Rubare è sbagliato, se a fin di bene? Robin Hood e Leverage.

Se subiamo un furto, siamo inevitabilmente danneggiati, ma se dovessimo compierne uno per poter sopravvivere, sopprimeremmo il nostro istinto di gridare “SBAGLIATO”.

Ladro; cesenatoday.it

Condanniamo molti reati ma non possiamo, a priori, fare lo stesso con ilfurto, poiché può portare del bene, nonostante, nella maggioranza dei casi, non sia così. Ottimi ladri e integerrime persone: i personaggi di Robin Hood e della serie “Leverage“, ci fanno comprendere che queste due prospettive non sono antitetiche.

Interpretazione del furto nella storia

Il furto è l’atto illecito  che viene perpetrato attraverso l’appropriazione indebita di beni mobili (ora anche quelli immobili) di proprietà altrui, sottraendoli, non necessariamente con la forza.

Si tratta, insomma, intuitivamente, di una redistribuzione forzata, da parte di colui che ruba, e non regolamentata, di oggetti. Per questi motivi viene ad essere illegale: non a caso, poco fa, si parlava di “illecito“.
Furto” deriva da “furtum“, dal latino, che a sua volta deriva da “fur“, cioè “ladro“.
Il ladro, come è noto a tutti, è colui che ruba “violando con astuzia, o col ricorso all’inganno, alla frode, e di solito agendo di nascosto (meno spesso con mezzi violenti), il diritto di legittima proprietà”.
Al di là dei dettagli più tecnici e introduttivi della faccenda, non si può minimamente risalire al primo furto vero e proprio. Anche se nella storia del genere Homo, probabilmente, non vi fu per lungo tempo bisogno di rubare, grazie all’estrema cooperatività, quando avvenne il primo furto, nessuno lo annotò, sia per mancanza di una scrittura, sia perché, sulle pareti rocciose, si aveva ben altro da disegnare. Inoltre il furto ha bisogno delle leggi (che lo puniscano) affinché lo si possa chiamare tale. Si intende: se il primo omicidio, avvenuto 430 mila anni fa, è comunque considerabile tale in virtù della sua definizione (si rimanda alla Treccani), il furto è differente perché contiene il concetto di “atto illecito” e, per stabilire cosa sia contro la legge, si deve avere la legge. In sostanza, finché qualcuno non scrisse “Non rubare” (sia o meno in questo modo, familiare a noi, in quanto uno dei comandamenti), la sottrazione di un bene da parte di un uomo ai danni di un secondo, non era furto ma qualcos’altro di non definibile, anche perché la proprietà privata non esisteva poiché gli  antichi dovevano pensare al bene comune e non al proprio orticello, e, banalmente, non si può rubare ciò che è comune a tutti, se non c’è l’idea di “privato“. Inoltre fino a che non si praticarono allevamento e agricoltura, l’uomo era nomade, perciò nessuno possedeva alcunché.
Per parafrasare Rousseau, sul concetto di “proprietà privata“, si può dire che nacque quando qualcuno recintò, per primo, un pezzo di terreno, affermando “È mio”, trovando gente abbastanza stupida da credergli e da lasciargli fare ciò che voleva; al che iniziò l’invidia nei confronti di chi aveva di più, dopo che furono recintate grandi aree, e quello che seguì è facilmente immaginabile.
Il furto, poi, è legato anche all’esercizio commerciale: per scambiare merci, non ci devono essere scompensi tra esse e, quindi, devono essere simili; per decidere cosa è simile, si deve creare la nozione di “valore“, ma dato che deve essere quantificabile, ecco che nasce il denaro e con esso il mestiere di ladro: si ruba, per trarne beneficio, solo se si conosce il valore di ciò che si sottrae, per poter determinare cosa si è guadagnato.
Detto ciò, il resto è intuitivo: tra i comandamenti religiosi, il codice di Hammurabi, le leggi di Solone, di Zarathustra, le leggi delle XII tavole ecc., il furto, da allora, è sempre stato sanzionato e ritenuto, quindi, moralmente deprecabile.
Certo è che se si ruba per avere un beneficio personale maggiore, solo per desiderio di potere, allora è condannabile, ma esistono molte altre ragioni che devono essere valutate, prima di poter etichettare il furto come sbagliato in assoluto.

Mettersi nei panni del ladro e cambiare prospettiva

Che sia sbagliato rubare, in quanto contrario alla legge, è indubbio, ma viene percepito come sbagliato anche moralmente, proprio per il contrasto con il diritto, ma non perché lo sia in generale.
Il furto non è visto di buon occhio, sia che venga compiuto ai danni di terzi sia, soprattutto, ai nostri danni, come si diceva. Il problema, però, affonda le sue radici in una questione di focalizzazione, tanto per usare il linguaggio letterario. Infatti se fossimo noi i ladri, potremmo anche cambiare idea e ritenere giusto il furto: tutto dipende dalle motivazioni che spingono a sottrarre ad altri i loro beni.
Prima di passare a Robin Hood e Leverage, si analizza velocemente, partendo da una citazione di Simone Weil, una situazione non così fuori dall’ordinario.
Quindi l’elenco degli obblighi nei confronti dell’essere umano, deve corrispondere all’elenco di quei bisogni umani che sono vitali, analoghi alla fame. Tra questi bisogni alcuni sono fisici come la fame. È abbastanza facile annoverarli: la protezione contro la violenza, l’abitazione, il vestiario, il caldo, l’igiene, le cure in caso di malattia” (Simone Weil).
Si intravede l’idea di fondo: se una persona comune sta morendo di fame in uno Stato dell’Occidente (sarebbe completamente diverso dover parlare del Terzo mondo), ha varie alternative, tra cui, per esempio, l’elemosina o il rivolgersi a enti benefici che distribuiscono pasti caldi o, ancora, il rovistare nei cassonetti. C’è, però, un dettaglio: molti non scelgono alcuna di queste possibilità per il senso di vergogna e di svilimento come esseri umani, perciò si dedicando al furto, sperando di “farla franca“. Alle cronache, infatti, non mancano casi di anziani “costretti” a rubare per mangiare e nessuno, o quasi, arriva a dire “Il furto è sempre furto”, poiché si entra in empatia con tali persone.
Inoltre questo è il caso, essendo intermediari solo di sé stessi, di Robin Hood: il motto “Rubare ai ricchi per dare ai poveri” si concretizza quando una persona comune, povera, commette tale reato in un supermercato: ruba per dare al povero (egli stesso, per l’appunto).
Andando a Robin Hood, dunque, si può dire che egli sia stata una figura a metà tra la leggenda e il reale, nel senso che la sua figura, nella tradizione britannica, pare sia esistita davvero, benché poi si sia tramandata la sua storia infarcendola di dettagli leggendari, per l’appunto. È noto a noi soprattutto per il libro omonimo di Alexandre Dumas (padre). È un uomo vissuto all’epoca di Riccardo Cuor di Leone e del fratello Giovanni Senza Terra: siamo, perciò, nella transizione tra XII e XIII secolo d.C. Ritenuto un bandito dalla legge e abile arciere, è, però, visto come un eroe dal cuore d’oro e mosso da ideali di giustizia, che sottrae beni a chi ne ha in abbondanza, per darli a chi non possiede alcunché. È un personaggio positivo per il semplice fatto che non tiene per sé ciò che ruba ma, spinto da nobili ideali, lo dona. Viene aiutato dalla sua banda e con loro vive. Il furto, perciò, anche in questo caso, non è visto come sbagliato.

Leverage; Il genio dello streaming.

Nathan Ford&co.: moderni Robin Hood, onesti criminali.

Il titolo “Leverage” della serie TV, significa “Leva” oppure “Leva finanziaria” e, si comprende, non è altro che una metafora: si tratta di riequilibrare i torti fatti da multinazionali di ricchi e potenti a privati cittadini, affinché venga riportata la giustizia.
Il team è formato dal capo Nathan Ford (ex assicuratore), Alec Hardison (abilissimo hacker), Eliott Spencer (esperto in recuperi e “picchiatore“), Parker (ladra acrobata) e Sophie Deveraux (altra ladra).
Come si vede, sono tutti criminali: lo è, impropriamente, anche Ford, dacché si trova ad essere capo di una banda che compie diversi reati (ogni puntata). “Impropriamente” perché non saremmo propensi a definirlo tale, benché, per la legge, lo sia a tutti gli effetti.
Ogni componente della cricca, però, si nota immediatamente, ha un cuore d’oro e non è mosso da fini personali (anche perché hanno già rubato, singolarmente, in passato, abbastanza denaro per potersi permettere di fare i giustizieri non retribuiti) e crede in valori importanti: su tutti l’amore; poi l’onestà, la giustizia, il non far del male se non necessario strettamente alla sopravvivenza ecc.
Sono, dunque, come Robin Hood, dei ladri che sono mossi da ideali nobili e cercano di mettere dietro alle sbarre il cattivo di turno, affinché tutto si riequilibri e la vittima, iniziale, delle multinazionali (o di qualche potente) abbia indietro ciò che era di sua proprietà, con aggiunta di ulteriori beni.
Inizialmente, prima di “prenderci gusto”, il motivo che spinge Ford a fondare questa insolita compagnia fraudolenta, è la ricerca di giustizia (una sorta di vendetta illegale non violenta) nei confronti delle Assicurazioni per cui lavorava: il nuovo capo aveva rifiutato di pagare le cure al figlio di Nathan, che muore.
Dopodiché, quando prende consapevolezza, dopo il primo furto, che non sta rubando per sé, ma per delle giuste cause, continua; e gli altri con lui.
Benché i metodi siano poco ortodossi, ecco un ulteriore caso di mancata condanna di criminali, da parte dei telespettatori, perlopiù cittadini onesti.

Come si diceva, perciò, pur essendo poco inclini a percepire il furto come giusto, siamo anche disposti a concedere delle eccezioni, solamente perché si entra nella prospettiva dei poveri e di coloro che vengono frodati dai potenti: si lascia correre il furto da parte di una banda organizzata (quella di Robin Hood o di Leverage) purché si riporti la giustizia in generale, poiché i soprusi ai danni dei deboli non vengono mai tollerati, in quanto noi stessi, almeno una volta, siamo stati le vittime.

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