Un team di scienziati dell’università svizzera di Basel è riuscita a convertire cellule tumorali in innocuo tessuto adiposo. La scoperta potrebbe essere fondamentale nella future ricerche sul cancro.

La procedura sperimentale fa uso di particolari composti, quali il rosiglitazone (farmaco antidiabetico che si lega al PPAR delle cellule adipose aumentando la loro sensibilità all’insulina) e il trametinib (sostanza utilizzata nelle terapie anticancro, approvata nel 2013 dall’FDA).
Cenni sulla ricerca svizzera
Solitamente le transizioni epitelio-mesenchimali (EMT) o quelle mesenchimo-epiteliali (MET) sono sfruttate dalle cellule tumorali per divenire più “fluide” e per metastatizzare in diverse parti dell’organismo aggravando così il quadro clinico del paziente affetto dal cancro.
Gli scienziati hanno pertanto ingegnerizzato dei topi facendo esprimere loro una grave forma di tumore al seno e, grazie all’uso delle sostanze rosiglitazone e trametinib, sono riusciti a deviare la trasformazione delle cellule cancerose durante la transizione convertendole in adipociti.
Un risultato ancora più sorprendente: le cellule trasformate in adipociti non regredivano più ad un fenotipo tumorale ma restavano confinate alla loro nuova natura artificialmente metaplasica.

Breve identikit di una cellula tumorale
Nel gennaio 2000, i ricercatori Douglas Hanahan e Robert Weinberg scrissero un famoso articolo su Cell intitolato “The Hallmarks of Cancer”. Secondo gli scienziati citati, infatti, era possibile ricondurre il fenotipo canceroso di una cellula a dei tratti comuni, in particolare sei:
- Autosufficienza nei segnali di crescita cellulare; le cellule tumorali possono iniziare a sintetizzare in maniera autocrina (non è l’unico modo) dei propri segnali di crescita, con i quali può innescare processi come la divisione cellulare (vedi punto 4);
- Insensibilità agli stimoli anti-crescita; gli oncosoppressori (come p53), che nel contesto di cellule sane impediscono la crescita e la divisione in casi di danni irreparabili, risultano essere alterati per cui non assurgono più alla loro funzione fisiologica. Le cellule perdono anche l’inibizione da contatto.
- Elusione della morte cellulare programmata; il mascheramento di particolari vie di segnalazione endogene determina l’elusione dell’apoptosi, processo fisiologico con cui le cellule vecchie o danneggiate sono eliminate. Ciò permette quindi la sopravvivenza di cellule potenzialmente danneggiate e dotate di caratteristiche di cui ai punti 1-2;
- Potenziale replicativo illimitato; l’inibizione di particolari oncosoppressori determina il raggiungimento di elevate lunghezze telomeriche che “immortalizzano” le cellule, rendendole capaci di potersi dividere idealmente all’infinito;
- Angiogenesi; le cellule cancerose iniziano a costruirsi una propria rete vascolare in modo tale da garantirsi autonomamente un continuo afflusso di ossigeno e nutrienti per la crescita della massa neoplastica;
- Invasione dei tessuti e metastasi; alcune cellule anomale possono attraversare le pareti dei vasi sanguigni, resistere al torrente cardiocircolatorio e fuoriuscire in altri siti anatomici determinando la comparsa di ulteriori masse tumorali casualmente sparse.
Roberto Parisi