Russian Doll: un viaggio nella mente e nelle sue ossessioni, tra ruminazione e ricordo

Svincoliamoci dal reale con Russian Doll, serie televisiva Netflix ideata da Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland. Nessun tempo, nessuno spazio sussiste per sempre, poiché ogni stato esiste in modo precario nell’hic et nunc. Russian Doll rappresenta un viaggio nei meandri della mente, nonché nelle sue più profonde ossessioni.

La serie esordisce nel bagno della casa in cui sta tenendosi la festa per il 35esimo compleanno di Nadia Vulvokov, la protagonista. La vita di Nadia non sembra essere destinata a perdurare: cercando il proprio gatto, scappato com’è solito fare, ella attraversa la strada senza curarsi delle automobili in transito e viene investita, morendo sul colpo. Tuttavia, ha inizio qui quel loop infinito su cui si basa l’intera trama: la protagonista si “risveglia” nuovamente nel bagno d’inizio serie e il tutto si ripete, passo dopo passo, così come già visto in precedenza.

Immaginiamoci di rivivere, a quanto sembra infinitamente, la medesima situazione, sempre uguale in ogni dettaglio. Un incubo? Cominciano a tal seguito a sorgerci domande inevitabili: si potrà modificare ciò che si sta vivendo e che si ha già vissuto? Chi comanda e orienta gli eventi, noi o il fato? Soprattutto, esiste una via di uscita? Il celebre fisico Albert Einstein, riportato da Isabella Garanzini in ArtSpecialDay, afferma: “Tutto è determinato […] da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Lo è per l’insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile”.

La ruminazione

Non di rado accade agli uomini di rivivere mentalmente una scena, ripercorrendo ogni dettaglio di un tempo passato – seppur talvolta modificandolo inconsciamente mediante le emozioni. In psicologia, tale meccanismo, ovviamente nei termini di una ossessione patologica, viene definito “ruminazione”. La ruminazione sopraggiunge nel mezzo di una saturazione: metaforicamente parlando, essa assume la forma di una calamita che attrae la mente, facendole rincorrere e ripercorrere continuamente la stessa sequenza di pensieri. Emozioni e sensazioni non sono escluse e non esiste alcuna possibilità di uscire dal loop.

Come ricordato da Sigmund Freud, ritrovarsi immersi in un ricordo senza poterne uscire concerne la base, il fondamento per qualsiasi trauma. Ricordare, ripetere e rielaborare ancora, ancora e ancora non è certo semplice, in quanto la psiche segue, prima di giungere alla mancata accettazione di un evento, un iter ben preciso, spesso mascherando e censurando le cause scatenanti di quel trauma. Come in Russian Doll, è dunque necessario tornare al punto di partenza e “da lì ripartire in un’analisi sincera e non giudicante dei contenuti presenti”. Il pensare consiste in un’azione insita in un frangente temporale ben definito; eppure, una volta catturati dai pensieri, ci si trova momentaneamente distanti dall’hic et nunc. In un certo senso, si perde quell’accezione di fisicità e corporeità tipica della vita reale, così come le relazioni con l’ambiente circostante.

Ricordi e sogni

Qual è la differenza tra ricordi e sogni? I ricordi insorgono in piena coscienza, mentre i sogni in modo inconsapevole, inconscio, nel pieno di un sonno profondo. Nondimeno, i due risultano collegati da leggi ben precise, atte ad impedire a un contenuto psichico di essere metabolizzato senza riserve. Il ricordo e il sogno rappresentano due tra le vie possibili che aprono le porte alle manifestazioni di ciò che è stato rimosso, sia esso un evento traumatico, un rimorso, un passato oscuro. È ciò che di fatto avviene in Russian Doll.

L’ultima puntata della serie, e così il suo epilogo, tenta di mostrare come ci sia sempre qualcuno che sta vivendo, con qualche irrilevante differenza, un’avventura simile alla nostra. Il segreto sembra dunque essere la condivisione, l’empatia: come Nadia e Alan si aiutano e sostengono a vicenda, allo stesso modo un individuo può occuparsi del caos dell’altro, notandone la differenza ma al contempo sentendolo simile al proprio; è in questo senso che la serie si affida alla metafora delle bambole russe, le matrioske, che rivivono infinitamente la copia di se stesse ma, insieme, non si dimostrano mai uguali tra loro.

Simone Massenz

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