“Room”: una rivisitazione in chiave moderna del mito della caverna platoniano

Quanto può essere difficile rinunciare a tutto ciò in cui si è sempre creduto e dover accettare una verità scomoda?

Jack e Joy in una scena del film (fiuggifilmfestival.com)

Jack, protagonista di “Room”, scopre che tutto ciò che per lui è sempre stato l’unico mondo possibile è fittizio e costituisce solo una piccola parte della realtà. Il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza è doloroso e all’inizio il piccolo cerca di evitarlo. Tale meccanismo è tipico della psiche umana e trovava già eco nel famoso mito della caverna platoniano.

“Room”

(MyMovies.it)

Trailer ufficiale

“Room” è un film del 2015, di genere thriller-dramma, di Lenny Abrahamson con protagonisti Brie Larson e Jacob Tremblay, visto di recente in “Wonder”. Il film è tratto dal romanzo del 2010 “Stanza, letto, armadio, specchio” di Emma Donoghue, liberamente ispirato al terribile caso di cronaca dell’austriaco Fritzl, un uomo che ha tenuto prigioniera sua figlia per 24 anni, generando con lei ulteriori bambini.

“Room” racconta la storia del piccolo Jack, nato e cresciuto all’interno di una stanza,  e di sua madre Joy. La ragazza è stata rapita sette anni prima, quando aveva diciasette anni, da quello che i due hanno soprannominato ‘Old Nick’. Quest’ultimo ha provocato la gravidanza della ragazza e, dunque, la nascita di Jack. Il bambino non ha mai visto il mondo al di fuori dalla stanza e la sua conoscenza si basa solo sui racconti fittizi della madre. Crede sia quella l’unica realtà possibile. Ci sono vari oggetti nella stanza, tra cui  un lucernario, che secondo la spiegazione di Joy affaccia su un fantomatico ‘Cosmo’, e la TV che è descritta come ‘Fiaba’ e come rappresentante cose irreali. Pochi giorni dopo il quinto compleanno del bimbo, Joy gli rivela la verità. All’inizio Jack inveisce contro la madre e dice che è tutta una menzogna, ma progressivamente accetta la dura realtà. La donna ha un piano per tentare la fuga e, dopo un primo tentativo fallito, al secondo Jack riesce a liberarsi, fingendosi morto. Rotola giù dal furgone di ‘Old Nick’, attira l’attenzione di un passante e fa salvare se stesso e la madre. I due si riuniscono con i genitori di Joy. All’inizio il contatto con la realtà è difficile per Jack, che arriva addirittura a sentire la mancanza di ‘Stanza’, ma progressivamente impara a conoscere il mondo e ad apprezzarne ogni sua bellezza.

Il mito della caverna

 

(acam.it)

Il mito della caverna è uno dei miti più noti della “Repubblica” di Platone. In esso il filosofo esplica la sua teoria della conoscenza. La caverna è un luogo angosciante, dove i prigionieri, incatenati fin da fanciulli, scorgono soltanto alcune ombre proiettate sulla parete che sta loro di fronte. Essi ritengono che le ombre siano l’unica e vera realtà esistente e non possono immaginare ciò che accade alle loro spalle (delle statuette, poste davanti a un fuoco, producono le ombre). Si ipotizza poi che uno schiavo venisse liberato dalle catene e trascinato all’esterno della caverna. Dopo aver scoperto che né le ombre, che vedeva quando era incatenato, né gli oggetti, portati lungo il muro e proiettati sul muro, costituiscono la vera realtà, egli sarebbe abbagliato dalla luce del sole e solo poco per volta imparerebbe dapprima a discernere gli oggetti del mondo autentico e alla fine a guardare direttamente il Sole. Piuttosto che rimanere a contemplare in solitudine il Sole e il mondo reale, lo schiavo liberato deciderebbe di tornare nella caverna per comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto e per aiutarli a liberarsi a loro volta della prigionia. I suoi occhi, però, faticherebbero a riadattarsi al buio ed egli sarebbe deriso dagli altri schiavi, che si convincerebbero del fatto che la luce esterna sia nociva per gli occhi e quindi non gli crederebbero. Alla fine, infastiditi dal suo tentativo di liberarli, lo ucciderebbero.

“Room” come rivisitazione in chiave moderna del mito della caverna

Jack, il protagonista di “Room” (wall.alphacoders.com)

Il percorso di Jack è la rivisitazione perfetta del mito della caverna di Platone. Le ‘ombre’ (ossia la sua condizione all’interno di ‘Stanza’) appaiono come la realtà stessa, quest’ultima invece è vista come una proiezione fantastica. Gli oggetti della vita quotidiana acquistano vita propria (“Buongiorno Stanza“, “Buongiorno Sedia“…),  mentre ciò che è veramente vivo, ma fuori dell’esperienza diretta, diventa fantasia. Il lucernaio, unica fonte di luce, rende possibile vedere le ‘ombre’ all’interno della ‘caverna’. L’immagine più bella, quella che costituisce una chiave di svolta, mostra gli occhi spalancati del piccolo Jack che per la prima volta vede il mondo reale, così simile e così diverso, così doloroso, così grande, così magicamente vero. La scoperta del vero lo investe di una nuova luce, dolorosa all’inizio (come per l’uomo uscito dalla caverna), ma che gli permetterà poi di scoprire un mondo molto più grande e ricco di meraviglie.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: