero comportarsi così, in questo modo riuscirebbero a combattere fino alla morte; e per dimostrare che ciò è vero, sarò la prima ad agire, ergendomi a modello.

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